Origano, basilico, timo… Il rischio salmonella nelle spezie

SPEZIE

130 campioni di spezie essiccate analizzati dal laboratorio pubblico tedesco CVUA Karlsruhe: due sono risultati contaminati da Salmonella, pari all’1,5%. Il rischio è raro, ma il batterio può sopravvivere a lungo negli alimenti secchi

Una spolverata di origano sulla pizza, il basilico nell’insalata, il rosmarino sulle patate, il timo per insaporire una salsa. Le erbe aromatiche essiccate sembrano alimenti innocui, ma possono rappresentare, seppure raramente, un veicolo per batteri patogeni come la Salmonella. A confermarlo è una nuova indagine condotta dal CVUA Karlsruhe, il laboratorio ufficiale tedesco per il controllo degli alimenti, che ha analizzato 130 campioni di erbe e spezie a foglia essiccate.

Il risultato è nel complesso rassicurante: 128 campioni sono risultati negativi. Ma in due casi è stata individuata la Salmonella, pari all’1,5% dei campioni esaminati. Uno dei prodotti contaminati era costituito da foglie amare africane essiccate (Vernonia amygdalina), l’altro era basilico.

Un dato che merita attenzione soprattutto perché le erbe aromatiche vengono spesso utilizzate senza essere sottoposte a un vero trattamento termico.

130 campioni sotto esame

L’indagine è stata condotta tra marzo 2025 e maggio 2026. Il gruppo più rappresentato era quello dell’origano, con 34 campioni (26%), seguito dal basilico, con 25 campioni (19%).

Sono stati analizzati anche:

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  • alloro;
  • prezzemolo;
  • maggiorana;
  • timo;
  • rosmarino;
  • menta;
  • altre erbe, tra cui erba cipollina, aneto, camomilla e santoreggia.

La grande maggioranza dei prodotti non presentava contaminazioni da Salmonella. Ma i due risultati positivi dimostrano, secondo il laboratorio tedesco, perché questi prodotti debbano continuare a essere sottoposti a controlli mirati in funzione del rischio.

La Salmonella può sopravvivere nell’alimento secco

Il fatto che un prodotto sia essiccato non significa infatti che sia necessariamente sterile.

La riduzione dell’acqua impedisce o rallenta fortemente la moltiplicazione di molti microrganismi. Ma non elimina automaticamente i batteri patogeni. La Salmonella, in particolare, può sopravvivere per periodi prolungati negli alimenti secchi e mantenere la propria capacità infettiva.

Il problema si presenta soprattutto quando l’erba contaminata viene utilizzata su un alimento che non verrà successivamente cotto o riscaldato a sufficienza.

È il caso, per esempio, del basilico aggiunto a una “caprese”, delle erbe utilizzate per condire un formaggio fresco, di una salsa fredda o di un piatto già pronto.

In queste situazioni non c’è un passaggio successivo di cottura in grado di ridurre la carica batterica.

Il laboratorio non indica nell’indagine il produttore delle spezie risultate positive, né il Paese di origine. Di conseguenza, non siamo in grado di capire se potessero essere stati venduti anche in Italia.

Ma rappresenta comunque un elemento da non sottovalutare: le erbe aromatiche essiccate sono prodotti che possono essere consumati senza cottura e che, proprio per questo, possono costituire un veicolo di contaminazione se la materia prima è contaminata.

Due diversi sierotipi

Le due contaminazioni individuate appartenevano a due differenti sierotipi di Salmonella, cioè varianti dello stesso batterio: Mapo e Senftenberg.

Non tutti i sierotipi sono ugualmente diffusi. In Germania, quelli associati più frequentemente alle infezioni nell’uomo sono Salmonella Enteritidis e Salmonella Typhimurium. Salmonella Mapo, invece, viene rilevata solo raramente.

Questo non significa però che un sierotipo raro sia innocuo, dato che anche quelli trovati provocare salmonellosi nell’uomo.

L’identificazione del sierotipo è importante soprattutto per le autorità sanitarie perché consente di mettere in relazione eventuali casi di malattia con una possibile fonte di contaminazione, contribuendo a ricostruire la catena dell’infezione.

Cosa succede se ingeriamo Salmonella

La salmonellosi è un’infezione alimentare che può provocare diarrea, dolori addominali, febbre, vomito, malessere e mal di testa.

I sintomi compaiono generalmente tra 6 e 72 ore dopo il consumo dell’alimento contaminato, più frequentemente tra le 12 e le 36 ore.

Nella maggior parte delle persone sane l’infezione si risolve senza conseguenze gravi. Ma il rischio è maggiore per alcune categorie vulnerabili, tra cui bambini piccoli, anziani e persone con un sistema immunitario indebolito. In questi soggetti la salmonellosi può avere un decorso più severo e, in alcuni casi, diventare potenzialmente pericolosa per la vita.