
Il focolaio ha coinvolto 15 Stati, provocando almeno 278 ricoveri e due decessi. Nel mirino la lattuga iceberg prodotta in Messico da Taylor Farms, uno dei maggiori gruppi ortofrutticoli Usa e importante fornitore della grande distribuzione e della ristorazione
Oltre 6mila persone contagiate, centinaia di ricoveri e due morti. Negli Stati Uniti continua ad allargarsi il focolaio di Cyclospora collegato alla lattuga iceberg Taylor Farms, prodotta in Messico e distribuita a supermercati, ristoranti e grandi operatori della ristorazione.
Secondo l’ultimo bilancio dei Centers for Disease Control and Prevention, il Cdc statunitense, i casi confermati sono 6.358 in 15 Stati. Almeno 278 persone sono state ricoverate, mentre due decessi sono stati segnalati in Michigan. I sintomi sono comparsi tra la fine di giugno e la fine di luglio.
Il numero dei malati è più che triplicato rispetto ai 1.947 casi comunicati pochi giorni prima. L’aumento non indica necessariamente migliaia di nuovi contagi avvenuti in una settimana: dipende soprattutto dal tempo necessario per effettuare i test, intervistare i pazienti e stabilire quali infezioni appartengano allo stesso focolaio. Secondo il Cdc, possono trascorrere anche sei settimane prima che un caso venga inserito nei conteggi federali.
Chi è Taylor Farms
Taylor Farms è uno dei maggiori gruppi ortofrutticoli degli Stati Uniti. Fondata e con sede a Salinas, in California, produce insalate pronte, verdure fresche tagliate, kit per insalate e altri prodotti destinati sia alla grande distribuzione sia alla ristorazione.
Per il consumatore italiano il nome può essere poco conosciuto, ma negli Stati Uniti l’azienda è un importante fornitore di supermercati, catene di fast food, ristoranti, mense e distributori all’ingrosso. I suoi prodotti possono essere venduti direttamente con il marchio Taylor Farms oppure confezionati per conto di altre aziende e delle catene commerciali.
La lattuga al centro dell’indagine proveniva da Taylor Farms de Mexico, società del gruppo che coltiva e lavora prodotti ortofrutticoli nello Stato messicano di Guanajuato. Da qui la lattuga iceberg contaminata veniva esportata negli Stati Uniti e immessa in numerosi canali commerciali.
Tra i clienti raggiunti dalla lattuga figurano i discount Walmart, attraverso alcuni prodotti a marchio Marketside, la catena di fast food Taco Bell, alcuni ristoranti Jack in the Box e Sysco, il maggiore distributore statunitense di prodotti alimentari per la ristorazione.
Il collegamento con Taco Bell
Le prime segnalazioni rilevanti sono arrivate dal Michigan, dove all’inizio di luglio le autorità sanitarie avevano rilevato un aumento anomalo delle infezioni da Cyclospora. In pochi giorni i casi erano passati da alcune centinaia a diverse migliaia.
Durante le interviste, molti pazienti hanno riferito di avere mangiato insalate o lattuga prima di ammalarsi. Un gruppo consistente aveva consumato pasti nei ristoranti Taco Bell.
L’analisi dei singoli ingredienti ha mostrato che circa il 90% dei clienti intervistati aveva mangiato lattuga iceberg. La Food and Drug Administration, la Fda, ha quindi ricostruito la catena di fornitura dei locali frequentati dai malati, arrivando a Taylor Farms de Mexico.
Il collegamento non è stato stabilito attraverso un campione di lattuga confermato positivo, ma sulla base delle informazioni raccolte dai pazienti e della tracciabilità commerciale della lattuga. Per Cdc e Fda, la combinazione di questi elementi indica che la lattuga Taylor Farms è stata il veicolo del focolaio.
Il richiamo arrivato il 17 luglio
Taylor Farms ha annunciato il richiamo della lattuga iceberg il 17 luglio, sospendendo la produzione e l’approvvigionamento di lattuga proveniente dal Messico centrale.
Il provvedimento ha coinvolto numerosi formati destinati alla ristorazione e alla distribuzione professionale, oltre ad alcune confezioni vendute nei supermercati Walmart con il marchio Marketside. La lattuga era stata distribuita in almeno 27 Stati americani.
Il richiamo è arrivato settimane dopo l’inizio delle prime infezioni, quando migliaia di persone si erano già ammalate. Non si trattava però soltanto di prodotti ormai consumati: una parte delle confezioni era ancora nei frigoriferi dei clienti, nei magazzini o nei punti vendita e riportava date di consumo fino ai primi giorni di agosto.
