
Da oggi, lunedì 20 luglio termina il periodo transitorio europeo sul bisfenolo A nei materiali alimentari. Il divieto entra nella fase operativa, ma prodotti già immessi sul mercato potranno ancora essere venduti temporaneamente
Il 20 luglio è una data simbolica per il bisfenolo A (BPA), una delle sostanze più controverse impiegate negli imballaggi alimentari. Da mesi si parla del suo “addio” in Europa, ma il rischio è che molti consumatori si aspettino di trovare da un giorno all’altro scaffali completamente privi di lattine e contenitori realizzati con questo interferente endocrino. La realtà, come spesso accade quando entra in vigore una normativa europea, è più complessa.
La vera novità è che si conclude il periodo transitorio di 18 mesi previsto dal Regolamento (UE) 2024/3190, entrato in vigore il 20 gennaio 2025. Da oggi non sarà più possibile immettere per la prima volta sul mercato europeo gran parte dei materiali e degli oggetti destinati al contatto con gli alimenti fabbricati utilizzando BPA e non conformi alle nuove regole.
Un divieto molto più ampio del passato
Come avevamo raccontato quando il regolamento fu pubblicato, la decisione della Commissione europea rappresenta una svolta storica. Per anni il BPA era stato progressivamente limitato, soprattutto nei prodotti destinati ai bambini, ma ora il divieto riguarda praticamente tutti i materiali destinati a entrare in contatto con gli alimenti.
Non solo plastiche, dunque, ma anche vernici e rivestimenti – quelli utilizzati, ad esempio, all’interno delle lattine – oltre ad adesivi, gomme, siliconi, inchiostri da stampa e resine a scambio ionico. La misura si estende anche ad altri bisfenoli classificati come pericolosi per analoghe proprietà tossicologiche.
La scelta europea arriva dopo il parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che nel 2023 aveva ridotto di circa 20mila volte la dose giornaliera tollerabile di BPA, concludendo che l’esposizione alimentare della popolazione europea era superiore ai livelli ritenuti sicuri.
Perché non spariranno tutte le lattine con BPA
È però importante chiarire un aspetto. Il regolamento non impone il ritiro immediato dei prodotti già presenti sul mercato.
Gli imballaggi e gli oggetti immessi legalmente sul mercato entro la scadenza del periodo transitorio possono infatti continuare a essere commercializzati fino a esaurimento delle scorte. In altre parole, se una lattina o un altro contenitore è stato immesso sul mercato entro il termine previsto, potrà ancora arrivare sugli scaffali e nelle dispense dei consumatori.
Questo significa che nelle prossime settimane sarà ancora possibile portare in tavola alimenti confezionati in contenitori prodotti con le vecchie regole, senza che ciò rappresenti una violazione della normativa.
Restano anche alcune deroghe
Il quadro è reso ancora più articolato dalle deroghe previste dal regolamento.
Per alcune applicazioni considerate particolarmente difficili da sostituire – come determinati imballaggi per ortofrutta, prodotti della pesca o alcuni rivestimenti applicati esclusivamente sulla superficie esterna metallica – il periodo transitorio è stato esteso fino al gennaio 2028. Anche alcune attrezzature professionali per l’industria alimentare dispongono di tempi più lunghi per adeguarsi.
Una svolta destinata a cambiare il mercato
Al di là degli aspetti tecnici, la data di oggi, 20 luglio, segna comunque un passaggio importante.
Da quel momento i produttori che vogliono immettere nuovi imballaggi alimentari sul mercato europeo dovranno utilizzare soluzioni alternative al BPA. Per molte aziende il cambiamento era già iniziato da tempo, anche per rispondere alle richieste della grande distribuzione e dei consumatori, ma ora diventa un obbligo normativo.
Il risultato non sarà una scomparsa immediata del bisfenolo A dagli scaffali, bensì un progressivo ricambio degli imballaggi che accompagnerà i prossimi mesi. Una transizione meno spettacolare di quanto alcuni si aspettino, ma destinata a ridurre in modo significativo una delle principali fonti di esposizione alimentare a una sostanza che la comunità scientifica considera ormai da anni un interferente endocrino da eliminare ogni volta che esistano alternative sicure.









