Togliete l’arsenico dai biberon dei nostri bambini

Il primo cibo solido di molti bambini è a base di cereali, in particolare di riso. Ed è spesso avvelenato, almeno un po’. Inizia con queste parole, decisamente pesanti, l’editoriale del numero di gennaio di Scientific American, una delle più antiche e prestigiose riviste di divulgazione scientifica.

L’allarme americano

Se l’affermazione può sembrare allarmistica, i dati ne confortano, purtroppo, il fondamento. Diversi studi hanno rilevato che molte marche di farine di cereali contengono quantità misurabili di arsenico inorganico, il tipo più tossico. E non pensiate che si tratti solo di quelli a base di riso: uno studio di Consumer Reports dello scorso agosto ha testato 50 alimenti per neonati e bambini piccoli, tra cui marchi bio e non come Gerber, Earth’s Best, Beech-Nut e altre etichette popolari e ha trovato prove di almeno un pericoloso pesante metallo in ogni prodotto. Quindici dei 50 contenevano abbastanza contaminanti da rappresentare potenziali rischi per la salute di un bambino che mangiava una porzione o anche meno al giorno.

E quello europeo

E il problema non sembra interessare solo quel lato dell’oceano. Lo scorso aprile il Salvagente riferiva dell’inchiesta dell’agenzia federale svizzera che ha trovato arsenico nei prodotti a base di riso per i bambini, 105 gli alimenti a base di riso per neonati e bambini piccoli analizzati, ma ha preferito non fare i nomi. Una scelta che suscitato molte proteste con le associazioni dei consumatori. Come KTipp che denunciava: “Il Parlamento preferisce proteggere l’industria alimentare piuttosto che tutelare i bambini”.

E quella elvetica è una conferma di quanto trovato un anno prima da una ricerca dell’Institute for Global Food Security presso la Queen’s University di Belfast: quasi tre quarti degli alimenti per bambini a base di riso contenevano un livello di arsenico oltre quelli tollerabili.

I pericoli dell’arsenico

Spiega la rivista scientifica che “i metalli pesanti possono compromettere lo sviluppo cognitivo nei bambini, che sono particolarmente a rischio a causa delle loro dimensioni più piccole e della tendenza ad assorbire più di queste sostanze rispetto agli adulti. Si è scoperto che l’arsenico inorganico nell’acqua potabile riduce i punteggi del QI dei bambini da cinque a sei punti. E con il tempo i metalli pesanti si accumulano nel corpo e possono aumentare il rischio di cancro, problemi riproduttivi, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari. Certo, scoprire che la tua marca preferita è contaminata non è un motivo di panico”.

Dopo quest’elenco di pericoli arriva un po’ di conforto dall’editoriale della rivista: “È improbabile che bassi livelli di esposizione per brevi periodi causino effetti devastanti e i genitori dovrebbero concentrarsi sulla riduzione dei livelli complessivi di queste sostanze tossiche nella dieta totale dei loro figli per limitare i danni”.

Da dove arriva fino al biberon

Oltre che dalla presenza naturale anche da pesticidi, estrazione mineraria e inquinamento. “Alcune colture assorbono inevitabilmente metalli più pesanti. Il riso, ad esempio, sia a causa della sua particolare fisiologia, sia perché viene spesso coltivato in campi allagati dall’acqua, che è una fonte primaria del metallo”, spiega Scientific American.
E qui i produttori giocano un ruolo non secondario nell’efficacia dei loro controlli, tanto più che circa un terzo dei prodotti testati non contengono livelli di metallo preoccupanti.

“Alcune aziende stanno già cercando di indagare sulle fonti di contaminazione nei loro prodotti e ridurle. Altre dovrebbero seguirle ed essere trasparenti su questi sforzi” spiega la rivista scientifica.

E conclude: “Ci sono molti modi per affrontare questo problema. Il Congresso, la FDA (la Food and drug administration, l’Agenzia di controllo statunitense anche degli alimenti, ndr), l’industria alimentare, gli scienziati e i medici dovrebbero unirsi per affrontare una grave minaccia per la nostra popolazione più vulnerabile”.

Qualche passo, almeno in Europa, è stato fatto fissando limiti più bassi che in passato per l’arsenico nei baby food (sotto 0,1 mg/kg) ma visti i risultati delle ricerche disponibili serve molto più controllo anche nel Vecchio continente.