
L’analisi della Ong Right to repair su migliaia di cellulari in vendita on line: l’82% non fornisce informazioni obbligatorie da un anno come l’indice di riparabilità, i manuali di riparazione e i costi medi dei pezzi di ricambio
L’82% degli smartphone in vendita on line in Europa non rispetta il nuovo obbligo di fornire all’utente le informazioni utili per la riparabilità, nonostante la direttiva Ecodesign sia entrata in vigore dal giugno 2025. Lo testimonia una ricerca condotta dalla Ong Right to repair che ha analizzato 2.334 schede prodotto di modelli di smartphone immessi sul mercato nell’ultimo anno attraverso il Registro europeo dei prodotti per l’etichettatura energetica (Eprel).
Ricordiamo che i nuovi obblighi prevedono che all’acquirente deve essere messa a disposizione, integrando l’etichetta sull’efficienza energetica, informazioni circa la facilità di riparazione (indice di riparabilità da A a E) e poi un accesso veloce ai manuali di riparazione e ai prezzi medi dei pezzi di ricambio.
Dopo un anno, 4 smartphone (e tablet) su 5 non rispettano la nuova normativa sulla trasparenza, ovvero l’82% dei cellulari in vendita on line nasconde al consumatori informazioni utili: quasi il 50% delle schede presenta campi relativi al sito web vuoti. Il 19% rimanda a pagine generiche di prodotto o di supporto senza le informazioni richieste. L’8% fornisce riferimenti poco utili come “consultare il manuale”. Quasi il 5% si limita a rimandare a Temu o AliExpress, non solo per i prezzi dei pezzi di ricambio, ma anche per le istruzioni di riparazione. Alcuni fornitori, tuttavia, assegnano ai propri prodotti il punteggio più alto possibile per le informazioni sulla riparazione.
Solo circa il 18% indica effettivamente siti web dove è possibile trovare facilmente i prezzi dei pezzi di ricambio o le istruzioni di riparazione.
Non va dimenticato però che anche quando viene indicato l’indice di riparabilità questo, come denuncia Right to repair, viene autodichiarato dai produttori e molti dubbi si nutrono sull’affidablità di questa informazione. Thomas Opsomer, portavoce di iFixit per le politiche Ue, a nome della Right to repair Europe coalition, ha dichiarato: “L’obbligo di rendere pubblici i prezzi dei pezzi di ricambio e i manuali di riparazione è un grande passo avanti, ma deve essere applicato in modo più efficace. Poiché i punteggi di riparabilità sono autoassegnati, i produttori dovrebbero essere obbligati a pubblicare la documentazione completa a supporto dei punteggi che dichiarano, in modo che chiunque possa verificarli. Dovrebbe inoltre essere semplificata la segnalazione di non conformità da parte di consumatori e riparatori”.
Dubbi ci sono anche sulle dichiarazioni dei prezzi medi dei pezzi di ricambio. La Ong cita il caso di Acer che segnala prezzi talmente indicativi (come mostra la tabella riportata qui sotto) che una batteria per un tablet oscilla tra 14 e 128 euro.
Va sottolineato che, anche per i prodotti tecnicamente conformi, il link indicato raramente conduce direttamente ai prezzi dei ricambi.
Per grandi marchi come Apple e Samsung, sono necessari ulteriori click e selezioni prima di arrivare all’informazione desiderata. “Ci si può chiedere – chiosano da Right to repair – quanti consumatori siano realmente disposti a effettuare tutti questi passaggi per tenere conto dei prezzi dei pezzi di ricambio al momento di decidere quale smartphone acquistare”.










