Farmaci e caldo, il doppio rischio dell’estate

FARMACI E CALDO

Alcuni farmaci aumentano il pericolo di colpi di calore, altri si deteriorano se conservati male. Tra i medicinali che interferiscono con il nostro organismo, psicofarmaci, antiipertensivi, lassativi, diuretici. I consigli degli esperti

Le temperature elevate mettono a dura prova l’organismo, ma anche i medicinali. Da un lato, numerosi farmaci possono alterare i meccanismi con cui il corpo regola la temperatura, aumentando il rischio di disidratazione, colpi di sole e colpi di calore. Dall’altro, il caldo può compromettere la stabilità di alcuni medicinali, riducendone l’efficacia o modificandone le caratteristiche.

Per questo, con l’arrivo dell’estate e delle ondate di calore, medici e autorità sanitarie invitano a prestare particolare attenzione sia alle terapie assunte sia alle modalità di conservazione dei farmaci.

Quando il medicinale aumenta il rischio di colpo di calore

L’organismo mantiene normalmente la propria temperatura tra 36,5 e 37,5 gradi grazie a una serie di meccanismi di difesa: la sudorazione, la sensazione di sete e la vasodilatazione dei vasi sanguigni superficiali, che favorisce la dispersione del calore.

Tuttavia alcuni medicinali possono interferire con questi sistemi di regolazione. È il caso di molti psicofarmaci, ma anche di altri farmaci molto diffusi come antipertensivi, diuretici, lassativi e alcuni antidiabetici.

A richiamare l’attenzione su questo rischio è anche la rivista francese dei consumatori Que Choisir, che in un approfondimento dedicato alla canicola ha evidenziato come numerosi trattamenti possano ostacolare l’adattamento dell’organismo alle alte temperature. L’articolo cita come esperta la professoressa Agnès Sommet, responsabile del servizio di farmacologia del Centro ospedaliero universitario (CHU) di Tolosa e del Centro regionale di farmacovigilanza. La specialista sottolinea che alcuni medicinali possono favorire o aggravare i disturbi legati al caldo interferendo con la sudorazione, la regolazione della temperatura corporea o l’equilibrio dei liquidi nell’organismo.

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Tra le categorie più coinvolte figurano:

  • antidepressivi;
  • neurolettici e antipsicotici;
  • ansiolitici come l’idrossizina;
  • diuretici e farmaci per l’ipertensione;
  • betabloccanti;
  • alcuni medicinali per i disturbi urinari;
  • lassativi;
  • alcuni farmaci antidiabetici della classe delle gliflozine;
  • antidolorifici oppioidi;
  • farmaci ormonali tiroidei.

L’elenco non è esaustivo e chi assume terapie croniche dovrebbe verificare con il proprio medico o farmacista se il trattamento seguito richiede particolari precauzioni durante i periodi di caldo intenso.

Più raramente può verificarsi il colpo di calore, una condizione potenzialmente mortale caratterizzata da temperatura corporea superiore a 40 gradi, alterazioni dello stato di coscienza e assenza di sudorazione.

Attenzione anche all’esposizione al sole

Il problema non riguarda soltanto il caldo. Alcuni medicinali possono infatti provocare reazioni di fotosensibilizzazione, rendendo la pelle più vulnerabile ai raggi ultravioletti.

L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) segnala che il fenomeno può interessare diversi prodotti, tra cui alcuni antibiotici, anticoagulanti, creme a base di cortisone e preparazioni topiche come gel e spray.

Particolare attenzione va prestata anche ai cerotti contenenti ketoprofene, per i quali l’esposizione al sole può causare reazioni cutanee anche a distanza di tempo dalla fine del trattamento.

Anche i farmaci soffrono il caldo

Le alte temperature non rappresentano un rischio soltanto per chi assume terapie, ma anche per i medicinali stessi.

L’Aifa ricorda che il foglietto illustrativo contiene sempre le indicazioni corrette per la conservazione e che queste devono essere rispettate scrupolosamente.

In assenza di indicazioni specifiche, i farmaci dovrebbero essere conservati in luoghi freschi e asciutti, generalmente a temperature inferiori ai 25 °C.

Alcuni medicinali sono particolarmente sensibili alle variazioni termiche. Tra questi figurano:

  • l’insulina, che richiede normalmente una conservazione tra 2 e 8 °C;
  • i farmaci per la tiroide;
  • i contraccettivi orali;
  • altri medicinali a base ormonale.

L’esposizione diretta al sole o a fonti di calore può alterarne la stabilità e l’efficacia.

I rischi durante i viaggi

Le vacanze rappresentano uno dei momenti più critici per la corretta conservazione dei medicinali.

Secondo Aifa, durante gli spostamenti è opportuno utilizzare borse termiche o refrigerate quando necessario. In automobile, i farmaci dovrebbero essere tenuti nell’abitacolo, generalmente meno caldo rispetto al bagagliaio.

In aereo è consigliabile trasportare i farmaci indispensabili e salvavita nel bagaglio a mano, insieme alle prescrizioni mediche. Le norme di sicurezza consentono il trasporto di liquidi fino a 100 millilitri nelle apposite buste trasparenti, mentre capsule e compresse non sono soggette a particolari limitazioni.

Non eliminare scatole e blister

Una pratica molto diffusa prima di partire consiste nel trasferire compresse e capsule in contenitori unici o portapillole per risparmiare spazio.

L’Aifa invita però alla prudenza. Le confezioni originali proteggono infatti i medicinali da luce, umidità e sbalzi termici e riportano informazioni essenziali come lotto, scadenza, dosaggio e composizione.

Inoltre, in caso di necessità mediche durante un soggiorno all’estero, avere con sé la confezione originale può facilitare il confronto con medici e farmacisti locali.

Un dettaglio da non sottovalutare

Se un farmaco cambia colore, odore o consistenza, non significa necessariamente che sia deteriorato. Tuttavia gli esperti raccomandano di consultare il farmacista o il medico prima di assumerlo.

Le ondate di calore sono sempre più frequenti e intense e richiedono un’attenzione particolare da parte di chi segue terapie farmacologiche. In alcuni casi potrebbe essere necessario rivalutare temporaneamente dosaggi o modalità di assunzione insieme al proprio medico, soprattutto per i trattamenti che favoriscono la disidratazione o interferiscono con la regolazione della temperatura corporea.