
Uno studio pubblicato su Current Biology rivela un meccanismo finora sconosciuto: quando l’esposizione ai pesticidi diventa cronica, le api regine scaricano parte delle sostanze tossiche nelle uova, mettendo a rischio la sopravvivenza della colonia
Le api operaie fanno di tutto per proteggere la loro regina dai contaminanti presenti nell’ambiente. Filtrano il cibo che le somministrano e cercano di impedirle di entrare in contatto con sostanze tossiche. Ma quando questa barriera non basta più, la regina ricorre a un’estrema strategia di sopravvivenza: trasferisce parte dei pesticidi accumulati nel proprio organismo direttamente alle uova che depone.
È quanto emerge da una ricerca dell’Università della California di Davis, realizzata insieme al Lawrence Livermore National Laboratory e al Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), pubblicata sulla rivista scientifica Current Biology.
Una difesa che mette a rischio la prole
I ricercatori hanno osservato per la prima volta nelle api mellifere un fenomeno noto come maternal offloading, ovvero il trasferimento del carico tossico dalla madre alle uova.
«Per proteggere se stessa, la regina elimina queste sostanze chimiche accumulatesi nel suo organismo trasferendole alle uova», spiega Sascha Nicklisch, tossicologo ambientale dell’Università della California e autore senior dello studio. «Nessuno aveva mai dimostrato questo comportamento nelle api mellifere.»
Dal punto di vista evolutivo il meccanismo ha una sua logica: una regina può vivere diversi anni e rappresenta il cuore della colonia. Se muore, l’intero alveare rischia di scomparire. Tuttavia, il prezzo da pagare potrebbe essere elevato, perché le uova contaminate potrebbero svilupparsi con difficoltà o non schiudersi affatto.
Quando le operaie non riescono più a proteggere la regina
Per anni si è pensato che le api operaie riuscissero a schermare completamente la regina dai contaminanti ambientali. Il nuovo studio mostra invece che questa protezione ha un limite.
I ricercatori hanno creato delle piccole “nanocolonie”, ciascuna composta da una regina e sessanta operaie, alimentandole con polline e nutrimento contenenti basse concentrazioni del pesticida metil parathion, marcato con un tracciante radioattivo per seguirne il percorso all’interno dell’alveare.
I risultati mostrano che il primo giorno le operaie riescono a trattenere circa il 95% del pesticida prima che raggiunga la regina. Dopo dieci giorni di esposizione continua, però, la loro efficacia scende all’86%, consentendo a una quota crescente di contaminanti di raggiungere la sovrana.
È a questo punto che entra in funzione il trasferimento alle uova.
«I pesticidi iniziano ad accumularsi progressivamente nelle regine, segno che la capacità filtrante delle operaie può essere sopraffatta», spiega Angela Encerrado-Manriquez, prima autrice dello studio. «Quando accade, la regina mette in atto una propria difesa, spostando il peso della contaminazione sulle uova.»
Un possibile tassello del collasso delle colonie
Gli autori invitano alla prudenza: lo studio non dimostra che questo meccanismo sia da solo responsabile della moria delle api. Tuttavia potrebbe rappresentare uno dei fattori che contribuiscono al progressivo indebolimento delle colonie.
«Quando i pesticidi si accumulano al punto che le uova sono così contaminate da non riuscire più a svilupparsi correttamente, potrebbe essere raggiunto un punto critico», osserva Nicklisch. «L’accumulo lento e continuo di sostanze chimiche potrebbe contribuire a un collasso ritardato della colonia.»
Si tratta di un’ipotesi particolarmente rilevante perché le api regine possono deporre fino a 2.000 uova al giorno. Qualsiasi riduzione della vitalità della covata rischia quindi di riflettersi rapidamente sull’intera popolazione dell’alveare.
Un nuovo elemento nel dibattito sui pesticidi
Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato gli effetti dei pesticidi sugli impollinatori, soprattutto per quanto riguarda orientamento, capacità di bottinatura, fertilità e sistema immunitario. Il nuovo lavoro aggiunge un ulteriore tassello: i contaminanti potrebbero continuare a produrre effetti anche dopo essere stati filtrati dalle operaie, accumulandosi lentamente nella regina e venendo trasmessi alla generazione successiva.
Gli autori sottolineano che saranno necessari ulteriori studi per capire quanto a lungo le regine continuino a trasferire i contaminanti alle uova, se il fenomeno riguardi anche altre classi di pesticidi e quali conseguenze abbia sulla sopravvivenza delle colonie nel lungo periodo.









