Il Belgio apre ai pesticidi “genetici”: cosa sono, come funzionano e perché fanno discutere

PESTICIDI GENICI

Il Belgio autorizza in via d’urgenza il primo pesticida genetico a RNAi contro il dorifora delle patate. Promette maggiore selettività, ma gli ambientalisti contestano sicurezza, valutazioni indipendenti e ricorso alla procedura straordinaria

Per la prima volta un paese dell’Unione europea ha autorizzato l’impiego su larga scala di un pesticida che non uccide gli insetti con una sostanza chimica, ma “spegne” un loro gene essenziale. È successo in Belgio, dove il governo ha concesso un’autorizzazione d’urgenza al Calantha, un insetticida sviluppato dall’azienda americana GreenLight Biosciences per combattere il dorifora della patata, uno dei parassiti più temuti dagli agricoltori.

La decisione sta facendo discutere non tanto perché introduce una nuova molecola, ma perché apre la strada a una tecnologia completamente diversa dai pesticidi tradizionali. E perché arriva mentre la valutazione scientifica dell’Unione europea è ancora in corso.

Non è un Ogm, ma agisce sui geni

La definizione di “pesticida genetico” può trarre in inganno. Il Calantha non modifica il DNA delle piante e non crea insetti geneticamente modificati.

Il principio attivo, chiamato ledprona, è costituito da molecole di RNA a doppio filamento (dsRNA), una delle molecole coinvolte nella lettura delle informazioni genetiche. Il prodotto viene spruzzato normalmente sulle colture. Quando il dorifora mangia le foglie trattate, ingerisce queste molecole.

A quel punto entra in funzione un meccanismo naturale presente negli organismi viventi, noto come RNA interference (RNAi). In pratica, l’RNA introdotto nel parassita riconosce un gene preciso e ne blocca l’espressione. Senza quella proteina, indispensabile per il funzionamento delle cellule, l’insetto muore nel giro di pochi giorni.

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È un principio completamente diverso rispetto agli insetticidi convenzionali, che agiscono generalmente sul sistema nervoso o su altri processi metabolici.

Dal punto di vista teorico, la tecnologia presenta un vantaggio importante.

Poiché l’RNA è progettato per riconoscere una specifica sequenza genetica, dovrebbe colpire soltanto la specie bersaglio, lasciando indenni gli altri insetti e riducendo così l’impatto sulla biodiversità.

La Commissione europea considera infatti i pesticidi basati sull’RNA interference tra le possibili tecnologie di biocontrollo che potrebbero contribuire, in futuro, a ridurre l’impiego dei pesticidi chimici tradizionali.

Ma questo “dovrebbe” è proprio il nodo della controversia.

L’autorizzazione prima del via libera europeo

Il principio attivo ledprona non è ancora stato approvato dall’Unione europea. La domanda di autorizzazione è stata presentata da GreenLight soltanto nell’aprile 2026 e la valutazione scientifica è ancora in corso.

Il Belgio ha però deciso di ricorrere all’articolo 53 del regolamento europeo sui fitofarmaci, che consente autorizzazioni temporanee fino a 120 giorni in presenza di una situazione d’emergenza che non possa essere affrontata con altri mezzi.

La richiesta della deroga è stata presentata dalla stessa azienda produttrice e sostenuta da alcuni rappresentanti della filiera della patata.

Le organizzazioni ambientaliste contestano però proprio questo punto: secondo loro non esisterebbe alcuna emergenza reale tale da giustificare una procedura straordinaria.

“Fermatevi ora”

L’associazione francese Pollinis, insieme a Nature & Progrès Belgique, ha deciso di impugnare la decisione davanti al Consiglio di Stato belga.

Le contestazioni non riguardano tanto il principio dell’RNA interference, ormai ben conosciuto dalla biologia molecolare, quanto la valutazione della sua sicurezza.

Secondo Pollinis, gli studi indipendenti disponibili sono ancora troppo pochi per escludere effetti su organismi diversi dal dorifora.

L’associazione richiama in particolare l’attenzione su:

  • la possibile somiglianza genetica tra il dorifora e altri coleotteri utili;
  • i possibili effetti su impollinatori e organismi del suolo;
  • la mancanza di studi indipendenti condotti in condizioni reali di utilizzo nei campi;
  • il fatto che la valutazione europea si basi prevalentemente sui dati prodotti dall’azienda che ha sviluppato il prodotto.

Per questi motivi Pollinis chiede una moratoria sull’autorizzazione dei pesticidi RNAi fino a quando non saranno disponibili valutazioni scientifiche indipendenti e protocolli specifici per questa nuova categoria di prodotti.

Le autorità belghe respingono queste accuse.

Il Servizio pubblico federale della Salute sostiene che il dossier presentato da GreenLight contiene dati sufficientemente robusti per effettuare una valutazione affidabile dei rischi e afferma di avere seguito le linee guida elaborate dall’OCSE proprio per i prodotti basati sull’RNA interference.

Anche parte del mondo agricolo guarda con interesse a questa tecnologia. I produttori di patate sottolineano infatti che il numero di principi attivi disponibili diminuisce continuamente a causa dei divieti europei e che il dorifora sta sviluppando una crescente resistenza ai pesticidi tradizionali. Nuovi meccanismi d’azione potrebbero quindi diventare strumenti preziosi nella difesa delle colture.

Il precedente americano

Negli Stati Uniti questi prodotti sono già autorizzati da circa due anni.

Secondo Pollinis, però, l’esperienza americana mostra che i pesticidi RNAi non stanno sostituendo quelli chimici, ma vengono spesso utilizzati insieme ad essi, aumentando il numero complessivo dei trattamenti.

È una delle ragioni per cui gli ambientalisti chiedono che l’Europa definisca regole molto rigorose prima di autorizzarne la diffusione.