Taco Bell ha dichiarato di avere smesso di utilizzare la lattuga coinvolta prima dell’annuncio ufficiale del richiamo. Sysco ha successivamente comunicato di avere interrotto gli acquisti di lattuga iceberg da Taylor Farms e dal Messico.
Le accuse di Consumer Reports
Consumer Reports, l’organizzazione statunitense indipendente dei diritti dei consumatori, ha criticato la gestione del richiamo, giudicando insufficienti e poco comprensibili le informazioni diffuse da Taylor Farms.
Nell’avviso aziendale, infatti, diversi clienti erano indicati soltanto con sigle interne. Walmart compariva attraverso l’abbreviazione “MKTSD”, utilizzata per il marchio Marketside; Sysco era indicata con “SY” e Jack in the Box con “JB”.
Per il normale consumatore era quindi difficile capire quali supermercati, ristoranti e distributori avessero ricevuto la lattuga. È stata Consumer Reports a contattare direttamente le società coinvolte per ricostruire una parte della distribuzione.
L’associazione ha denunciato anche la lentezza del sistema di sorveglianza sanitaria statunitense. Il riconoscimento di un focolaio richiede infatti che i pazienti si rivolgano a un medico, vengano sottoposti a un esame specifico, ricevano una diagnosi e siano poi intervistati dalle autorità sanitarie. In molti casi il processo dura settimane.
Il falso positivo della Fda
A rendere più confusa la vicenda è stato anche un test di laboratorio della Fda annunciato e ritirato il giorno successivo.
Il 18 luglio l’agenzia aveva comunicato che un campione di lattuga Taylor Farms, prelevato durante i controlli alla frontiera, era risultato positivo alla Cyclospora. Dopo una revisione tecnica, il risultato è stato però classificato come falso positivo.
Al momento, quindi, non esiste un campione alimentare confermato positivo. Taylor Farms ha sottolineato questo aspetto, dichiarando di avere analizzato circa 2mila campioni senza trovare tracce del parassita.
Le autorità federali non hanno tuttavia modificato le proprie conclusioni: secondo Cdc e Fda, le interviste ai pazienti e la ricostruzione della filiera forniscono un quadro sufficientemente solido per collegare il focolaio alla lattuga dell’azienda.
Che cos’è la Cyclospora
La Cyclospora cayetanensis è un parassita microscopico unicellulare che può contaminare acqua, frutta, verdura ed erbe aromatiche. L’infezione, chiamata ciclosporiasi, avviene quando una persona ingerisce alimenti o acqua contaminati da materiale fecale umano.
A differenza di batteri come Salmonella ed Escherichia coli, che possono essere trasmessi anche attraverso le feci degli animali, la Cyclospora è legata principalmente alla contaminazione di origine umana.
I sintomi della Cyclospora possono comparire da pochi giorni fino a circa due settimane dopo il consumo dell’alimento contaminato. Il disturbo più caratteristico è una diarrea acquosa, spesso intensa e prolungata. Possono presentarsi anche crampi addominali, nausea, perdita di appetito, dimagrimento, gonfiore, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa e febbre lieve.
Se non trattata, l’infezione può durare diverse settimane e alternare momenti di miglioramento a nuove ricadute. La diagnosi della ciclosporiasi richiede un test specifico delle feci, perché il parassita non viene sempre ricercato negli esami di routine. La terapia normalmente utilizzata è a base di antibiotici specifici.
Il lavaggio di frutta e verdura sotto acqua corrente può ridurre parte della contaminazione, ma non garantisce la completa eliminazione della Cyclospora. Per questo un prodotto sottoposto a richiamo non deve essere consumato neppure dopo essere stato lavato.
In passato, negli Stati Uniti, alcuni focolai di ciclosporiasi sono stati associati a lattuga, basilico, coriandolo, lamponi, piselli mangiatutto e miscele di insalate.
I numeri del Michigan
Il Michigan ha registrato complessivamente più di 12mila segnalazioni di ciclosporiasi. Questo dato, però, non coincide con il focolaio Taylor Farms.
Il conteggio statale comprende anche casi probabili, infezioni ancora in corso di valutazione e persone che potrebbero essere state contagiate da altri prodotti. Le stesse autorità del Michigan hanno precisato di non avere individuato un’unica fonte per tutti i casi registrati.
Anche a livello nazionale sono in corso indagini su più focolai. La lattuga Taylor Farms rappresenta quindi il principale cluster individuato, ma non spiega necessariamente tutte le infezioni da Cyclospora segnalate negli Stati Uniti durante l’estate.
Resta inoltre da chiarire in quale punto della filiera sia avvenuta la contaminazione: nei campi, attraverso l’acqua utilizzata per l’irrigazione o il lavaggio, durante la lavorazione oppure nello stabilimento.










