
Pubbliredazionale a cura di Studio MG
Ci sono casi in cui parlare di risarcimento è particolarmente difficile. La morte di un figlio è una perdita che nessuna cifra può compensare. Eppure, quando il decesso avviene dopo un percorso sanitario che solleva dubbi, la famiglia può avere bisogno di capire se ci siano state responsabilità e quali diritti possano essere tutelati.
Nei casi di presunta responsabilità sanitaria, però, è fondamentale usare cautela: non basta che l’esito sia stato tragico per concludere che ci sia stato un errore medico. Servono cartelle cliniche, esami, consulenze specialistiche e una valutazione medico-legale completa.
Quando si può parlare di presunta malasanità?
Si può parlare di presunta malasanità quando un paziente o i suoi familiari ritengono che durante il percorso di cura possano esserci stati errori, ritardi, omissioni o scelte non adeguate.
Ma il termine “presunta” è decisivo. In medicina, un peggioramento o un decesso possono dipendere da complicanze non sempre evitabili. Per capire se esista una responsabilità sanitaria bisogna verificare se i medici e la struttura abbiano rispettato le regole di prudenza, le linee guida, le buone pratiche cliniche e gli obblighi di informazione.
La legge italiana sulla responsabilità medica, nota come Legge Gelli-Bianco, disciplina sicurezza delle cure, responsabilità degli operatori sanitari e gestione del rischio clinico. Proprio per questo, ogni caso deve essere valutato tecnicamente, non solo emotivamente.
Un caso simulato: bambino di 10 anni deceduto dopo un intervento di appendicite
Immaginiamo questo scenario.
In una famiglia residente in Friuli Venezia Giulia, il figlio di 10 anni viene ricoverato per un’appendicite. Dopo l’intervento, a distanza di due giorni, compare una febbre molto alta. Il bambino resta ricoverato, ma nei due giorni successivi la situazione peggiora progressivamente, fino al decesso in ospedale.
Il padre ha 45 anni. La madre e il padre sono sposati quindi il rapporto familiare era quotidiano e strettissimo. Nel nucleo familiare, dopo la morte del figlio, restano solo i due genitori.
Il caso è avvenuto il 4 maggio 2026.
Inserendo questi dati nel calcolatore di Onorare.it, la stima orientativa del risarcimento per il padre risulta pari a: 391.103,18 euro
Attenzione: questa cifra non deve essere letta come un importo automatico o garantito. È una simulazione basata senza approfondire i dati complessi che questi casi richiedono, come la dinamica e la responsabilità reale dell’accaduto, o la situazione finanziaria della vittima. È un calcolo indicativo basato su alcuni dati essenziali che sono: età della vittima, età del familiare superstite, rapporto con la vittima, convivenza e composizione del nucleo familiare.
In caso di trattativa con il liquidatore della compagnia assicurativa, i documenti e i dati da presentare infatti sono molto più precisi e specifici.
Perché la morte di un figlio ha una valutazione così delicata?
La perdita di un figlio viene considerata tra i danni più gravi nella vita di un genitore. Non riguarda solo il dolore immediato, ma la perdita di una relazione destinata, in condizioni normali, ad accompagnare tutta la vita familiare.
Nel caso simulato, il bambino aveva 10 anni e viveva stabilmente con i genitori. La convivenza, la quotidianità, la dipendenza affettiva e materiale del minore e la presenza costante nella vita familiare sono elementi che incidono profondamente sulla valutazione del danno.
Per orientare la liquidazione del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale, in questo caso verrebbero utilizzate le Tabelle di Milano: delle tabelle di riferimento per calcolare il valore economico dei danni fisici.
Cosa bisogna verificare in un caso di presunta responsabilità sanitaria?
In un caso come questo, la domanda centrale non è solo “quanto vale il danno?”, ma prima ancora: che cosa è successo davvero durante il percorso di cura?
