
L’inchiesta francese su 15mila prodotti registra più residui di pesticidi, mentre il biologico risulta fino a 20 volte meno contaminato. In Italia calano le vendite, ma restano tra le più alte d’Europa.
Dopo anni di sostanziale stabilità, la presenza di residui di pesticidi negli alimenti torna a crescere. È quanto emerge da un’ampia inchiesta di Que Choisir, basata sui controlli effettuati dalle autorità francesi tra il 2019 e il 2024 su circa 15mila campioni di prodotti convenzionali, cioè non certificati biologici.
Secondo l’associazione francese dei consumatori, tra il 2023 e il 2024 il numero medio di residui rilevati sarebbe aumentato del 44% negli alimenti prodotti in Francia e del 27% in quelli importati. Un’inversione di tendenza che riguarda non soltanto la presenza complessiva di sostanze, ma anche i pesticidi classificati dall’indagine come più preoccupanti per la salute.
I dati fotografano la situazione francese e, ma restano significativi per valutare l’efficacia delle politiche europee di riduzione dei pesticidi e il peso che origine e metodo di coltivazione possono avere sull’esposizione dei consumatori.
Quasi un residuo a rischio per campione
Dall’analisi emerge che i prodotti vegetali convenzionali coltivati in Francia risultano mediamente meno contaminati del 30% rispetto agli equivalenti importati. Il vantaggio dell’origine nazionale, tuttavia, non basta a eliminare il problema.
Nei campioni francesi è stato infatti individuato, in media, quasi un residuo di pesticida considerato a rischio per prodotto analizzato. Il numero sale a due sostanze per campione quando si prendono in considerazione tutti i principi attivi, indipendentemente dal loro profilo tossicologico.
Que Choisir invita peraltro a interpretare con cautela il confronto. Una parte dei prodotti francesi sottoposti ai controlli potrebbe provenire da filiere corte, nelle quali le condizioni di coltivazione e commercializzazione possono essere differenti da quelle dei prodotti disponibili nella grande distribuzione. Sugli scaffali dei supermercati, quindi, il divario tra alimenti francesi e importati potrebbe essere meno netto.
Il biologico conta più dell’origine
Il risultato più evidente riguarda il confronto tra agricoltura convenzionale e biologica. Secondo i calcoli dell’associazione, i vegetali bio contengono da 10 a 20 volte meno residui di pesticidi a rischio, indipendentemente dal paese di provenienza.
Per arrivare a questa conclusione, Que Choisir ha calcolato il numero medio di residui rintracciati, tra il 2022 e il 2024, in un “paniere tipo” composto da 38 varietà di frutta e verdura, distinguendo i prodotti in base all’origine e alla certificazione.
Ne risulta che il bio importato è nettamente meno contaminato del convenzionale francese. Un dato che smentisce l’idea secondo cui un prodotto biologico proveniente dall’estero sarebbe necessariamente meno affidabile o addirittura un “falso bio”. Per limitare l’esposizione ai pesticidi, dunque, il metodo di produzione sembra pesare molto più della provenienza geografica.
Il limite resta il prezzo
Scegliere biologico può contribuire a ridurre l’esposizione dei consumatori, ma anche quella degli agricoltori, delle persone che abitano vicino alle aree coltivate e degli ecosistemi. Questa possibilità si scontra però con il costo dei prodotti.
In Francia meno del 6% della spesa alimentare è destinato al biologico. Secondo l’associazione, passare a un’alimentazione priva di pesticidi chimici può comportare, alle condizioni attuali, un aumento del budget di almeno il 50%. Una spesa insostenibile per molte famiglie, dovuta anche alle politiche di sostegno all’agricoltura e ai margini applicati dalla distribuzione.
Il dato mostra i limiti di una strategia che affidi soltanto al consumatore la responsabilità di ridurre la propria esposizione: la scelta degli alimenti meno contaminati rischia di trasformarsi in un’opportunità riservata a chi può permettersela.
