
Le associazioni dei consumatori chiedono alle principali catene della distribuzione, come Coop, Conad, Esselunga, Lidl, Selex, Aldi e Carrefour, di fare fronte comune contro le nuove tecniche genomiche e i prodotti derivati
Le associazioni dei consumatori chiedono alle principali insegne della Gdo di opporsi alla deregolamentazione sulle piante Ngt e i loro derivati – i cosiddetti nuovi Ogm – e quindi di prevedere come avviene per i cibi che contengono Organismi geneticamente modificati la piena tracciabilità e l’indicazione in etichetta della loro presenza. Ricordiamo che i prodotti a marchio del distributore (Mdd o private label) rappresentano più di un terzo delle vendite in Italia.
A metà giugno il Parlamento europeo si appresta ad approvare il nuovo regolamento riguardante le “piante ottenute mediante alcune nuove tecniche genomiche, nonché alimenti e mangimi da esse derivati”, le associazioni dei consumatori italiane hanno scritto, stante la mancanza di qualsivoglia dibattito politico e mediatico in Italia sulle conseguenze ambientali, agricole e industriali di questo regolamento, alle più importanti catene di Gdo operanti in Italia per “instaurare un dialogo e possibilmente fare fronte comune per ottenere che i prodotti che in futuro verranno commercializzati siano sottoposti alle stesse regole a cui soggiacciono i tradizionali Ogm”.
Nuovi Ogm senza regole: cosa cambia
Il Regolamento, il cui contenuto è discusso e negoziato dal 2023, prevede una completa deregolamentazione delle cosiddette piante NGT di categoria 1 (NGT, New Genomic Techniques, Nuove tecniche genomiche): per queste piante e per gli alimenti e mangimi da esse derivati non saranno più necessari né una procedura di autorizzazione, né una valutazione dei rischi, né un’etichettatura sul prodotto finale a differenza di quanto previsto per gli alimenti e mangimi ottenuti con la “vecchia” ingegneria genetica e in potenziale violazione del principio di precauzione.
Consumatori contrari
Le associazioni firmatarie dell’appello alla Gdo ricordano che la maggioranza dei cittadini e consumatori, italiani ed europei, è nettamente contraria al consumo di alimenti geneticamente modificati, siano questi modificati con tecniche precedenti oppure con le NGT: quasi due italiani su tre ritengono che l’Ue non dovrebbe togliere l’obbligo di segnalare in etichetta i prodotti Ngt o Ogm, e tre intervistati su quattro si dichiarano “preoccupati” per le possibili conseguenze sulla salute umana, come testimonia un sondaggio di Assobio.
“Si tratterebbe – prosegue una note delle assocazioni – di un arretramento senza precedenti nel sistema di garanzie costruito in decenni a tutela del consumatore europeo: il diritto a sapere cosa si mangia e a scegliere consapevolmente verrebbe di fatto svuotato. Altresì, tale previsione risulta del tutto contrario al principio precauzionale”.
Le richieste delle associazioni
Le associazioni firmatarie chiedono alla Gdo di uscire allo scoperto e dichiarare se siano o meno d’accordo nel sostenere che le NGT siano assoggettate alla direttiva UE 2001/18 sugli Ogm, quindi a tracciabilità obbligatoria lungo tutta la filiera, etichettatura chiara per i prodotti finali, e valutazione indipendente del rischio per ogni prodotto NGT immesso sul mercato.
“Se il Parlamento europeo approverà il nuovo regolamento che esclude i prodotti NGT dagli obblighi di etichettatura e tracciabilità, tutta la Gdo si troverà nell’impossibilità materiale di garantire e comunicare ai propri consumatori l’assenza di ingredienti derivanti dall’ingegneria genetica nelle proprie referenze a marchio. La garanzia “Gmo free”, così come è stata costruita e comunicata, perderebbe di significato, con danni evidenti alla credibilità e alla fiducia che il marchio ha saputo costruire nel tempo”.
Per queste ragioni, le associazioni firmatarie hanno chiesto formalmente un incontro urgente con i vertici di Coop Italia, Conad, Esselunga, Lidl, Selex, Aspiag, Poli, MPreis Italia, Aldi e Carrefour per discutere le conseguenze dell’approvazione dell’attuale testo regolamentare e come in Italia potremo porre un argine o meno all’immissione nel mercato di questi prodotti o quali iniziative comuni tra Gdo e associazioni dei consumatori possono essere cantierate unendo domanda e offerta per salvaguardare il diritto a sapere cosa compro e cosa mangio.
Le associazioni dei consumatori firmatarie sono 19: ACP-Aiace-Sdc, ACU, Adiconsum, ADOC, Adusbef APS, Associazione URT, Assoutenti, Casa del Consumatore, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, iConsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento del Consumatore, Movimento Difesa del Cittadino (MDC), Unione Nazionale Consumatori e Centro Tutela Consumatori Utenti.









