Caro carburanti: dall’acqua ai solventi così si ingannano gli automobilisti

Con la benzina alle stelle aumentano le frodi e in molti nella Capitale denunciano serbatoi di auto e moto con carburanti annacquati. Spesso, specie il diesel, viene “allungato con oli di scarto che rischiano di compromettere il motore

Con i carburanti alle stelle aumentano le frodi negli impianti di rifornimento e anche i danni ai motori di auto e moto. Un reportage tra le officine meccaniche della Capitale condotto dall’AdnKronos ha rilevato come la benzina annacquata che finisce nei serbatoi dei veicoli stia diventando un danno costante e un pericolo per la sicurezza stradale.

L‘acqua nel serbatoio della benzina provoca infatti una combustione anomala o il totale spegnimento del motore: il veicolo si arresta immediatamente con evidenti pericoli per la circolazione oppure nei casi meno gravi c’è difficoltà di avviamento e marcia a scatti. Anche se a lungo andare questo può provocare ossidazione delle parti metalliche, guasti a pompe, iniettori o candele, con costi di pulizia e riparazione spesso molto alti.

Va anche detto che l’acqua può anche finire accidentalmente negli stoccaggi delle stazioni di servizio: nelle cisterne dove è contenuto il diesel infatti possono essere usate delle pompe idrauliche che servono per sollevare il propellente e favorirne lo stoccaggio nei camion addetti al trasporto del carburante. Accidentalmente quindi una parte di acqua può finire nelle cisterne e da queste arrivare fino alla pompa di servizio. Per questo occorre manutenere e pulire tutti gli stoccaggi. Acqua e altre impurità tuttativa finiscono nei serbatoi di auto e moto quando il carburante viene “pescata” da cisterne sporche.

L’inchiesta dell’AdnKronos tuttavia lascia intendere anche un’aggiunta fraudelenta di acqua per “allungare” il “prezioso” carburante sempre più caro a causa della crisi dello Stretto di Hormuz. Tuttavia non è l’unica frode che colpisce gli automobilisti.

Nel luglio 2021 il Salvagente fece un test sul diesel venduto in 30 stazioni di servizio tra Roma, Torino e Napoli trovando 5 campioni non conformi perché tagliati con sostanze di scarto – altamente infiammabili – per allungare il pieno. Non solo. Raccontammo come lungo la filiera dei carburanti non mancano i miracoli come quello di trasformare un costo in un guadagno. “Smaltire correttamente un litro di solventi industriali, usati come sgrassatori dei macchinari o per pulire le schede tecniche degli impianti, costa circa 3 euro. Se lo vendi in modo illegale – come ‘additivo’ al gasolio – ci ricavi pure un euro al litro”.

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Ma come – e con quali conseguenze – sgrassatori e detergenti industriali finiscono nel gasolio? Sul perché ci finiscano dentro è più facile immaginarlo, come ci spiega un esperto del settore che ci chiede l’anonimato: “Gestire in modo lecito il fine vita di un solvente industriale richiede un trattamento dedicato e naturalmente un onere economico. Come per tutti gli altri rifiuti speciali, non mancano però le scorciatoie: invece che pagare, lo si può vendere per ‘allungare’ il gasolio. Spesso è tra le province del Basso Lazio e Caserta che questi tipi di solventi vivono una seconda – illegale – vita. Ma i carichi naturalmente vengono in prevalenza dal Nord”. I motivi – economici – sono chiari, le conseguenze sono molto meno scontate. “Bruciare questi solventi nel motore che tipo di impatto ambientale può avere? Quali tipo di inquinanti si producono? E il veicolo ne può risentire?”.

Le conseguenze sul motore

Il nostro interlocutore ci lascia con questi interrogativi che in parte cerchiamo di girare a costruttori e compagnie petrolifere. Tra le tante porte chiuse, riusciamo ad aprire un varco e ad ottenere qualche risposta e scopriamo che il diesel “tagliato” con queste sostanze smaltite illegalmente sta provocando problemi. Ad essere colpiti in particolare sono i sistemi Egr usati nei motori diesel per abbassare le emissioni degli ossidi di azoto, gli NOx. In che modo? La presenza nel gasolio di solventi a base di cloro corrode letteralmente l’Egr danneggiandone il funzionamento. Un guasto che può avere conseguenze sull’efficienza complessiva dell’autoveicolo.
Negli ultimi cinque anni le segnalazioni alle autofficine e ai concessionari hanno risalito la filiera arrivando direttamente alle case madri e su questo tanto gli enti regolatori quanto le compagnie petrolifere hanno cominciato ad accendere i riflettori. Anche perché i numeri del fenomeno non sembrano residuali. “Alcune centinaia all’anno – ci spiegano – e dopo aver osservato a lungo il fenomeno delle centraline corrose e aver analizzato il diesel utilizzato si è arrivati in molti casi ad identificare la causa del danno: il cloro immesso fraudolentemente nel carburante”. La normativa Uni EN 590:2017 che disciplina i combustibili per autotrazione non prevede un limite alla concentrazione di cloro nel diesel proprio perché non deve esserci.
E come ci finisce? “I solventi industriali a base di cloro sono degli ottimi sgrassatori – torna a spiegarci il nostro esperto di smaltimento – e nello stesso tempo si prestano nel mercato illegale ad essere miscelati nel gasolio. Non ho dati né conosco indagini che hanno riguardato solventi al cloro ma se si sono allertate le case costruttrici, è facile immaginare che questa anomala presenza sia più diffusa di quanto si possa credere”.