Vegano ma davvero vegetale? Le analisi tedesche scoprono il bluff delle gelaterie

Un test tedesco su 55 gelati vegani rivela contaminazioni da latte in alcuni prodotti artigianali. Nessun problema nei confezionati, ma tre gelati sfusi contenevano elevate quantità di proteine del latte non dichiarate

Un gelato dichiarato “vegano” è davvero privo di ingredienti animali? Non sempre. A lanciare l’allarme sono i laboratori ufficiali del Baden-Württemberg, in Germania, che hanno analizzato 55 campioni di gelati etichettati come vegani, acquistati sia nella grande distribuzione sia in gelaterie artigianali.

Il risultato è rassicurante solo a metà: mentre i prodotti confezionati sono risultati sostanzialmente conformi, nei gelati sfusi venduti in gelateria sono emerse diverse contaminazioni da latte, in alcuni casi molto elevate.

I controlli sui gelati vegani

Le analisi sono state condotte dagli istituti pubblici CVUA Freiburg e CVUA Karlsruhe su:

  • 37 gelati confezionati acquistati nei supermercati;
  • 18 gelati sfusi venduti in gelateria.

I tecnici hanno cercato la presenza di proteine del latte e dell’uovo, due ingredienti incompatibili con la definizione di prodotto vegano.

Secondo la normativa tedesca e le linee guida europee, infatti, un alimento definito “vegano” non deve contenere ingredienti di origine animale in nessuna fase della produzione. Sono quindi esclusi latte, uova, miele, gelatina e altri derivati animali.

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Nessun problema nei prodotti confezionati

Le analisi sui gelati industriali hanno dato esiti nel complesso positivi.

Tutti i 37 campioni confezionati sono stati giudicati conformi rispetto alla dicitura “vegano”. Solo tre prodotti contenevano minime tracce di proteine del latte, ma riportavano correttamente l’avvertenza “può contenere tracce di latte”.

In nessun campione confezionato sono state trovate proteine dell’uovo.

Secondo i laboratori tedeschi, queste minime contaminazioni accidentali possono verificarsi nonostante le procedure di pulizia degli impianti e non rendono automaticamente ingannevole la dicitura “vegano”, purché siano tecnicamente inevitabili e correttamente segnalate agli allergici.

Nelle gelaterie va in scena l’inganno

Molto meno rassicuranti i risultati sui gelati artigianali venduti sfusi.

Solo 9 dei 18 campioni analizzati sono risultati completamente privi di proteine del latte. In altri sei casi sono state rilevate piccole quantità compatibili con contaminazioni accidentali.

Ma tre campioni presentavano concentrazioni molto elevate di proteine del latte: 160, 220 e addirittura 1900 mg/kg. In nessuno dei casi era presente un’avvertenza sulle possibili tracce di latte.

Secondo gli esperti tedeschi, a questi livelli non si può escludere una contaminazione evitabile dovuta alla lavorazione: ad esempio una pulizia insufficiente delle macchine del gelato, dei contenitori o delle palette usate per servire i prodotti.

Per questo motivo le autorità locali sono state incaricate di effettuare ulteriori verifiche presso i produttori e le gelaterie coinvolte.

Le contaminazioni crociate

Il caso evidenzia un problema noto nel settore alimentare: le contaminazioni crociate.

Anche un prodotto preparato con ingredienti esclusivamente vegetali può entrare in contatto con latte o uova durante la produzione, soprattutto quando gli stessi impianti vengono utilizzati anche per prodotti tradizionali.

È il motivo per cui molti alimenti vegani riportano la dicitura “può contenere tracce di latte e uova”. Si tratta di un’indicazione volontaria destinata soprattutto alle persone allergiche.

Tuttavia, spiegano i laboratori tedeschi, queste contaminazioni devono restare minime e tecnicamente inevitabili. Quantità elevate potrebbero invece indicare carenze igieniche o procedure produttive non adeguate.