Gli elementi da verificare possono essere molti:
- diagnosi iniziale;
- tempi dell’intervento;
- andamento post-operatorio;
- cause della febbre alta;
- esami richiesti dopo il peggioramento;
- terapie somministrate;
- monitoraggio dei parametri;
- eventuali segni di infezione o complicanza;
- comunicazioni date ai genitori;
- completezza della cartella clinica.
Solo una consulenza medico-legale, spesso affiancata da specialisti della materia coinvolta, può stabilire se il decesso fosse prevedibile, evitabile o collegato a condotte sanitarie non corrette.
Perché la cartella clinica è fondamentale?
La cartella clinica è il documento principale per ricostruire quello che è accaduto in ospedale. Contiene accessi, diagnosi, terapie, esami, parametri, annotazioni, consulenze, consenso informato e decisioni cliniche.
Nei casi di presunta malasanità, la cartella clinica non è un dettaglio burocratico: è il punto di partenza dell’intera valutazione.
Anche il consenso informato ha un ruolo importante. La legge sul consenso informato prevede che il consenso sia documentato e inserito nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico.
Il risarcimento si calcola solo in base all’età?
No. L’età è un elemento importante, ma non basta.
Nel caso simulato, contano anche il rapporto tra padre e figlio, la convivenza, l’intensità del legame, la composizione del nucleo familiare e l’impatto della perdita sulla vita del genitore.
Il calcolatore di Onorare.it restituisce una stima di 391.103,18 euro, ma la valutazione reale può cambiare in base alla documentazione e all’accertamento della responsabilità.
In una vicenda sanitaria, infatti, ci sono due livelli distinti:
- primo: verificare se esiste una responsabilità della struttura o dei sanitari;
- secondo: se la responsabilità viene accertata, quantificare il danno subito dai familiari.
Perché una stima online non basta nei casi di malasanità?
Una stima online può essere utile per orientarsi, ma nei casi di presunta malasanità non può mai bastare.
Il valore del risarcimento dipende dalla perdita subita, ma il diritto al risarcimento dipende dall’accertamento della responsabilità. Se non viene dimostrato il collegamento tra condotta sanitaria, evento dannoso e decesso, la sola entità del danno non è sufficiente.
Per questo servono verifiche approfondite, tra cui l’acquisizione della cartella clinica completa, l’analisi dei tempi, il confronto con linee guida e buone pratiche cliniche, la valutazione medico-legale e, quando necessario, l’intervento di specialisti.
Cosa dovrebbe fare una famiglia in una situazione simile?
La prima cosa è raccogliere tutta la documentazione sanitaria: cartella clinica, referti, esami, lettere di dimissione, consenso informato, comunicazioni ricevute, eventuali relazioni interne e ogni documento consegnato dall’ospedale.
È utile anche ricostruire una cronologia precisa: data del ricovero, data dell’intervento, comparsa della febbre, peggioramento, terapie, comunicazioni ricevute dai medici e momento del decesso.
In casi così delicati, il confronto con un professionista esperto può aiutare a capire se ci siano elementi da approfondire, senza partire da conclusioni affrettate.
Cosa deve sapere chi legge?
La responsabilità sanitaria è una materia complessa. Un esito tragico non significa automaticamente errore medico, ma un dubbio fondato merita di essere verificato con serietà.
Nel caso simulato, la morte di un bambino dopo un intervento per appendicite e dopo giorni di peggioramento in ospedale richiederebbe indagini particolarmente accurate. Il punto non è cercare un colpevole a tutti i costi, ma capire se tutto ciò che doveva essere fatto sia stato fatto nei tempi e nei modi corretti.
Solo dopo questa verifica si può parlare in modo concreto di risarcimento.
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- Per valutare la tua situazione (tua o di un tuo familiare) e i passi da fare per ottenere il giusto risarcimento per i danni patrimoniali e non patrimoniali che hai subito.
- Per avere un secondo parere: anche se ti sei già affidato a un professionista, vale la pena chiedere una seconda opinione. Potrai quindi valutare con totale libertà le tue opzioni.
- Per scoprire se, passati alcuni anni dall’incidente mortale, puoi ancora avere diritto al tuo risarcimento.
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