
Le offerte energetiche presentate come sostenibili sono davvero tali? Secondo il Beuc spesso no. Per questo l’associazione ha presentato una denuncia alla Commissione europea contro Eni Plenitude, Shell, TotalEnergies ed Engie
Le offerte energetiche presentate come sostenibili sono davvero tali? Secondo il Beuc, l’organizzazione europea dei consumatori, spesso no. Per questo l’associazione, insieme a 12 organizzazioni nazionali di altrettanti paesi, tra cui l’Italia, ha presentato una denuncia alla Commissione europea e alle autorità nazionali per la tutela dei consumatori contro quattro grandi società del settore: Eni Plenitude, Shell, TotalEnergies ed Engie. Nel mirino ci sono presunte pratiche di greenwashing, ovvero l’utilizzo di messaggi e campagne pubblicitarie che attribuiscono ai prodotti un’immagine ecologica più favorevole di quella reale. Una pratica che, secondo il Beuc, potrebbe violare la normativa europea sulla protezione dei consumatori.
Prodotti verdi che continuano a dipendere dai combustibili fossili
L’associazione denuncia l’uso di slogan e messaggi generici che promuovono come “verde” energia che continua a comprendere il gas fossile. Le aziende metterebbero inoltre in evidenza i propri investimenti nelle fonti rinnovabili, che tuttavia rappresenterebbero una parte marginale delle loro attività complessive e non sarebbero accompagnati da una reale uscita dai combustibili fossili.
Sotto accusa anche gli impegni sul raggiungimento delle emissioni nette zero, ritenuti poco credibili alla luce dei continui investimenti nell’espansione delle attività legate a petrolio e gas.
Un altro punto contestato riguarda i meccanismi di compensazione delle emissioni. Alcune società sostengono che la CO2 prodotta venga bilanciata attraverso investimenti in progetti climatici, come le piantagioni forestali. Una strategia che, secondo il Beuc, non può essere considerata una compensazione scientificamente valida.
Il caso del gas naturale “più pulito”
Tra le pratiche ritenute ingannevoli figurano anche i confronti che presentano il gas naturale come un combustibile “più verde” rispetto ad altre fonti fossili. Secondo il Beuc, queste affermazioni omettono aspetti fondamentali: il gas produce comunque elevate emissioni di anidride carbonica e lungo tutta la filiera, dall’estrazione al trasporto, si verificano perdite di metano, un gas serra con un potere climalterante molto elevato. Considerando anche queste emissioni, l’impatto climatico del gas può risultare comparabile, o addirittura superiore, a quello del carbone o del petrolio.
Consumatori indotti a pagare di più
Per il direttore generale del Beuc, Agustín Reyna, il greenwashing non rappresenta soltanto un problema ambientale. “I consumatori stanno pagando un sovrapprezzo per offerte energetiche verdi che sono verdi soltanto nel nome – afferma Reyna – Queste pratiche rendono difficile distinguere tra le aziende che stanno realmente abbandonando i combustibili fossili e quelle che non lo stanno facendo”.
Il rischio, secondo l’associazione, è duplice. Da una parte i cittadini vengono mantenuti dipendenti dalle oscillazioni dei prezzi di petrolio e gas, che hanno già provocato diverse crisi energetiche negli ultimi anni. Dall’altra, l’incertezza generata dal marketing ambientale scoraggia gli investimenti in tecnologie realmente pulite, come pompe di calore e pannelli fotovoltaici.
La richiesta: stop ai messaggi ingannevoli e rimborsi ai clienti
Il Beuc chiede alle autorità europee e nazionali di intervenire imponendo alle aziende coinvolte di interrompere l’utilizzo di dichiarazioni ambientali fuorvianti e di avviare un’indagine sull’intero settore energetico. L’organizzazione chiede inoltre che i consumatori che hanno pagato prezzi più elevati per contratti energetici presentati come “green” possano essere risarciti.
Secondo il Beuc, infatti, gli investimenti in progetti climatici non dovrebbero essere utilizzati per far credere che le emissioni prodotte dalle aziende o dai loro prodotti siano completamente compensate. La denuncia arriva in un contesto in cui la sostenibilità pesa sempre di più nelle scelte di acquisto. Un’indagine realizzata dal Beuc nel 2023 mostra che il 79% dei consumatori europei dichiara di impegnarsi per ridurre il proprio impatto ambientale e di prestare maggiore attenzione alle dichiarazioni ecologiche. Proprio per questo, sottolinea l’organizzazione, le imprese che operano in uno dei settori più inquinanti hanno una responsabilità particolare nel comunicare in maniera corretta e trasparente, evitando messaggi che rischiano di trasformare la transizione energetica in un’operazione di marketing.









