Frutta e verdura più povere di vitamine e minerali: cosa succede ai nostri alimenti

FRUTTA E VERDURA

L’analisi pubblicata dall’Accademia dei Georgofili: negli ultimi decenni molte colture hanno perso parte del loro contenuto di vitamine, minerali e altri composti benefici. Tra varietà selezionate per la resa, terreni impoveriti e cambiamenti climatici, il rischio è una dieta più povera di micronutrienti. E cresce il ricorso agli integratori

Ci affidiamo sempre più spesso a una compressa per recuperare ciò che manca nel piatto. Multivitaminici, sali minerali, proteine, aminoacidi: il mercato degli integratori continua a crescere e in Italia vale ormai circa 6 miliardi di euro, con una spesa media che sfiora i 300 euro l’anno per consumatore.

Ma se il ricorso agli integratori aumenta, la domanda è inevitabile: stiamo davvero mangiando alimenti meno nutrienti di un tempo?

A rilanciare il tema è Giovanni Ballarini, professore emerito dell’Università di Parma, in un intervento pubblicato dall’Accademia dei Georgofili, storica accademia dell’agricoltura italiana, che richiama l’attenzione su un fenomeno discusso dalla comunità scientifica: il possibile progressivo calo della densità nutrizionale di alcuni alimenti vegetali.

Il mondo produce abbastanza cibo, ma non sempre quello giusto

Secondo le stime della FAO, oggi la produzione alimentare mondiale sarebbe teoricamente sufficiente a nutrire circa 10 miliardi di persone, garantendo oltre 3.000 chilocalorie al giorno per individuo. Il problema, però, non è soltanto quantitativo.

La disponibilità globale di calorie convive infatti con una distribuzione squilibrata degli alimenti e con una dieta sempre più ricca di cereali raffinati e zuccheri, ma povera di frutta, verdura e altri cibi ricchi di micronutrienti.

sponsor

È quello che gli esperti definiscono “fame nascosta”: un organismo riceve abbastanza energia, ma non abbastanza vitamine, minerali e altri composti indispensabili per il corretto funzionamento del metabolismo.

Secondo le stime internazionali, oltre due miliardi di persone soffrono di carenze di micronutrienti come ferro, iodio, zinco, vitamina A e folati, con conseguenze che vanno dall’anemia alle alterazioni dello sviluppo infantile fino all’aumento del rischio di diverse patologie.

Frutta e verdura sono davvero meno ricche?

È uno degli aspetti più controversi.

Diversi studi pubblicati negli ultimi decenni hanno evidenziato che alcune varietà moderne di frutta e ortaggi presentano concentrazioni inferiori di alcuni minerali rispetto a quelle coltivate decenni fa.

Le spiegazioni sono diverse.

La prima riguarda la cosiddetta “diluizione nutrizionale”: le varietà selezionate per produrre di più, crescere più velocemente e avere frutti più grandi distribuiscono gli stessi micronutrienti in una maggiore quantità di biomassa.

A questo si aggiungono altri fattori:

  • la selezione varietale orientata soprattutto a resa, conservabilità e aspetto estetico;
  • pratiche agricole che non sempre reintegrano adeguatamente tutti i minerali del suolo;
  • l’impoverimento della fertilità biologica dei terreni;
  • gli effetti ancora oggetto di studio dell’aumento della CO₂ atmosferica, che potrebbe modificare la composizione nutrizionale di alcune colture.

Le differenze, però, non sono uniformi per tutte le specie né per tutti i nutrienti, e molti ricercatori invitano a evitare conclusioni troppo generalizzate.

“Particolare importanza ha un’agricoltura nella quale prevale la coltivazione di varietà con alto rendimento agronomico, adatte a trasformazioni industriali e di gradevole aspetto e gusto per il consumatore non considerando il loro contenuto nutrizionale. Altrettanto importante è lo scarsamente regolato utilizzo di concimi, non calcolati anche per il loro contenuto in minerali”

Il cibo resta la fonte migliore di nutrienti

Anche se alcune colture possono aver perso parte della loro densità nutrizionale, gli esperti concordano su un punto: la soluzione non è sostituire il cibo con gli integratori.

Frutta, verdura, legumi, cereali integrali e alimenti poco trasformati apportano infatti migliaia di sostanze bioattive che lavorano insieme e che una capsula non è in grado di riprodurre.

Polifenoli, fibre, carotenoidi, vitamine e minerali interagiscono tra loro in modo complesso, con effetti che la ricerca continua ancora oggi a studiare.

Quando gli integratori servono davvero

Gli integratori sono strumenti utili quando esiste una reale necessità clinica.

Le principali linee guida internazionali indicano situazioni ben definite nelle quali l’integrazione è raccomandata:

  • acido folico prima del concepimento e nelle prime settimane di gravidanza;
  • vitamina D in soggetti carenti o appartenenti a categorie a rischio;
  • ferro esclusivamente dopo accertamento di una carenza;
  • vitamina B12 nelle persone che seguono un’alimentazione vegana;
  • creatina e alcuni integratori specifici in ambito sportivo, quando prescritti o consigliati da professionisti qualificati.

Al di fuori di queste condizioni, le prove di efficacia diventano molto meno solide.

Numerose revisioni sistematiche hanno infatti concluso che l’assunzione routinaria di multivitaminici nella popolazione sana produce benefici limitati o assenti sulla prevenzione delle principali malattie croniche.

La vera sfida è migliorare la qualità della dieta

Il boom degli integratori racconta anche un cambiamento culturale.

Sempre più spesso la compressa viene percepita come un’assicurazione sulla salute o come un rimedio rapido a stili di vita poco equilibrati.

Ma nessun integratore può compensare una dieta povera di vegetali, il consumo abituale di alimenti ultra-processati o la sedentarietà.

La vera prevenzione continua a passare da un’alimentazione varia, ricca di frutta, verdura, legumi e cereali integrali, scegliendo quando possibile prodotti stagionali e diversificando le varietà consumate.

L’integratore, quando serve davvero, resta uno strumento prezioso. Ma dovrebbe essere l’eccezione, non la regola.