Tutti i favori di Trump all’industria dei pesticidi

TRUMP GLIFOSATO

Dalle nomine all’Epa alle nuove autorizzazioni, fino al sostegno a Bayer: l’inchiesta di U.S. Right to Know ricostruisce i provvedimenti con cui Trump ha favorito l’industria dei pesticidi negli Stati Uniti

I fatti e i numeri hanno la testa dura. E i giornalisti, quando fanno bene il loro lavoro, fanno esattamente questo: restituiscono un contesto che permetta ai lettori di comprendere i fatti, senza bisogno di troppi commenti.

È quello che ha fatto Stacy Malkan, cofondatrice e caporedattrice di U.S. Right to Know, redazione giornalistica senza scopo di lucro e gruppo di ricerca sulla salute pubblica che indaga sui rapporti tra industria, scienza e istituzioni. Il soggetto, visto l’atteggiamento trasformista, lo meritava. Stiamo parlando di Donald Trump e dei risultati della sua politica nei confronti di Big Pesticides.

Durante la campagna elettorale del 2024 Trump aveva promesso, attraverso il movimento Make America Healthy Again, di ridurre l’esposizione dei cittadini alle sostanze chimiche pericolose e di affrontare le cause ambientali delle malattie croniche. Nel governo, però, alle parole sulla salute si sono affiancate decisioni che hanno favorito produttori di pesticidi e grandi gruppi agrochimici.

U.S. Right to Know le ha messe in fila, costruendo una sorta di contatore dei provvedimenti adottati dal gennaio 2025. Ne emerge una politica tutt’altro che incoerente: uomini legati all’industria collocati nei posti chiave, nuove autorizzazioni, tutele ambientali indebolite, sostegno giudiziario a Bayer e minore capacità scientifica e ispettiva delle agenzie federali.

Gli uomini dell’industria nei posti chiave

Il primo dato riguarda le nomine. Secondo l’inchiesta di U.S. Right to Know, almeno 26 funzionari dell’amministrazione Trump avrebbero legami con la rete di lobbying o con gli studi legali dell’industria dei pesticidi.

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Undici sono stati nominati all’Environmental Protection Agency, l’Epa, l’agenzia federale che decide se e a quali condizioni un pesticida può essere utilizzato negli Stati Uniti. Ex lobbisti e avvocati dell’industria chimica occuperebbero, in particolare, i quattro incarichi più importanti nella struttura che sovrintende alla regolamentazione dei fitofarmaci.

Non si tratta soltanto di curriculum personali. Chi guida le agenzie sceglie quali studi considerare, quanto rapidamente approvare un prodotto, quali rischi approfondire e quali misure di precauzione imporre. In altre parole, come ricorda una vecchia espressione della politica americana, “personnel is policy”: le nomine sono già politica.

Cinque nuovi pesticidi considerati Pfas

Uno dei capitoli più recenti riguarda i pesticidi Pfas. Nel luglio 2026 l’Epa ha approvato tre nuovi principi attivi che molti scienziati considerano appartenenti alla famiglia delle sostanze per- e polifluoroalchiliche. Insieme ad altre due autorizzazioni concesse dal novembre 2025, il totale sale a cinque.

La classificazione è oggetto di uno scontro non solo scientifico, ma anche regolatorio. Molti ricercatori e diverse autorità definiscono Pfas le sostanze che contengono almeno un gruppo metilico o metilenico completamente fluorurato. L’Epa utilizza invece una definizione più restrittiva, adottata nel 2023, che lascia fuori alcuni composti contenenti un solo carbonio fluorurato.

La differenza non è puramente accademica. Essere classificata o meno come Pfas può determinare il tipo di controlli, valutazioni e restrizioni applicati a una sostanza.

Questi composti vengono definiti “inquinanti eterni” per la loro estrema persistenza nell’ambiente. Alcuni Pfas sono associati a tumori, alterazioni del sistema endocrino, problemi riproduttivi e malattie del fegato e della tiroide. Non tutti presentano la stessa tossicità, ma la loro capacità di permanere nell’acqua, nei terreni e negli organismi ha spinto numerosi scienziati a chiedere un approccio regolatorio basato sull’intera classe.

Il glifosato promosso a questione di sicurezza nazionale

Tra le decisioni più significative figura l’ordine esecutivo firmato da Trump il 18 febbraio 2026, con il quale la produzione di erbicidi a base di glifosato e di fosforo elementare è stata definita essenziale per la sicurezza nazionale.

La Casa Bianca ha sostenuto che una riduzione della produzione interna potrebbe compromettere la capacità agricola statunitense e la catena di approvvigionamento della difesa. Il fosforo elementare è infatti utilizzato sia per produrre glifosato sia in alcune applicazioni militari.

A beneficiare direttamente della decisione è soprattutto Bayer, proprietaria di Monsanto. Secondo U.S. Right to Know, il gruppo è l’unico produttore statunitense sia di glifosato sia di fosforo elementare.

