Talco cancerogeno, così J&J ha nascosto i risultati del test sull’amianto

Johnson & Johnson STOP TALCO

Johnson & Johnson nel anni 70 ha alterato i risultati delle prove che segnalavano livelli allarmanti di amianto nel talco, prima di fornirli all’autorità di controllo sanitaria Fda. Lo ha dichiarato l’ex commissario della stessa autorità durante una class action in corso a Los Angeles

Nei primi anni 70 Johnson & Johnson sapeva che il suo talco conteneva un’elevata concentrazione di amianto considerato cancerogeno ma fornì all’autorità di controllo Fda, la Food and drugs administration, dei dati sulla contaminazione molto più bassi per giustificare la sicurezza del prodotto.

È quanto ha dichiarato David A. Kessler, commissario della Fda dal 1990 al 1997, in qualità di primo testimone in un processo pilota in corso a Los Angeles sulle accuse secondo cui i prodotti a base di talco di Johnson & Johnson avrebbero causato la morte per cancro di tre donne, Mary Owens, Bonnie Tienken e Geneva Williams, le tre donne decedute al centro del processo, che hanno tutte utilizzato per decenni i prodotti a base di talco della J&J per l’igiene intima. L’intera cronaca del processo in corso in California lo si può seguire sul portale statunitense di class action law360.com.

Lo studio “nascosto”

Dopo che uno scienziato incaricato dalla Fda, Seymour Lewin, aveva scoperto l’amianto nel talco di J&J all’inizio degli anni 70, l’azienda incaricò la sua storica società di consulenza per i test, McCrone & Associates, di analizzare gli stessi campioni, che risultarono positivi alla presenza di fibre tossiche di tremolite (minerale di amianto, noto anche come “amianto grigio-verde-giallo”), come ha affermato Kessler in aula.

Il rapporto sui risultati dei test, indirizzato a uno scienziato della J&J e mostrato alla giuria, conteneva una nota manoscritta sulla prima pagina con la scritta “Non utilizzare questo rapporto: sostituito da un’altra versione”. La seconda versione, che riduceva sostanzialmente la quantità di tremolite riscontrata, è stata consegnata alla Fda dalla J&J, ha affermato Kessler, per ottenere il via libera e continuare la commercializzazione. 

La seconda versione definiva i campioni “sostanzialmente privi” di amianto, pur riconoscendo il ritrovamento di “poche” fibre di tremolite, ha aggiunto Kessler. Il rapporto originale aveva rilevato la presenza di tremolite fino allo 0,5% del campione, una quantità che, a suo dire, può sembrare “piccola”, ma che in realtà rappresenta milioni di particelle di amianto.

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Il legame talco e canco

Il legame tra talco contaminato da amianto e cancro ovarico oltre che mesomelioma è riconosciuto da tanti studi condotti negli anni.

La dottoressa Judith Wolf, oncologa ginecologica, ascoltata al processo, ha spiegato alla giuria che il talco è un fattore di rischio per lo sviluppo del cancro ovarico e ha discusso diversi studi che giungono alla stessa conclusione. Tra questi studi, ha citato uno del 2024 pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, uno del National Toxicology Program che ha concluso che l’inalazione di talco può causare il cancro ai polmoni nei topi e uno studio dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) che afferma che esistono prove a sostegno della cancerogenicità del talco negli animali.

Risarcimenti milionari pagati da J&J

J&J in questi anni ha dovuto affrontare tante cause risarcitorie e i verdetti definitivi sono stati di condanna per il colosso del talco.

Il processo in corso a Los Angeles è il secondo caso pilota sul cancro ovarico, tra le centinaia di cause consolidate presso la Corte Superiore di Los Angeles, ad essere sottoposto a una giuria da quando J&J, lo scorso anno, ha abbandonato il tentativo di utilizzare il Chapter 11 della legge fallimentare statunitense per risolvere le migliaia di cause relative al talco che sta affrontando a livello nazionale.

Nel primo processo pilota, una giuria di Los Angeles ha condannato J&J a pagare 40 milioni di dollari, ritenendo che i suoi prodotti a base di talco fossero un fattore determinante nel causare il cancro ovarico in due donne, pur rifiutandosi di concedere danni punitivi. I casi di Los Angeles sono tra le decine di migliaia di cause pendenti a livello nazionale. Le accuse secondo cui il talco può causare mesotelioma e cancro ovarico perseguitano J&J da anni, portando l’azienda a scorporare la sua divisione talco in un’entità separata e a chiedere la protezione dalla bancarotta con la cosiddetta “manovra in due fasi” del Texas, una richiesta che il tribunale fallimentare ha respinto per tre volte.

Le centinaia di cause coordinate a Los Angeles hanno portato ad almeno un processo nel 2017; in quel caso, una giuria di Los Angeles emise un verdetto di 417 milioni di dollari, ritenendo la Johnson & Johnson responsabile del cancro ovarico di una donna, ma il giudice ribaltò la sentenza. Nell’ottobre 2025, una giuria di Los Angeles condannò la J&J a 966 milioni di dollari, ritenendola responsabile della morte per mesotelioma di un’anziana di 88 anni, sebbene un giudice di Los Angeles ridusse il risarcimento a 16 milioni di dollari, affermando che i legali della successione non erano riusciti a dimostrare sufficientemente la condotta dolosa del colosso farmaceutico.

Un po’ di storia….

La Johnson & Johnson iniziò a commercializzare la polvere a base di talco minerale nel 1894 negli Stati Uniti. Gli ingredienti furono riformulati nel 2020 negli Stati Uniti e nel 2023 per i mercati internazionali, con la polvere di amido di mais al posto del talco come ingrediente principale.