
Uno studio dell’Università di Stoccolma denuncia gravi irregolarità nella valutazione del fungicida ancora autorizzato nell’Unione europea. PAN Europe chiede il ritiro immediato del prodotto e un’indagine sull’intero sistema di approvazione dei pesticidi.
Un fungicida ancora utilizzato nei campi europei potrebbe compromettere lo sviluppo del cervello dei bambini esposti durante la gravidanza. E, secondo un nuovo studio dell’Università di Stoccolma, le prove di questo rischio sarebbero rimaste nascoste alle autorità europee per oltre dieci anni.
Al centro della vicenda c’è il fluazinam, principio attivo impiegato contro numerose malattie fungine in diverse colture. Secondo la ricerca, pubblicata dai ricercatori svedesi e rilanciata dalla rete ambientalista PAN Europe (Pesticide Action Network Europe), uno studio di neurotossicità sullo sviluppo condotto tra il 2003 e il 2004 avrebbe già evidenziato danni significativi allo sviluppo cerebrale della prole di animali esposti al pesticida durante la gestazione.
Quello studio, commissionato dalla società ISK Biosciences Europe al laboratorio Huntingdon Life Sciences, non sarebbe però stato trasmesso alle autorità europee durante il rinnovo dell’autorizzazione del fluazinam nel 2009. Di conseguenza, il fungicida è rimasto sul mercato ed è tuttora approvato nell’Unione europea.
I dati che avrebbero nascosto il rischio
Quando i ricercatori hanno potuto riesaminare il dossier, sostengono di aver individuato numerose anomalie. In particolare, denunciano l’utilizzo di analisi statistiche inappropriate e una presentazione dei risultati tale da attenuare o mascherare gli effetti osservati sullo sviluppo del cervello.
Gli autori dello studio affermano inoltre di aver segnalato la documentazione alle autorità competenti. Queste avrebbero richiesto il rapporto all’industria e lo avrebbero esaminato, senza tuttavia effettuare analisi indipendenti più approfondite. Sarebbe stata inoltre accettata una soglia di sicurezza che considera tollerabili effetti neurologici fino al 10% della popolazione, un criterio giudicato non sufficientemente protettivo dagli scienziati.
Per PAN Europe non si tratta soltanto di un errore procedurale, ma di una violazione dello spirito della normativa europea sui pesticidi, che impone un elevato livello di tutela della salute umana.
Un sistema sotto accusa
Il caso riapre il dibattito sull’affidabilità dell’attuale sistema di autorizzazione dei pesticidi, che si basa in larga parte su studi commissionati e finanziati dalle stesse aziende produttrici.
Secondo PAN Europe, non è neppure un episodio isolato. L’organizzazione ricorda un precedente caso di presunta manipolazione dei dati scientifici denunciato già nel 2018, senza che ciò abbia portato a sanzioni o a una revisione sostanziale delle procedure di controllo.
“Se uno studio sulla neurotossicità dello sviluppo può restare nascosto per anni e risultati così rilevanti possono essere ignorati, quanti altri casi simili potrebbero essere sfuggiti ai controlli?”, si chiedono gli autori.
La richiesta: ritiro immediato del fluazinam
Alla luce dei risultati, PAN Europe chiede il ritiro immediato dei prodotti contenenti fluazinam, l’avvio di indagini sulle responsabilità del produttore e del laboratorio che ha eseguito i test, oltre a una revisione completa degli studi regolatori relativi ai pesticidi realizzati da Huntingdon Life Sciences.
“Quando esistono prove credibili di rischi per lo sviluppo neurologico dei bambini, la salute pubblica deve avere la priorità sugli interessi commerciali”, ha dichiarato Angeliki Lysimachou, responsabile scientifica e delle politiche dell’organizzazione.
Per Martin Dermine, direttore esecutivo di PAN Europe, la normativa europea è chiara: “Quando vengono occultate informazioni rilevanti su un pesticida, gli Stati membri sono tenuti a sospenderne le autorizzazioni nazionali. Ci aspettiamo che si assumano questa responsabilità”.
Il fluazinam è usato anche in Italia
La vicenda riguarda da vicino anche il nostro Paese. Il fluazinam è infatti autorizzato in Italia da quasi trent’anni ed è impiegato soprattutto contro la peronospora della patata e della vite, ma anche contro la botrite della vite, la ticchiolatura del melo e la maculatura bruna delle pomacee. Secondo le banche dati del Ministero della Salute e le ricognizioni del settore, nel 2026 risultano autorizzati 20 formulati commerciali, anche se solo una parte è effettivamente distribuita sul mercato. L’approvazione europea della sostanza è stata prorogata in attesa della conclusione della procedura di rinnovo
Anche la questione PFAS
Il fluazinam è inoltre classificato tra i pesticidi PFAS, la famiglia delle cosiddette “sostanze chimiche eterne”. Durante la degradazione può infatti generare acido trifluoroacetico (TFA), un contaminante ormai ampiamente rilevato nelle acque potabili, nelle falde e in numerosi alimenti di origine vegetale.
Proprio il TFA è destinato a essere classificato dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) come tossico per la riproduzione di categoria 1B, un elemento che potrebbe avere conseguenze anche sul futuro regolatorio dei pesticidi appartenenti alla famiglia dei PFAS.
Cosa succede ora
Le accuse contenute nello studio non comportano automaticamente il ritiro del fluazinam, ma potrebbero spingere la Commissione europea e gli Stati membri ad aprire una nuova valutazione del principio attivo.
La vicenda arriva inoltre in un momento delicato, mentre Bruxelles discute una revisione delle norme sulla sicurezza alimentare che, secondo le associazioni ambientaliste, rischierebbe di alleggerire ulteriormente i controlli preventivi sui pesticidi. Per i ricercatori svedesi, il caso del fluazinam dimostra invece la necessità di rafforzare le verifiche indipendenti, aumentare la trasparenza e dotare le autorità di maggiori risorse per esaminare criticamente gli studi presentati dalle aziende.