Il passaggio è politicamente rilevante: un erbicida al centro da anni di controversie scientifiche, ambientali e giudiziarie viene trasformato da prodotto agricolo in risorsa strategica per la difesa degli Stati Uniti.

La vittoria di Bayer alla Corte Suprema

Il sostegno a Bayer non si è limitato alla politica industriale. Nel caso Monsanto v. Durnell, il dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Trump ha chiesto alla Corte Suprema di riconoscere la prevalenza della normativa federale sui pesticidi rispetto alle cause intentate in base alle leggi dei singoli Stati.

John Durnell aveva utilizzato il Roundup per circa vent’anni e sosteneva che l’esposizione al prodotto gli avesse provocato un linfoma non Hodgkin. Una giuria del Missouri gli aveva riconosciuto oltre un milione di dollari per la mancata informazione sul rischio di cancro.

Il 25 giugno 2026, con sette voti contro due, la Corte Suprema ha accolto la tesi di Monsanto. Secondo la maggioranza, quando l’Epa ha approvato un’etichetta senza richiedere un’avvertenza sul cancro, uno Stato non può imporre di fatto un obbligo aggiuntivo attraverso una causa per mancato avvertimento.

La sentenza non afferma che il Roundup sia innocuo. Stabilisce però che l’approvazione federale dell’etichetta può impedire ai cittadini di chiedere un risarcimento sostenendo che il produttore avrebbe dovuto inserire avvertenze più severe.

La portata della decisione va quindi ben oltre il caso individuale. Per decenni le cause statali hanno costituito un controllo ulteriore rispetto alle decisioni dell’Epa. La sentenza restringe questo spazio e potrebbe incidere su migliaia di procedimenti pendenti contro Bayer.

Il governo Trump aveva sostenuto la posizione della società con due memorie, una nel dicembre 2025 e una nel marzo 2026. Quest’ultima era stata firmata anche da tre funzionari del dipartimento di Giustizia provenienti da studi legali che avevano lavorato per Bayer.

Il ritorno del dicamba

Nel febbraio 2026 l’Epa ha inoltre autorizzato nuovamente l’uso “over-the-top” del dicamba, cioè la sua applicazione direttamente sulle piante di soia e cotone geneticamente modificate per resistere all’erbicida.

Due tribunali federali avevano annullato precedenti autorizzazioni. Il principale problema è la capacità del dicamba di volatilizzarsi o di essere trasportato fuori dai campi trattati, danneggiando colture vicine non resistenti.

L’Epa sostiene che le nuove formulazioni e le nuove condizioni d’uso prevedano le misure di sicurezza più severe mai imposte per questo erbicida. L’agenzia ha giustificato la decisione con la necessità di offrire agli agricoltori uno strumento contro infestanti divenute resistenti ad altri prodotti.

La riapprovazione riapre però un mercato molto redditizio, nonostante anni di contenziosi e migliaia di segnalazioni di danni. Documenti interni di Monsanto emersi nelle cause giudiziarie indicano, secondo U.S. Right to Know, che gli scienziati dell’azienda avevano previsto i possibili problemi di deriva prima dell’immissione sul mercato dei prodotti.

Atrazina, ribaltata la valutazione sulle specie protette

Un altro cambiamento riguarda l’atrazina, erbicida vietato nell’Unione europea ma ancora largamente impiegato negli Stati Uniti, soprattutto nella coltivazione del mais.

Nel maggio 2026 lo U.S. Fish and Wildlife Service ha concluso che l’atrazina difficilmente metterebbe a rischio la sopravvivenza delle specie minacciate o in pericolo di estinzione.

La nuova valutazione ha ribaltato una precedente conclusione federale, secondo la quale l’erbicida poteva danneggiare più di mille specie protette. Il cambiamento ha eliminato uno dei principali ostacoli normativi alla prosecuzione del suo impiego.

Meno tutele per le specie minacciate

Nel luglio 2026 l’amministrazione Trump ha completato anche la revisione dei regolamenti applicativi dell’Endangered Species Act, la legge statunitense sulle specie minacciate.

Tra le modifiche figura la cancellazione della definizione regolamentare di “harm”, danno, utilizzata per decenni per comprendere non solo l’uccisione diretta di un animale protetto, ma anche la distruzione o alterazione del suo habitat.

Il cambiamento potrebbe rendere più facile autorizzare pesticidi anche quando il loro impiego modifica gli ecosistemi da cui dipendono le specie protette. Non sarebbe più necessario dimostrare l’assenza di conseguenze indirette con lo stesso livello di cautela richiesto in passato.

Paraquat, il riesame senza nuove restrizioni

Nel gennaio 2026 l’Epa aveva annunciato un nuovo esame del paraquat, erbicida estremamente tossico vietato in numerosi Paesi e da anni al centro di studi sul possibile legame con la malattia di Parkinson.

L’annuncio era stato presentato come un risultato del programma Make America Healthy Again. Nei fatti, però, l’agenzia non ha aperto una nuova valutazione specifica sul Parkinson e non ha introdotto ulteriori restrizioni.

