
Il test della rivista tedesca ÖKO-TEST su 52 alimenti e bevande in lattina trova ancora bisfenoli in 42 campioni. Tra i prodotti che lo contengono anche Sprite, Dole Tropical Gold e Fairtrade Original, Del Monte e Bonduelle.
Il bisfenolo A (Bpa) non è ancora scomparso dalle lattine. Anzi: il nuovo maxi-test di ÖKO-TEST, pubblicato nel numero di settembre 2026, mostra che il problema resta ampiamente diffuso. La rivista tedesca ha fatto analizzare in laboratorio 52 prodotti in lattina, tra lenticchie, ravioli, piselli e carote, filetti di aringa, ananas in scatola e bevande analcoliche. Il risultato è netto: in 42 casi la contaminazione da bisfenoli è stata giudicata “elevata” o “molto elevata”.
E tra i campioni nei quali ÖKO-TEST ha cercato e trovato il Bpa ci sono anche prodotti che il consumatore italiano può incontrare sugli scaffali. È il caso di Sprite, la bibita del gruppo Coca-Cola, e dell’ananas Dole Tropical Gold, così come Dole e Fairtrade oltre che di due prodotti Bonduelle, le lenticchie stufate e le lattine di piselli e carote.
È importante precisare che non sono gli unici prodotti risultati contaminati: rappresentano i campioni più noti nel mercato italiano.
Il problema non è solo il Bpa
Il test arriva proprio mentre l’Europa sta mettendo al bando l’impiego intenzionale del Bpa e di altri bisfenoli nei materiali destinati al contatto con gli alimenti.
Il regolamento Ue 2024/3190 è entrato in vigore nel gennaio 2025. Per le lattine destinate alle bevande, il primo passaggio importante è arrivato il 21 luglio 2026: da quella data non possono più essere immesse sul mercato nuove lattine per determinati utilizzi alimentari con un rivestimento interno realizzato intenzionalmente con Bpa. Restano però periodi transitori che consentono di utilizzare le confezioni già prodotte. Per le lattine destinate a frutta, verdura e prodotti della pesca, il termine principale arriverà invece al 21 gennaio 2028.
Ed è proprio questo il paradosso evidenziato dal test: il divieto è già partito, ma nei supermercati possono ancora circolare confezioni prodotte secondo le vecchie regole.
42 prodotti su 52 contaminati
Secondo ÖKO-TEST, in 42 dei 52 prodotti analizzati la presenza di bisfenoli è stata classificata come “alta“ o “molto alta“. In alcuni campioni il Bpa è risultato oltre 100 volte superiore al TDI dell’EFSA, la dose giornaliera tollerabile.
Non si tratta però di un limite di legge superato, se non altro perché molte delle aziende potrebbero aver utilizzato lattine prodotte prima del bando di fatto del bisfenolo e il regolamento europeo non stabilisce un limite massimo di Bpa nell’alimento: vieta l’utilizzo intenzionale della sostanza nei materiali a contatto con gli alimenti.
Il “trasferimento” dalla vernice esterna
Molti produttori hanno già sostituito i rivestimenti interni contenenti Bpa con vernici Bpa-Ni, cioè realizzate senza l’impiego intenzionale del bisfenolo A. Ma questo non significa necessariamente che l’intera lattina ne sia priva, spiegano i colleghi tedeschi nella loro inchiesta.
Secondo le verifiche effettuate dalla rivista, alcuni contenitori hanno ancora rivestimenti esterni realizzati con vecchie resine epossidiche. Durante la produzione, quando le lattine vengono impilate, la superficie esterna può entrare in contatto con quella interna di un’altra lattina. Può così verificarsi il cosiddetto Abklatsch, una sorta di “effetto impronta”, attraverso il quale il Bpa può trasferirsi alla superficie interna.
È un aspetto importante anche perché, secondo ÖKO-TEST, i rivestimenti esterni privi di Bpa diventeranno obbligatori soltanto con le prossime scadenze previste dal regolamento. (oekotest.de)
Perché il Bpa preoccupa
Il bisfenolo A è un interferente endocrino, cioè una sostanza capace di interagire con il sistema ormonale. Nel 2016 è stato classificato come sostanza tossica per la riproduzione, categoria 1B. Negli studi sugli animali sono stati osservati effetti sul tessuto mammario, sul ciclo mestruale, sullo sviluppo cerebrale e sull’ingresso nella pubertà.
L’Efsa nel 2023 ha ridotto di un fattore 20.000 il precedente valore della dose giornaliera tollerabile per il Bpa, di fatto un bando della molecola. Alla base della revisione c’erano, tra l’altro, indicazioni di possibili effetti sul sistema immunitario anche a dosi molto basse.
Il test tedesco, poi, non si è fermato al Bpa. In più della metà degli alimenti analizzati, ÖKO-TEST ha trovato livelli elevati o fortemente elevati di Bps o Bpf, due sostanze utilizzate come alternative al Bpa. Per questi bisfenoli non esiste ancora un TDI specifico dell’Efsa, ma il BfR tedesco (l’Istituto federale per la valutazione dei rischi) ritiene che possano avere meccanismi d’azione simili a quelli del Bpa.









