
Il provvedimento è del Tribunale di Venezia che ha ordinato ad acqua minerale San Benedetto di rimuovere dal proprio sito internet e dai canali social ben cinque messaggi ambientali ritenuti ingannevoli perché formulati in modo vago, generico e privo di elementi verificabili
Un altro stop al greenwashing nel settore delle acque minerali. Il Tribunale di Venezia ha ordinato ad acqua minerale San Benedetto di rimuovere dal proprio sito internet e dai canali social ben cinque messaggi ambientali ritenuti ingannevoli perché formulati in modo vago, generico e privo di elementi verificabili. Il provvedimento accoglie parzialmente l’azione inibitoria collettiva promossa dall’associazione dei consumatori Codici.
I claim ambientali sotto accusa
Nel mirino dei giudici sono finite alcune delle principali affermazioni utilizzate dall’azienda per comunicare il proprio impegno ambientale. Tra queste, il messaggio secondo cui il PET sarebbe “100% riciclabile”, accompagnato da riferimenti all’impiego di plastica riciclata (rPET), alla riduzione del peso delle bottiglie e al conseguente risparmio energetico. Contestate anche le dichiarazioni raccolte sotto il titolo “Non solo Packaging”, che richiamano contenitori più leggeri, minori consumi di materie prime, riduzione delle emissioni di CO₂, efficientamento energetico degli stabilimenti e installazione di impianti fotovoltaici.
Stessa sorte per la sezione “l’innovazione tecnologica dedicata all’ambiente”, dove San Benedetto definisce la sostenibilità un “fattore imprescindibile” del proprio modello di business e parla di un “processo virtuoso” lungo tutta la filiera produttiva, oltre a rivendicare una riduzione del 40% del PET impiegato e l’utilizzo di macchinari a basso consumo energetico. Bocciata anche la dicitura “Più rPET, meno plastica vergine”, con cui l’azienda sottolinea di utilizzare il 30% di plastica riciclata nelle bottiglie, oltre il minimo del 25% richiesto dalla normativa europea. Infine, il Tribunale ha vietato lo slogan generale “San Benedetto è Sostenibilità”.
Le motivazioni del Tribunale
Il Tribunale non mette in discussione che l’azienda utilizzi plastica riciclata, alleggerisca alcune bottiglie o abbia realizzato interventi di efficientamento energetico. Il nodo è un altro: le affermazioni non precisano a quali prodotti si riferiscano, quale sia il termine di confronto utilizzato, come siano calcolati i risparmi dichiarati o quale sia l’effettivo beneficio ambientale.
Secondo i giudici, questi messaggi rischiano di trasmettere ai consumatori l’idea che l’intera produzione dell’azienda abbia un ridotto impatto ambientale, senza fornire prove sufficienti a sostegno di tale rappresentazione. Anche un’informazione di per sé corretta può risultare ingannevole se induce il pubblico ad attribuire a un prodotto o all’azienda benefici ambientali più ampi di quelli effettivamente dimostrati.
Particolarmente severa la valutazione sullo slogan “San Benedetto è Sostenibilità”, che suggerisce un’immagine di produzione complessivamente sostenibile o priva di impatti, mentre l’imbottigliamento, il confezionamento e il trasporto dell’acqua minerale comportano inevitabilmente consumi di materie prime, energia ed emissioni.
Il provvedimento distingue però tra slogan generici e informazioni documentate. Restano infatti utilizzabili le comunicazioni che riportano dati puntuali e verificabili, come quelle relative alla quantità di plastica risparmiata grazie all’alleggerimento delle bottiglie. Via libera anche al marchio “Ecogreen” e alla formula “Ecogreen: il nostro impegno concreto”, perché collegati, attraverso il QR code presente sulle bottiglie, a informazioni tecniche dettagliate.
Il precedente del “CO₂ Impatto Zero”
Per San Benedetto non si tratta del primo intervento sulla comunicazione ambientale. Esattamente un anno fa l’Antitrust ha portato l’azienda a eliminare dalle etichette e dalla comunicazione le diciture “CO₂ Impatto Zero” e “Produzione a impatto zero”.
Il nuovo decreto del Tribunale di Venezia riguarda invece altre affermazioni, rimaste online o introdotte successivamente, e ribadisce un principio sempre più centrale nella lotta al greenwashing: le imprese possono comunicare i propri miglioramenti ambientali, ma devono farlo con messaggi specifici, circostanziati e verificabili, senza attribuire genericamente ai prodotti o all’intera attività aziendale una sostenibilità che non sia adeguatamente dimostrata.
“Questa vittoria contro il greenwashing conferma l’importanza del nostro impegno a tutela dei consumatori – commenta Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici – Non si tratta di una battaglia ideologica, ma di una questione economica e di corretto funzionamento del mercato. Un’informazione commerciale chiara, verificabile e non ingannevole consente ai cittadini di effettuare scelte consapevoli, ma costituisce anche uno strumento essenziale di contrasto alla concorrenza sleale: impedisce che chi ricorre a dichiarazioni ambientali generiche o non adeguatamente dimostrate ottenga un vantaggio competitivo indebito rispetto alle imprese che investono realmente in innovazione, qualità e sostenibilità”.
La risposta di San Benedetto
Acqua Minerale San Benedetto scrive in una nota che “il decreto emesso dal Tribunale di Venezia, che ha respinto gran parte dei motivi di ricorso proposti dall’associazione Codici, rappresenta per l’azienda un ulteriore contributo alla definizione di criteri sempre più chiari, specifici e trasparenti nella comunicazione rivolta ai consumatori, in un ambito complesso e in continua evoluzione come quello delle asserzioni ambientali”.
L’azienda sottolinea che il Tribunale ha escluso l’ingannevolezza del marchio Ecogreen e del claim “Ecogreen: il nostro impegno concreto” ed ha richiesto la rimozione dal sito internet e dai canali social di cinque formulazioni considerate generiche e non sufficientemente circoscritte a prodotti, attività o risultati specifici. Si tratta in particolare di claim quali: “Sai che PET è riciclabile?”; “Non solo packaging”; “L’Innovazione tecnologica dedicata all’ambiente”; “Più RPET, meno plastica vergine”; “San Benedetto e sostenibilità”. L’azienda fa sapere che ha già apportato tutte le modifiche richieste.









