Celiachia, boom di diagnosi ma come escono i prodotti gluten free dalle nostre analisi?

SENSIBILITA AL GLUTINE CELIACHIA GLUTEN FREE

Crescono le diagnosi di celiachia in Italia, ma i prodotti senza glutine restano costosi e spesso nutrizionalmente sbilanciati. Tra sicurezza garantita e criticità su additivi, zuccheri e micotossine, la dieta resta una sfida quotidiana

In Italia la celiachia continua a crescere. Nel 2024 si sono registrate oltre 14mila nuove diagnosi, portando il totale delle persone celiache a sfiorare quota 280mila. Numeri in aumento anche perché, dopo la pandemia, sempre più cittadini sono tornati a sottoporsi ai test. Eppure il fenomeno resta largamente sottostimato: si stima che altre 300mila persone possano essere celiache senza saperlo.

Accanto al tema sanitario, però, si apre un’altra questione cruciale per i consumatori: quella della qualità, della sicurezza e del costo degli alimenti senza glutine, che rappresentano a tutti gli effetti l’unica terapia disponibile.

Etichette affidabili e sicurezza sotto controllo

Le analisi condotte negli anni dal Salvagente sui prodotti “gluten free” – dalla pasta ai biscotti fino ai preparati per la colazione – restituiscono un dato rassicurante: in 11 anni abbiamo analizzato 92 prodotti gluten free trovando che le etichette sono affidabili. Nei campioni analizzati non sono mai emerse irregolarità legate alla presenza di glutine.

Anche sul fronte della sicurezza alimentare i risultati sono positivi. Nei test sulla pasta senza glutine, ad esempio, è stata rilevata l’assenza totale di aflatossina B1, una sostanza cancerogena tra le più pericolose.

Inoltre, il mercato sta lentamente migliorando l’offerta, introducendo prodotti a base di avena, quinoa, grano saraceno e farine di legumi, che garantiscono un apporto maggiore di fibre e antiossidanti.

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Additivi e ingredienti: il lato nascosto

Accanto agli aspetti positivi, emergono però diverse criticità. La prima riguarda l’uso massiccio di additivi. Il glutine, infatti, ha una funzione strutturale negli impasti e la sua assenza viene compensata con addensanti ed emulsionanti.

Nelle etichette di molti prodotti compaiono gomme (come xantano e guar), cellulosa modificata, amidi trattati chimicamente e additivi come i mono- e digliceridi degli acidi grassi (E471). Un mix che, soprattutto in quantità elevate, può causare disturbi gastrointestinali come gonfiore e diarrea.

Un altro falso mito da sfatare è quello che associa il “senza glutine” a un’alimentazione più sana o dimagrante. In realtà, molti di questi prodotti presentano un indice glicemico elevato.

Questo accade perché vengono utilizzate soprattutto farine raffinate di riso e mais o amidi come fecola di patate e maizena, che provocano rapidi picchi glicemici. Il risultato è un’alternanza tra aumento e calo degli zuccheri nel sangue, con possibili effetti su insulino-resistenza e metabolismo.

Non solo: rispetto ai prodotti tradizionali, quelli gluten free contengono spesso meno proteine, fibre, vitamine e sali minerali.

Per migliorare gusto e consistenza, le ricette vengono frequentemente arricchite con grassi e zuccheri. Nei test sono emersi ingredienti come olio di palma e olio di cocco – ricchi di grassi saturi – e sciroppi di glucosio-fruttosio, associati al rischio di fegato grasso.

Un capitolo a parte riguarda le micotossine. Nei prodotti a base di mais e riso, come la pasta senza glutine, sono state rilevate sostanze come fumonisine e deossinivalenolo (Don).

Sebbene i livelli riscontrati rientrino nei limiti di legge per gli adulti, in alcuni casi superano le soglie previste per gli alimenti destinati ai più piccoli (0-3 anni), rendendo questi prodotti poco adatti ai bambini.

Prezzi ancora troppo alti

Infine, il nodo dei costi. I prodotti senza glutine continuano ad avere prezzi molto più elevati rispetto ai corrispettivi tradizionali.

La pasta può arrivare a costare in media oltre 5 euro al chilo contro circa 2 euro di quella normale. Ancora più marcata la differenza per i biscotti, che possono raggiungere i 16-20 euro al chilo, contro i 3-7 euro dei prodotti convenzionali.

Un divario che pesa sulle famiglie, nonostante il contributo del Servizio sanitario nazionale, e che torna al centro delle richieste delle associazioni dei pazienti.

Una terapia che passa dal carrello

Per chi soffre di celiachia non esistono farmaci: la cura è esclusivamente alimentare. Proprio per questo, qualità nutrizionale, sicurezza e accessibilità economica dei prodotti senza glutine diventano questioni centrali.

Se da un lato i controlli confermano l’assenza di frodi, dall’altro resta aperta la sfida di migliorare il profilo nutrizionale degli alimenti e di renderli più accessibili, senza scaricare sui consumatori il peso di una dieta obbligata.