
Una volta fatta la spesa dove sistemarla in auto per evitare gli effetti del caldo estivo? E quanto possono resistere senza rischi i diversi alimenti. I risultati di uno studio del Salvagente
Il termometro interno delle nostre vetture non lascia spazio a dubbi: durante i giorni di caldo le auto si trasformano in veri e propri forni, rendendole l’ambiente meno adatto per conservare il cibo. Ma quali sono i reali effetti sulla salubrità degli alimenti quando siamo costretti a lasciarli nel portabagagli più del dovuto? Per dare una risposta, i laboratori del Gruppo Maurizi avevano condotto per il Salvagente un esperimento per misurare la crescita batterica nei cibi col passare dei minuti, che può essere utile in questi giorni.
L’esperimento a 37°C
Per simulare le condizioni di un’automobile al sole, i ricercatori hanno inserito diversi alimenti in un frigo-termostato impostato a 37°C. I campioni – scelti tra i più comuni come carne, pesce, surgelati, latticini e verdure pronte, con l’esclusione dei prodotti da forno per la loro elevata stabilità – sono stati analizzati in quattro momenti precisi: subito dopo l’acquisto, dopo 30 minuti, dopo 1 ora e dopo 2 ore. Sono stati ricercati diversi microrganismi, tra cui la carica batterica totale, enterobatteri, escherichia coli, lieviti, muffe e vari patogeni.
segue dopo l’infografica
I cibi più a rischio: carne rossa e ortaggi pretagliati
Con una temperatura di 37°C, che rappresenta un habitat ottimale per i batteri, la proliferazione microbica procede in modo molto più rapido rispetto all’inverno. I cibi che hanno mostrato le criticità maggiori sono stati l’insalata in busta, la carne rossa, il pesce surgelato e il melone tagliato.
La situazione più delicata ha riguardato la carne rossa, in cui si è registrato non solo un aumento generale dei microrganismi, ma anche la presenza di enterobatteri ed Escherichia coli, che rappresentano un importante campanello d’allarme a livello igienico. I prodotti di quarta gamma (ovvero la frutta e gli ortaggi pretagliati e pronti al consumo) si sono rivelati particolarmente vulnerabili. Alimenti come l’insalata o il melone a fette, non avendo più la protezione naturale della buccia o del cespo, espongono una maggiore superficie agli agenti contaminanti. Inoltre, le alte temperature hanno generato una condensa all’interno delle buste di insalata che ha favorito ulteriormente il moltiplicarsi dei batteri.
I cibi che resistono meglio
La buona notizia è che in nessun momento sono stati rilevati microrganismi patogeni veri e propri (come Salmonella o Listeria); i cibi sono quindi rimasti sicuri per la salute, pur perdendo lo stato ottimale che avevano sullo scaffale. Alcuni prodotti hanno resistito meglio allo stress termico: la mozzarella confezionata ha mostrato una carica microbica pressoché stabile, probabilmente grazie allo stato di conservazione originario che ha impedito un innalzamento eccessivo della temperatura al cuore del prodotto. Anche i vegetali surgelati, come il broccolo, e in generale i prodotti sigillati hanno evidenziato una maggiore stabilità, sebbene nel pesce surgelato i batteri abbiano subìto un’impennata tra i 30 e i 60 minuti.
Il tempo limite e i consigli pratici
I risultati dello studio indicano una regola d’oro: in estate la spesa non dovrebbe stazionare in auto per più di 30 minuti. È fondamentale non lasciare mai i vegetali direttamente esposti al sole, per non accelerarne la maturazione. Infine, il consiglio più pratico per chi ha l’aria condizionata in auto: è sempre meglio riporre le buste della spesa sul sedile posteriore, che è un luogo decisamente più fresco rispetto al torrido bagagliaio.