Ha proseguito la revisione dell’autorizzazione già in corso, chiedendo ai produttori dati supplementari. L’Epa continua a sostenere che le prove disponibili non consentano di stabilire un legame definitivo tra paraquat e Parkinson o cancro.

La rottura con l’agenzia dell’Oms sul cancro

Nel marzo 2026 i National Institutes of Health hanno interrotto la collaborazione con la Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità.

La decisione impedisce agli scienziati del governo statunitense di partecipare ai gruppi di lavoro della Iarc e potrebbe privare l’agenzia di risorse finanziarie e competenze scientifiche.

La Iarc è da tempo bersaglio dell’industria dei pesticidi, soprattutto da quando, nel 2015, ha classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”.

I Monsanto Papers, i documenti interni resi pubblici durante le cause sul Roundup, hanno mostrato come l’azienda avesse progettato una strategia per “orchestrare l’indignazione” contro l’agenzia e indebolirne la credibilità.

Il ritiro degli Stati Uniti arriva mentre resta aperta la distanza tra la valutazione della Iarc, che considera il glifosato probabilmente cancerogeno, e quella dell’Epa, secondo cui è improbabile che rappresenti un rischio cancerogeno per l’uomo nelle condizioni d’uso autorizzate.

I nuovi test che rischiano di sostituire gli studi tradizionali

L’amministrazione Trump ha annunciato anche un maggiore impiego dei New Approach Methods, i Nam, per valutare le sostanze chimiche.

Si tratta di test cellulari, modelli informatici e sistemi basati sull’intelligenza artificiale che possono ridurre la sperimentazione animale, accelerare l’analisi di migliaia di composti e individuare alcuni meccanismi tossicologici difficili da osservare con i metodi tradizionali.

Molti scienziati ne sostengono lo sviluppo. Il problema nasce quando questi strumenti, non sempre pienamente validati, vengono utilizzati per sostituire anziché integrare gli studi sugli animali, le indagini epidemiologiche e i dati ottenuti sulle popolazioni esposte.

Secondo i critici, un passaggio troppo rapido ai Nam potrebbe portare a non riconoscere effetti complessi, ritardati o legati all’esposizione durante lo sviluppo, come quelli sul sistema endocrino e neurologico.

Smantellata la ricerca indipendente dell’Epa

Il cambiamento dei metodi di valutazione si inserisce in un indebolimento più generale della capacità scientifica dell’Epa.

Nel luglio 2025 l’amministrazione ha avviato lo smantellamento dell’Office of Research and Development, il principale centro di ricerca interno dell’agenzia.

L’ufficio forniva analisi indipendenti sui rischi di pesticidi e sostanze chimiche: tumori, alterazioni ormonali, danni allo sviluppo infantile ed effetti sugli ecosistemi.

Scienziati ed ex funzionari dell’Epa hanno avvertito che la riduzione del personale e delle competenze interne renderà l’agenzia più dipendente dagli studi presentati dalle stesse imprese che chiedono l’autorizzazione dei prodotti.

Ed è proprio qui che la questione delle nomine, dei tagli e dei nuovi metodi di valutazione si ricompone: meno ricerca pubblica significa meno capacità di verificare in modo indipendente i dati dell’industria.

Cancellati anche i registri sull’uso dei pesticidi

Nel giugno 2025 il dipartimento dell’Agricoltura ha eliminato gli obblighi che imponevano agli agricoltori di conservare i dati sull’impiego dei pesticidi a uso ristretto.

Le registrazioni indicavano quando, dove, in quale quantità e con quali modalità erano stati applicati prodotti contenenti sostanze come paraquat, atrazina, dicamba e clorpirifos.

Questi archivi erano utilizzati per controllare il rispetto delle norme, ricostruire le esposizioni in caso di contaminazione, indagare su danni sanitari e ambientali e valutare la reale diffusione delle sostanze.

La loro eliminazione non rende soltanto più difficile sanzionare gli usi irregolari. Riduce anche la quantità di dati a disposizione di ricercatori e autorità sanitarie per capire quali popolazioni siano esposte e con quali conseguenze.

Dalle promesse salutiste alla deregolamentazione

Presi singolarmente, alcuni provvedimenti possono essere presentati come interventi per sostenere gli agricoltori, ridurre la burocrazia, promuovere l’innovazione o garantire l’autosufficienza industriale degli Stati Uniti.

Considerati insieme, raccontano però una direzione precisa: più prodotti autorizzati, minori ostacoli giudiziari per le imprese, meno tutele ambientali e una riduzione della capacità pubblica di produrre dati indipendenti.

È questo il contesto ricostruito da Stacy Malkan. Non una singola decisione controversa, ma una sequenza di nomine, sentenze, autorizzazioni e revisioni normative che ha rafforzato il peso di Big Pesticides nella politica statunitense.

Durante la campagna elettorale Trump aveva promesso di liberare gli americani dalle sostanze chimiche che minacciano la salute. Nei primi 18 mesi di governo, il risultato più evidente è stato invece quello di liberare l’industria dei pesticidi da una parte dei vincoli, dei controlli e delle responsabilità che ne limitavano l’azione.