
Il piano vaccinale contro l’aviaria, avviato in modo sperimentale in cinque allevamenti, non prevede vaccini mRNA ma carne e uova sono commercializzabili in Italia e non all’estero. Il professor Fabrizio Pregliasco ci spiega le ragioni
“Su carne e uova non resta il vaccino. Perché possono essere commercializzati solo in Italia? Non c’è stato un accordo sanitario con altri paesi”. Il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio e professore associato di Igiene generale e applicata presso la sezione di Virologia del dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano, risponde ai dubbi, spesso trasformati in fake news dalla propaganda no vax sui social, legati al progetto pilota di vaccinazione contro l’aviaria avviato il 5 maggio scorso dal ministero della Salute in cinque allevamenti (tre di tacchini e due di ovaiole) nelle province di Mantova e Verona.
In rete circolano una serie di false notizie la principale è che nel progetto sperimentale verrebbero utilizzati vaccini mRNA: come abbiamo spiegato non è vero e ce lo conferma anche il professor Pregliasco: “Non sono previsti vaccini mRNA“.
Tuttavia alcune perplessità e domande sorgono rispetto alla procedura prevista dal piano sperimentale di vaccinazione: carne e uova possono essere commercializzati in Italia ma non espostate. Perché? “Premetto – risponde al Salvagente Preggliasco – che sui prodotti derivati, carne di tacchino e uova, non restano residui del vaccino e che l’intera procedura prevede controlli e monitoraggi. Il fatto che non sia prevista l’esportazioni dei prodotti destinati al consumo è legato al fatto che sulla vaccinazione non c’è stato un accordo sanitario tra i diversi paesi europei. Per capirci in alcuni paesi prevale ancora l’idea degli abbattimenti totali dei capi qualora ci sia anche solo un animale infettto nell’allevamento”. Quindi il motivo del divieto dell’esportazione è legato a una questione burocratica e non di sicurezza alimentare.
Di fondo nella Ue c’è chi teme che il vaccino non possa “bloccare” alcune varianti resistenti “e quindi – aggiunge l’esperto – il timore è che il vaccino possa ‘nascondere’ infezioni circolanti. La sperimentazione serve anche a capire questi aspetti”.