Finocchi, broccoli e peperoni: quando l’origine fa la differenza
Tra i prodotti convenzionali, l’indagine individua almeno nove tipi di frutta e verdura per i quali l’origine francese è associata, in modo abbastanza stabile dal 2019, a una minore probabilità di trovare residui considerati a rischio.
Le differenze più nette riguardano i finocchi: uno su tre tra quelli francesi presenta almeno un residuo problematico, contro quattro lotti importati su cinque. Per i broccoli, la probabilità di trovare una sostanza a rischio risulta più che tripla nei prodotti di importazione.
Un lotto di peperoni francesi su due è privo dei residui presi in esame, mentre tra quelli importati la quota scende a uno su quattro. Per i cetrioli, la stessa condizione riguarda la metà dei lotti francesi e soltanto un quinto di quelli provenienti dall’estero.
Anche per pere e pomodori la probabilità di incontrare almeno un residuo a rischio risulta quasi doppia nei prodotti importati. Differenze più contenute, ma comunque favorevoli all’origine francese, emergono per insalate, fragole e banane delle Antille francesi rispetto a quelle sudamericane.
E in Italia? Vendite in calo, ma restiamo tra i maggiori utilizzatori
Da questa parte delle Alpi, l’Italia resta ai primi posti in Europa per quantità di prodotti fitosanitari venduti. Gli ultimi dati consolidati di Eurostat si riferiscono al 2023: nell’Unione europea sono state commercializzate circa 292mila tonnellate di pesticidi, il livello più basso dall’inizio della serie storica nel 2011 e il 9% in meno rispetto al 2022. L’Italia rappresenta il 14% del totale, pari a circa 41mila tonnellate, la stessa quota della Germania, dietro Francia (23%) e Spagna (18%). Insieme, i quattro maggiori produttori agricoli europei concentrano il 69% delle vendite. Il dato positivo è che tra il 2011 e il 2023 le quantità commercializzate in Italia sono diminuite del 44%, una delle riduzioni più marcate dell’Ue. Nel 2023, a livello europeo, fungicidi e battericidi costituivano il 39% delle vendite, gli erbicidi il 36% e insetticidi e acaricidi il 17%. Se i dati vengono rapportati alla superficie coltivata, però, si vede chiaramente come l’Italia abbia il primato dell’uso di pesticidi nei campi. Se è vero, infatti, che in termini assoluti la Francia vende più pesticidi dell’Italia, il confronto cambia quando si tiene conto dell’estensione delle coltivazioni. Nel 2023 l’indicatore FAO registra 4,17 chilogrammi per ettaro di superficie coltivata in Italia, contro 3,65 in Francia: il dato italiano è dunque circa il 14% più elevato.
Residuo non significa automaticamente pericolo
La presenza di un pesticida in un alimento non indica, da sola, un rischio immediato per chi lo consuma. Per valutare la sicurezza occorrono informazioni sulla concentrazione rilevata, sulla quantità di alimento consumata, sulla tossicità della sostanza e sull’esposizione complessiva attraverso la dieta.
L’indagine, tuttavia, richiama l’attenzione sulla diffusione delle esposizioni multiple: il consumatore può entrare quotidianamente in contatto con residui diversi, spesso presenti nello stesso alimento. È il cosiddetto effetto cocktail, che la valutazione sostanza per sostanza e il semplice rispetto dei limiti massimi di residuo non sempre riescono a rappresentare pienamente.
Il punto più preoccupante, quindi, non è soltanto la presenza dei pesticidi, ma l’assenza di progressi. Dal 2019 il numero medio di residui non è diminuito e nell’ultimo anno analizzato ha ripreso a salire. Un segnale che, secondo Que Choisir, rende necessarie politiche capaci di ridurre l’uso dei pesticidi alla fonte, senza scaricare sulle famiglie il costo della tutela della salute.









