Dal boom commerciale al sospetto di tossicità: cosa succede al Cbd in Europa

CBD CANNABIS

La Francia vieta caramelle gommose, oli e integratori al Cbd dopo il parere dell’Anses sui possibili effetti tossici per fertilità e gravidanza. Ma c’è chi parla di un provvedimento sporporzionato, basato su uno studi a dosi esagerate

La Francia ha deciso di vietare la vendita di caramelle gommose, tinture e integratori alimentari contenenti Cbd, aprendo un nuovo fronte nella battaglia europea sul cannabidiolo, la sostanza attiva non psicotropa della canapa. La misura, entrata in vigore il 15 maggio per decisione della Direzione generale francese per l’alimentazione (DGAL), arriva dopo il parere dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa), che ha accolto la proposta dell’agenzia sanitaria francese Anses di classificare il Cbd come “presunto tossico per la riproduzione umana”.

Una decisione che rischia di avere conseguenze enormi su un mercato in forte espansione e che potrebbe influenzare anche le future scelte dell’Unione europea.

Il provvedimento francese blocca la commercializzazione di diversi prodotti a base di Cbd destinati al consumo orale: caramelle gommose, oli sublinguali, tinture e integratori alimentari. Il divieto si basa sulla normativa europea sui Novel Food, cioè i “nuovi alimenti”, categoria nella quale il Cbd rientra ufficialmente nell’Unione europea.

Secondo la Dgal, questi prodotti non possono essere venduti senza una preventiva autorizzazione europea. Autorizzazione che, a oggi, nessun integratore al Cbd ha ancora ottenuto.

Le accuse di tossicità

Alla base della stretta francese c’è il dossier scientifico elaborato dall’Anses, l’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria, che nel 2023 ha avviato la procedura per ottenere una classificazione armonizzata europea del Cbd secondo il regolamento Clp sulle sostanze chimiche.

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Dopo aver analizzato studi su topi, ratti e scimmie, l’agenzia ha concluso che il cannabidiolo potrebbe: compromettere la fertilità, danneggiare il feto e provocare effetti negativi sui bambini allattati al seno.

Per questo l’Anses ha proposto di classificare il Cbd nella categoria 1B delle sostanze tossiche per la riproduzione, con le frasi di rischio:

  • “Può nuocere alla fertilità. Può nuocere al feto”;
  • “Può essere nocivo per i bambini allattati al seno”.

L’Echa, attraverso il suo Comitato per la valutazione dei rischi (Rac), ha dato parere favorevole alla proposta e trasmetterà ora la valutazione alla Commissione europea.

Il parere dell’Echa non equivale automaticamente a un bando in tutta l’Unione europea. La decisione finale spetta infatti alla Commissione europea, che dovrà valutare il parere scientifico e decidere se trasformarlo in regolamento vincolante.

I tempi potrebbero essere lunghi: normalmente Bruxelles impiega da tre a nove mesi per pubblicare una bozza di decisione, che dovrà poi passare attraverso la consultazione degli Stati membri.

Nel frattempo, il Comitato scientifico europeo per la sicurezza dei consumatori sta anche valutando l’uso del Cbd nei cosmetici.

I benefici riconosciuti del Cbd

Il Cbd è uno degli oltre 100 fitocannabinoidi presenti nella pianta di canapa, ma a differenza del Thc non ha alcun effetto psicoattivo o “stupefacente”, e anzi aiuta a contrastarne gli effetti psicotropi. Diversi studi scientifici hanno evidenziato che al Cbd sono riconosciuti effetti sedativi, calmanti, antinfiammatori, miorilassanti e ansiolitici, rivelandosi efficace anche contro l’insonnia. Interessanti anche le sue applicazioni in campo veterinario, dove viene sempre più impiegato (ad esempio sui cani) per ridurre il dolore da osteoartrite e migliorare il benessere dell’animale senza effetti collaterali.

In Europa il Cbd destinato ad alimenti e integratori è considerato un Novel Food. Questo significa che può essere commercializzato solo dopo una valutazione di sicurezza dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

Ma finora nessun dossier ha ottenuto il via libera definitivo.

L’Efsa ha più volte sospeso o respinto le richieste presentate dalle aziende, per mancanza di dati tossicologici completi, assenza di studi sufficienti sulla sicurezza nell’uomo e dubbi sulla presenza di nanoparticelle.

Il colpo di grazia a un intero settore?

A chiedere un approccio scientifico misurato, seppure con estrema attenzione ai potenziali rischi, è chi lavora nel settore. Jacopo Paolini, Ceo Enecta e vicepresidente Gruppo di lavoro Lino e Canapa – Copa-Cogeca, spiega al Salvagente: “Il dossier discusso a livello Echa si fonda principalmente su studi tossicologici preclinici condotti su roditori, nei quali il Cbd viene somministrato a dosaggi estremamente elevati, nell’ordine di circa 100–300 mg per kg di peso corporeo al giorno. Tradotto su un adulto di circa 60 kg, ciò corrisponderebbe teoricamente a 6.000–18.000 mg di Cbd al giorno, ossia quantità enormemente superiori rispetto ai livelli normalmente riscontrabili nel consumo umano reale. Questi studi sono naturalmente importanti ai fini dell’identificazione di un possibile hazard tossicologico, elemento essenziale in qualsiasi sistema di tutela della salute pubblica. Tuttavia, in ambito regolatorio, è altrettanto importante distinguere tra identificazione del potenziale pericolo e valutazione del rischio nelle reali condizioni di esposizione”.

Per l’amministratore delegato dell’azienda fondata nel 2013 specializzata nella produzione e vendita di prodotti a base di Cbd: “Una cosa è osservare effetti avversi in condizioni sperimentali estreme; altra cosa è concludere che tali effetti siano direttamente trasferibili all’utilizzo umano nelle normali condizioni di consumo o impiego commerciale”.

Come è ovvio, Paolini chiede chiarezza per il settore, già fortemente penalizzato in Italia da misure spesso più ideologiche che scientifiche: “Senza una contestualizzazione rigorosa della dose, della biodisponibilità e dell’effettiva esposizione del consumatore, esiste il rischio di costruire una percezione del pericolo non pienamente proporzionata rispetto alle condizioni reali d’uso, con possibili conseguenze regolatorie molto ampie per l’intero settore della canapa industriale europea”.

Oggi il mercato europeo del Cbd è estremamente frammentato. Paesi come Germania, Paesi Bassi, Polonia, Austria, Repubblica Ceca e Svizzera mantengono un approccio relativamente permissivo. Al contrario, Francia, Spagna, Irlanda e Paesi nordici hanno adottato linee molto più restrittive. Ora il bando francese potrebbe diventare il primo passo verso una regolamentazione europea molto più severa del cannabidiolo.

Un orizzonte che spaventa chi, come il Ceo di Enecta, chiede regole chiare: “Il tema non riguarda esclusivamente il mercato del Cbd, ma potenzialmente una filiera agricola e industriale che negli ultimi anni ha investito nel rispetto del quadro normativo europeo, sviluppando attività legate all’alimentazione, alla cosmetica, alla bioeconomia, ai biomateriali e all’innovazione agricola”.