
Via libera finale dal Parlamento Ue al futuro quadro normativo sugli Ngt, i nuovi Ogm. La maggior parte non dovrà essere indicata in etichetta e gli stati non potranno vietarne la coltivazione. Crocevia: “Per le multinazionali mani libere nelle cause contro i contadini contaminati”
Via libera finale dal Parlamento Ue al futuro quadro normativo sugli Ngt, i nuovi Ogm. L’Aula di Strasburgo ha bocciato tutti gli emendamenti presentati dai gruppi S&D, Verdi e Sinistra per riaprire il testo dell’intesa. Sarà in vigore, nello specifico, una distinzione tra piante di categoria 1, quelle considerate “equivalenti alle piante convenzionali”, da esentare dalle attuali norme sugli Ogm, che non saranno etichettate ma i cui semi avranno obbligo di etichettatura; e le piante di categoria 2 con modifiche genomiche più complesse, da etichettare e a cui applicare le norme sugli Ogm. Le norme si applicheranno sia alle piante originarie dell’Europa sia a quelle importate e il regolamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale e si applicherà dopo due anni.
Un passo indietro di venticinque anni: le critiche di Crocevia
Secondo il centro internazionale Crocevia, che si occupa di sovranità alimentare, il voto è un “passo indietro di venticinque anni che cancella valutazione dei rischi, tracciabilità ed etichettatura degli organismi geneticamente modificati realizzati con nuove tecniche genomiche. L’approvazione del Parlamento Europeo pone potenzialmente una pietra tombale sul principio di precauzione e, sdoganando colture brevettate, mette le basi per l’accentramento del mercato sementiero nelle mani delle multinazionali agrochimiche“.
Il regolamento “produrrà una completa deregolamentazione dei nuovi Ogm: dispone infatti l’abolizione della valutazione dei rischi, della tracciabilità e dei metodi di identificazione e rilevamento, delle norme in materia di responsabilità e delle misure di protezione contro la contaminazione, nonché dell’etichettatura dei prodotti per i consumatori. Oltretutto, i paesi membri dell’Ue non potranno avvalersi dell’opt out, cioè della facoltà di vietare la coltivazione sul proprio territorio, oggi applicata in larga maggioranza nell’Unione”.
Il nodo dei brevetti: piccoli agricoltori a rischio
Il problema che si aggiunge, secondo le Ong che hanno contestato il testo, è che gli Ngt rimangono degli Ogm solo per la legge sulla proprietà intellettuale. Sono infatti tutte coperti da brevetti di proprietà di poche grandi multinazionali del settore sementiero come Corteva, Bayer-Monsanto, Syngenta e Basf. “Senza obbligo di rendere pubblici i metodi di rilevamento, gli agricoltori e le piccole e medie imprese sementiere rimarranno indifesi in caso di contaminazione“, spiega Crocevia, secondo cui questi brevetti consentiranno alle multinazionali di privatizzare anche le sementi tradizionali. “Le imprese potranno perseguire abusivamente gli agricoltori e i piccoli produttori di sementi per violazione di brevetto, nel caso le loro varietà contengano tratti genetici brevettati”.
L’onere della prova ricadrà su chi subisce le contaminazioni. “Per le piccole imprese sementiere, ossatura del breeding europeo, significherà dover fare costosissime, lunghe e impraticabili ricerche nei database dei brevetti per capire se stanno utilizzando sementi che contengono un tratto genetico privatizzato da qualche impresa” continua Crocevia. Il rischio di finire fuori mercato o vittima di acquisizione da parte delle grandi imprese transnazionali, per i piccoli produttori, è oggi più alto.
La battaglia non è finita: appello agli stati membri e agli enti locali
“Riteniamo inaccettabile, irresponsabile e vergognoso il voto che la maggioranza dei deputati europei ha espresso per liberalizzare gli Ogm venticinque anni dopo le importanti norme di cautela adottate nell’Unione Europea”, dichiara Francesco Panié, campaigner del Centro Internazionale Crocevia. “Questo voto va contro i diritti degli agricoltori, dei selezionatori e dei cittadini di produrre e consumare prodotti privi di Ogm e metterà gravemente a rischio le filiere biologiche e non Ogm“.
“La battaglia in ogni caso non è finita — continua Panié —. Facciamo appello a tutti gli stati membri che si sono dimostrati contrari, affinché contestino le basi legali di questo obbrobrio normativo. Inoltre, a livello nazionale è ancora possibile emendare le leggi sui brevetti, limitandone la portata ai soli Ogm prodotti con Ngt ed evitando che vengano estesi alle sementi, alle piante e ai prodotti che contengono gli stessi tratti genetici ottenibili naturalmente”.
“Facciamo appello a tutti gli enti locali, Comuni e Regioni, affinché votino la delibera che dichiara il proprio territorio libero da nuovi Ogm. Già 17 Comuni hanno fatto questo passo, ce ne aspettiamo molti altri”, conclude Panié.
Via Campesina: la battaglia non si ferma
Per il coordinamento europeo Via Campesina, “La battaglia degli agricoltori e delle organizzazioni agroalimentari, apistiche, ambientaliste e di tutela dei consumatori non si esaurisce però qui. Il nuovo regolamento presenta fragilità sia sul piano giuridico sia su quello scientifico. La sua incompatibilità con alcune disposizioni dei Trattati europei e con gli obblighi internazionali dell’Unione europea in materia di regolamentazione degli Ogm (Protocollo di Cartagena) costituisce un punto debole che consentirà di contestare questa inaccettabile deregolamentazione”.
Esulta la Cia: le nuove tecniche genomiche strumento fondamentale
Esulta invece Cia-Agricoltori italiani: “Dopo anni di attesa, l’agricoltura europea compie un passo avanti verso l’innovazione”, secondo cui viene aperta “la strada all’utilizzo di strumenti fondamentali per rendere le produzioni agricole più resilienti, sostenibili e competitive”. “Si tratta di una decisione che guarda al futuro dell’agricoltura -ha detto il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. Le nuove tecniche genomiche rappresentano uno strumento fondamentale per rafforzare la capacità delle imprese agricole di affrontare le sfide dei cambiamenti climatici e delle fitopatie, che già oggi determinano variazioni delle rese comprese tra il 20% e il 49%. Grazie all’innovazione varietale sarà possibile sviluppare piante resistenti, meno idroesigenti e più capaci di adattarsi, coniugando produttività e sostenibilità”.









