Perché i frutti di bosco surgelati sono così spesso contaminati dal virus dell’epatite A?

FRUTTI DI BOSCO EPATITE A

L’ennesimo richiamo, questa volta in Germania, riporta l’attenzione sui frutti di bosco surgelati: perché sono così spesso contaminati dall’epatite A, quali sono i rischi e come proteggersi efficacemente a tavola

Nuovo richiamo alimentare in Germania per un prodotto a base di frutti di bosco surgelati contaminato dal virus dell’epatite A. La catena di supermercati Rewe ha disposto il ritiro della miscela di frutti di bosco surgelati a marchio “ja!” dopo che i controlli hanno individuato la presenza del virus in un lotto del prodotto.

Il richiamo riguarda la confezione da 750 grammi con:

  • Termine minimo di conservazione: 15 marzo 2028;
  • Lotto: L-26085;
  • GTIN: 4337256908795.

Il prodotto è stato distribuito in diversi Länder tedeschi, tra cui Baviera, Berlino, Assia, Baden-Württemberg e Renania Settentrionale-Vestfalia. L’azienda invita a non consumare il prodotto e a restituirlo in negozio per ottenere il rimborso, anche senza scontrino.

I sintomi dell’infezione

L’epatite A può manifestarsi tra i 15 e i 50 giorni dopo il contagio, in media dopo circa quattro settimane. I primi sintomi comprendono nausea, vomito, dolori addominali, malessere generale e febbre. Nei casi più evidenti possono comparire ittero (ingiallimento della pelle e degli occhi), urine scure, feci chiare e intenso prurito.

Le forme più severe riguardano soprattutto anziani e persone con patologie epatiche preesistenti. Chi ha consumato il prodotto richiamato e sviluppa questi sintomi dovrebbe rivolgersi tempestivamente al proprio medico. La vaccinazione post-esposizione, se effettuata entro 14 giorni dal consumo, può ancora prevenire la malattia nelle persone non immunizzate.

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Perché l’epatite A colpisce così spesso i frutti di bosco surgelati

Non si tratta di un episodio isolato. Da oltre dieci anni i frutti di bosco surgelati sono tra gli alimenti più frequentemente coinvolti nelle allerte per la presenza di virus dell’epatite A e, in misura minore, di norovirus.

Anche in Italia il fenomeno è ben documentato. I dati del Seieva, il Sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, mostrano che il 23,7% dei casi di epatite A trasmessi dagli alimenti è associato al consumo di frutti di bosco surgelati. Una quota inferiore solo a quella legata ai molluschi bivalvi consumati crudi o poco cotti, responsabili del 41,4% dei casi.

La spiegazione è legata alle caratteristiche della filiera produttiva. I frutti di bosco vengono raccolti, selezionati e lavorati in diversi Paesi prima di essere miscelati e confezionati. In questo percorso basta una contaminazione dell’acqua utilizzata nelle fasi di lavorazione o una scarsa igiene da parte degli operatori perché il virus finisca sul prodotto.

Secondo il Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR), l’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio, uno dei punti critici è rappresentato proprio dall’utilizzo di acqua contaminata durante il processo di congelamento e lavorazione delle bacche. Il congelamento, infatti, non inattiva il virus, che può rimanere vitale per mesi nel prodotto surgelato.

Come difendersi

Le autorità sanitarie ribadiscono da anni alcune semplici regole che permettono di ridurre drasticamente il rischio di infezione:

  • Non consumare mai i frutti di bosco surgelati crudi, anche se destinati a frullati, dessert o decorazioni.
  • Cuocerli sempre accuratamente, portandoli a ebollizione prima del consumo: è il metodo più efficace per inattivare il virus.
  • Per preparazioni fredde, come cheesecake, gelati o macedonie, è preferibile utilizzare frutti di bosco freschi e ben lavati.
  • Prestare particolare attenzione in gravidanza, nei bambini, negli anziani e nelle persone immunodepresse, categorie per le quali è ancora più importante consumare esclusivamente frutti di bosco surgelati dopo una completa cottura.

Le allerte continuano a dimostrare che i controlli funzionano e consentono di intercettare molti lotti contaminati prima che provochino focolai. Tuttavia, poiché il rischio non può essere completamente eliminato lungo una filiera globale e complessa, la cottura resta la misura di prevenzione più efficace a disposizione dei consumatori.