Il biologico? La gallina dalle uova d’oro per i supermercati francesi

Guadagnano poco dal convenzionale e così recuperano aumentando i margini del bio. I supermercati francesi, già finiti nei riflettori della Commissione di inchiesta del Senato francese, ora al centro della denuncia dei consumatori. “Margini esagerati per recuperare i prezzi stracciati il junk food”

Pomodori, mele, porri e pesche biologiche venduti con margini molto più elevati rispetto ai prodotti convenzionali. È la denuncia lanciata dall’associazione francese dei consumatori Que Choisir Ensemble, che accusa la grande distribuzione di applicare sovramargini sistematici sul biologico per compensare i prezzi stracciati praticati sugli alimenti ultra-processati utilizzati come prodotti civetta.

L’associazione ha pubblicato uno studio basato sui dati ufficiali del Réseau des Nouvelles des Marchés (RNM), organismo del ministero dell’Agricoltura francese, analizzando l’andamento dei prezzi di 24 prodotti ortofrutticoli nel corso del 2025.

Il risultato è netto: i margini applicati dai supermercati su frutta e verdura biologica risultano mediamente superiori dell’81% rispetto a quelli praticati sugli stessi prodotti convenzionali.

Il caso del pomodoro e della mela

Secondo l’indagine, il prezzo all’origine del pomodoro biologico è superiore del 44% rispetto a quello convenzionale, ma il margine della distribuzione cresce del 113%. In altre parole, quasi tre quarti del maggior prezzo pagato dal consumatore sarebbero imputabili alla distribuzione e non ai maggiori costi di produzione.

Ancora più significativo il caso delle mele. Qui il margine lordo della distribuzione raggiunge 2,51 euro al chilogrammo, circa il doppio rispetto alle mele convenzionali, arrivando a rappresentare il 61% del prezzo finale pagato dal consumatore. All’agricoltore biologico resterebbe invece il 37%.

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L’associazione sottolinea inoltre l’assenza di una logica riconducibile alla deperibilità dei prodotti. I porri, relativamente facili da conservare, presentano un sovramargine del 185%, mentre le fragole, molto più delicate, si fermano al 96%. Anche tra prodotti simili emergono differenze difficili da spiegare: l’aglio registra un sovramargine del 72%, mentre per le cipolle si osserva addirittura un margine inferiore rispetto al convenzionale.

Il legame con l’inchiesta del Senato

La pubblicazione dello studio arriva a pochi giorni dalla conclusione della commissione d’inchiesta del Senato francese sui margini dell’industria e della grande distribuzione.

Dopo sei mesi di lavori e 189 audizioni, i senatori hanno denunciato un forte squilibrio nella distribuzione del valore lungo la filiera agroalimentare e hanno puntato il dito contro il sistema della cosiddetta “compensazione dei margini“. Secondo questa strategia commerciale, le catene distributive riducono al minimo i margini sui prodotti più visibili e confrontabili dai consumatori, recuperando poi redditività su altri reparti, in particolare ortofrutta e biologico.

È proprio questa conclusione che Que Choisir Ensemble richiama per sostenere la propria tesi: i prodotti più salutari finirebbero per finanziare la guerra dei prezzi combattuta sugli alimenti industriali e ultra-processati.

Il bio paga due volte

L’analisi prova anche a quantificare l’impatto sui bilanci familiari.

Per una famiglia francese media composta da 2,3 persone, il consumo annuo di frutta e verdura convenzionale costerebbe circa 460 euro. Passando al biologico la spesa salirebbe a 732 euro, con un sovraccosto di 272 euro.

Di questi 272 euro aggiuntivi, secondo Que Choisir Ensemble, soltanto 103 euro finirebbero agli agricoltori biologici, mentre 155 euro verrebbero assorbiti dalla distribuzione sotto forma di margini aggiuntivi.

Una situazione che, secondo l’associazione, contribuisce a frenare ulteriormente i consumi bio proprio tra le fasce economicamente più fragili. Le famiglie a basso reddito acquistano infatti prodotti biologici in misura circa due volte inferiori rispetto alla media nazionale.

“Pubblicate i margini della GDO”

Alla luce dei risultati dell’indagine, Que Choisir Ensemble chiede ai supermercati di modificare la propria politica di prezzo favorendo gli alimenti più salutari.

L’associazione sollecita inoltre l’Osservatorio francese dei prezzi e dei margini alimentari ad avviare un monitoraggio specifico dei prodotti biologici e a pubblicare, insegna per insegna, i margini netti realizzati dalla grande distribuzione.

Una richiesta che trova sponda nelle raccomandazioni della commissione senatoriale, la quale ha chiesto maggiore trasparenza sulla formazione dei prezzi e sui margini applicati ai prodotti freschi, in particolare frutta, verdura e biologico.