Gli 8 additivi da semaforo rosso più frequenti nei nostri cibi

La lista aggiornata degli 8 additivi classificati come “Da evitare” (bollino rosso) che rileviamo più di frequente nei nostri test sugli alimenti

Sugli additivi presenti in ciò che mangiamo e beviamo oramai l’attenzione è molto alta, soprattutto dopo che ricerche sugli alimenti ultraprocessati hanno messo in luce gli effetti dannosi sulla salute. Eppure l’invadenza di conservanti, emulsionanti, coloranti ecc. non accenna a diminuire.

Ma quali sono gli additivi più sgraditi e più presenti sulle nostre tavole? Il Salvagente ha deciso di consultare i dati pubblicati sul giornale negli ultimi 10 anni per cercare di trarre delle conclusioni. La base sono stati i nostri test su alimenti e bevande e la scelta è stata quella di cercare gli additivi considerati nel nostro database “Il semaforo degli additivi”.

Ecco la lista aggiornata degli 8 additivi classificati come “Da evitare” (bollino rosso) che rileviamo più di frequente nei nostri test.

Segue dopo la grafica

1. Mono e digliceridi degli acidi grassi (E471)

Nel “Semaforo degli additivi” sono classificati come “Da evitare” perché diversi studi sugli animali hanno dimostrato che possono ostacolare la crescita normale, causare una cattiva assimilazione degli acidi grassi essenziali, aumentare il volume di fegato e reni e intaccare l’utero. Nei nostri test li troviamo spessissimo nei gelati, nei biscotti, nei prodotti gluten-free e in molti cibi ultraprocessati.

2. Carragenina (E407)

È giudicata “Da evitare” poiché può causare infiammazioni gastrointestinali ed è stata associata, secondo studi recenti (come quello dell’Università La Sorbonne), a un maggior rischio di sviluppare tumori al seno, alla prostata e ad altri organi. L’abbiamo rintracciata frequentemente in budini, gelati e cibi a base di carne.

3. Caramello solfito ammoniacale (E150d)

Valutato con il bollino rosso (“Da evitare”) per la sospetta presenza di composti cancerogeni legati ai residui della lavorazione con l’ammoniaca, come il 4-MEI (4-metilimidazolo). I nostri test lo hanno evidenziato nelle bibite a base di cola, nei ghiaccioli e nelle glasse o creme di aceto balsamico in commercio.

4. Nitrito di sodio (E250) e Nitrati (E251, E252)

Sono conservanti “Da evitare” perché, pur proteggendo dalla formazione del botulino, nell’ambiente acido dello stomaco o attraverso la cottura possono trasformarsi in nitrosammine, sostanze comprovatamente cancerogene. Li rintracciamo abitualmente nei salumi, nei prosciutti cotti usati per le merende dei bambini, nei sofficini e nelle preparazioni a base di carne.

5. Difosfati (E450) e Polifosfati (E452)

Inseriti tra i “Da evitare” in quanto ostacolano l’assimilazione di minerali preziosi come calcio, magnesio e ferro, causando problemi specialmente nella crescita dei bambini (motivo per cui sono vietati nel baby food da 0 a 3 anni). Nelle nostre prove compaiono regolarmente in frollini, formaggini, formaggi fusi, sofficini e cotolette.

6. BHA (E320) e BHT (E321)

Potenti antiossidanti sintetici valutati come “Da evitare” a causa dei fondati sospetti di cancerogenicità, potenziale induzione dell’obesità e alterazione ormonale. Sono un ospite sgradito ricorrente nei chewing gum, ma spuntano frequentemente anche nei cosmetici e in alcuni integratori.

7. Aspartame (E951), Acesulfame K (E950) e Sucralosio (E955)

Edulcoranti classificati “Da evitare” per comprovati effetti neurotossici, rischi di insorgenza di tumori (evidenziati anche da studi dell’Istituto Ramazzini) e alterazione della flora intestinale, con potenziale rischio di insulino-resistenza. Li troviamo massicciamente nelle bevande “zero zuccheri”, negli yogurt, e nelle caramelle “light” o senza zucchero.

8. Anidride solforosa e Solfiti (E220-E228)

Inseriti nella lista dei “Da evitare” poiché possono provocare gravi reazioni allergiche e respiratorie negli asmatici, ostacolano l’assimilazione della vitamina B1 e mostrano evidenze di effetti nocivi sul sistema nervoso centrale. Nei nostri test li rileviamo frequentemente nel vino, nei gamberi, nella frutta secca e, in modo fraudolento, nelle preparazioni di carni fresche per allungarne la scadenza visiva.