Letali per le api e pericolosi per l’uomo: i danni dei pesticidi neonicotinoidi

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Per anni accusati soprattutto di sterminare le api, i neonicotinoidi mostrano ora possibili rischi diretti anche per l’uomo: neurotossicità, danni riproduttivi e alterazioni endocrine. Il caso dell’acetamiprid, ancora autorizzato in Europa

Per anni il dibattito sui neonicotinoidi si è concentrato quasi esclusivamente sulle api. E non a torto: questi pesticidi sistemici sono stati indicati da numerosi studi come una delle principali cause del declino degli impollinatori, al punto che l’Unione europea ha progressivamente vietato o limitato molte di queste sostanze. Oggi però il quadro sta cambiando. E non in meglio, purtroppo.

Come sottolinea un’inchiesta di US Right to Know, firmata da Stacy Malkan, sempre più ricerche scientifiche suggeriscono che i neonicotinoidi non rappresentino soltanto un problema ambientale o agricolo, ma possano avere effetti diretti anche sulla salute umana.

Una revisione pubblicata nel 2025 parla apertamente di “crescenti evidenze” di tossicità neurologica, riproduttiva ed endocrina associate all’esposizione a questi insetticidi. Studi epidemiologici e sperimentali collegano i neonicotinoidi a disturbi dello sviluppo neurologico, alterazioni ormonali, danni alla fertilità, aumento del rischio di parto prematuro e perfino ad alcune forme tumorali.

Cosa sono i neonicotinoidi

I neonicotinoidi sono insetticidi chimicamente simili alla nicotina. Agiscono sul sistema nervoso degli insetti legandosi ai recettori nicotinici dell’acetilcolina, provocando paralisi e morte. Il problema è che gli stessi recettori esistono anche nei mammiferi, esseri umani compresi.

Sono pesticidi “sistemici”: una volta assorbiti dalla pianta, si distribuiscono in foglie, radici, nettare e polline. Questo li rende particolarmente efficaci contro gli insetti fitofagi, ma anche molto persistenti nell’ambiente. Possono contaminare suolo, acque superficiali e polvere domestica.

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L’esposizione umana è ormai considerata diffusa. Diversi studi hanno rilevato metaboliti dei neonicotinoidi nelle urine, nel sangue del cordone ombelicale, nella placenta e nel latte materno.

Dalle api all’uomo

La prima grande allerta europea sui neonicotinoidi è arrivata proprio dalle api. Nel 2013 l’Efsa concluse che clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam rappresentavano un rischio elevato per api domestiche e impollinatori selvatici. Da lì partirono le prime restrizioni europee, poi trasformate nel 2018 in un divieto quasi totale per gli usi all’aperto.

Ma mentre l’attenzione pubblica si concentrava sul collasso delle colonie e sulla biodiversità, la ricerca tossicologica iniziava a segnalare anche possibili effetti sull’uomo.

Uno studio pubblicato nel 2025 su bambini in età prescolare in Cina ha trovato associazioni tra esposizione ai neonicotinoidi e problemi neurocomportamentali. Altri lavori parlano di alterazioni dello sviluppo cerebrale, deficit di memoria, neuroinfiammazione e modifiche del comportamento.

Le preoccupazioni maggiori riguardano l’esposizione prenatale e infantile. Alcune ricerche hanno collegato livelli elevati di neonicotinoidi durante la gravidanza a ridotta circonferenza cranica nei neonati, parto prematuro e difetti congeniti. Altri studi indicano possibili effetti endocrini, con alterazioni del testosterone e dell’attività estrogenica.

Fertilità maschile e femminile sotto osservazione

Uno dei filoni di ricerca più recenti riguarda la tossicità riproduttiva.

Una revisione del 2025 sui roditori maschi conclude che i neonicotinoidi compromettono in modo consistente la funzione testicolare, la produzione di spermatozoi e la qualità dello sperma. Esperimenti con imidacloprid e acetamiprid mostrano stress ossidativo, danni al Dna seminale e alterazioni ormonali.

Anche la salute riproduttiva femminile è sotto osservazione. Studi su modelli animali indicano che l’imidacloprid può alterare il numero di follicoli ovarici e modificare la produzione ormonale. Secondo alcuni ricercatori, i neonicotinoidi potrebbero agire come interferenti endocrini.

Alcuni lavori sperimentali ipotizzano inoltre un possibile ruolo nella progressione del tumore al seno attraverso l’attivazione di meccanismi estrogenici. Altri studi hanno trovato correlazioni con il tumore al fegato e con alterazioni del microbiota intestinale associate al diabete di tipo 1.

L’acetamiprid resiste in Europa

Nonostante i divieti, i neonicotinoidi non sono scomparsi dal mercato europeo.

Secondo la Commissione europea, i principali neonicotinoidi storicamente autorizzati nei prodotti fitosanitari erano cinque: clothianidin, imidacloprid, thiamethoxam, acetamiprid e thiacloprid.

Oggi però la situazione è cambiata e l’acetamiprid è l’unico neonicotinoide ancora autorizzato come pesticida agricolo nell’Unione europea, con rinnovo valido fino al 2033 mentre dai biocidi dovrebbe scomparire non prima del 2027. Pur essendo considerato meno tossico per le api rispetto ai neonicotinoidi vietati, diverse organizzazioni ambientaliste e alcuni ricercatori chiedono oggi una revisione della sua autorizzazione alla luce delle nuove evidenze sulla neurotossicità e sugli effetti sullo sviluppo neurologico.

Negli anni passati alcuni Stati membri avevano concesso deroghe d’emergenza soprattutto per la coltivazione della barbabietola da zucchero, ma una sentenza della Corte di giustizia Ue del gennaio 2023 ha fortemente limitato questa possibilità.