Respinte le richieste di risarcimento per 250mila euro a Garofalo e la domanda di rimozione degli articoli sugli insetti nella pasta. Per il giudice gli articoli rispettavano i requisiti della cronaca: verità dei fatti, interesse pubblico e continenza
Il Tribunale di Roma ha dato ragione a Editoriale Novanta Srl, editrice de Il Salvagente, nella causa promossa dal Pastificio Lucio Garofalo Spa per presunta diffamazione in relazione ad alcuni articoli dedicati alle segnalazioni di consumatori che avevano trovato insetti all’interno di confezioni di pasta.
Con la sentenza n. 9528/2026, pubblicata il 17 giugno 2026, la giudice Lilla De Nuccio ha rigettato integralmente sia la domanda risarcitoria sia quella cautelare avanzate dall’azienda campana, condannandola inoltre al pagamento delle spese di lite in favore di Editoriale Novanta Srl, quantificate in 7.052 euro oltre Iva, Cassa avvocati e spese generali.
La richiesta di Garofalo
Il Pastificio Lucio Garofalo aveva citato in giudizio l’editore del nostro giornale sostenendo che una serie di articoli pubblicati tra il 2018 e il 2023, sia sul sito ilsalvagente.it sia sui canali social della testata, avessero carattere diffamatorio perché riportavano segnalazioni di consumatori relative alla presenza di insetti nella pasta. Secondo l’azienda, una volta chiarito che il fenomeno era riconducibile alla fase di conservazione del prodotto e non alla produzione, ulteriori pubblicazioni sul tema avrebbero leso reputazione e immagine del marchio.
Per questo Garofalo chiedeva un risarcimento di 100mila euro per danni non patrimoniali e di 150mila euro per danni patrimoniali, oltre alla rimozione degli articoli e dei post contestati e al divieto di future pubblicazioni considerate denigratorie.
Gli articoli finiti sotto accusa
Nel corso del giudizio, lo studio legale Malavenda che rappresenta il Salvagente ha ricostruito la sequenza delle pubblicazioni contestate.
Il primo articolo, del 29 maggio 2018, dal titolo “Quegli insetti nel pacchetto di pasta Garofalo”, riportava la segnalazione di un lettore e il parere di un esperto, senza escludere che la presenza degli insetti potesse essere riconducibile a una fase successiva alla produzione. Il giorno seguente fu pubblicato un secondo articolo che dava conto della posizione dell’azienda, sintetizzata nel titolo “Garofalo: gli insetti nella pasta sono legati alla cattiva conservazione”.
Nel 2019, a seguito di una nuova segnalazione, Il Salvagente pubblicò un ulteriore articolo riportando ancora una volta la versione dell’azienda. Lo stesso avvenne nel 2023 con il servizio “Insetto in un pacco di pasta Garofalo, da dove vengono?”, nel quale si ricordavano i casi precedenti e si precisava che «tre casi in cinque anni non sono una costante». Infine, nel dicembre 2023, un approfondimento spiegava perché possano comparire insetti nella pasta e riportava il parere di un esperto che attribuiva il fenomeno a una contaminazione successiva alla produzione, in linea con quanto sostenuto da Garofalo.
Le motivazioni del Tribunale
La sentenza ripercorre anzitutto i principi consolidati in materia di danno alla reputazione e di libertà di stampa, ricordando che il diritto di cronaca e di critica trova tutela nell’articolo 21 della Costituzione ma deve essere esercitato rispettando alcuni requisiti fondamentali: verità dei fatti, interesse pubblico della notizia e continenza espressiva.
Applicando questi criteri al caso concreto, il Tribunale ha escluso qualsiasi profilo diffamatorio.
Secondo la giudice De Nuccio, il requisito della verità risultava rispettato perché la presenza degli insetti nelle confezioni segnalate era reale e documentata. Inoltre, gli articoli non attribuivano con certezza la responsabilità del fenomeno alla fase produttiva né sostenevano che la contaminazione fosse avvenuta nello stabilimento del pastificio.
Anzi, il giudice evidenzia come in tutti gli articoli sia stato dato spazio ai chiarimenti forniti dall’azienda e come il servizio del 24 ottobre 2023 precisasse espressamente che tre casi in cinque anni non rappresentavano una costante. Nell’articolo pubblicato nel dicembre 2023 veniva inoltre riportata la correttezza della tesi sostenuta da Garofalo, secondo cui la contaminazione della pasta avviene nella fase di stoccaggio e conservazione.
Il Tribunale ha poi riconosciuto la sussistenza dell’interesse pubblico alla divulgazione della notizia, sottolineando che gli articoli erano nati da segnalazioni dei lettori e si inserivano nell’attività giornalistica di tutela dei consumatori svolta dalla testata.
Anche il requisito della continenza è stato ritenuto pienamente rispettato: negli articoli non erano presenti espressioni offensive o denigratorie nei confronti dell’azienda e, al contrario, veniva chiarito che il problema non dipendeva da errori nel processo produttivo del pastificio.
Da qui la conclusione del Tribunale: «non sussiste la diffamazione né per gli articoli né per i post pubblicati sui social media».
Rigettata anche l’accusa di abuso del processo
Editoriale Novanta aveva chiesto anche la condanna di Garofalo per abuso del processo. Su questo punto, tuttavia, il Tribunale ha ritenuto che non vi fossero elementi sufficienti per configurare un utilizzo scorretto dello strumento giudiziario e ha respinto anche tale domanda.
Resta però fermo il principio affermato dalla sentenza: gli articoli contestati rientravano pienamente nell’esercizio del diritto di cronaca e di informazione, avendo riportato fatti veri, di interesse pubblico e raccontati con modalità corrette e non offensive. Per questo motivo tutte le richieste avanzate dal Pastificio Lucio Garofalo sono state respinte e l’azienda è stata condannata a rifondere le spese processuali sostenute dall’editore de Il Salvagente.








