Cambiamenti climatici, lo studio che mostra come si stanno impoverendo i nostri cibi

CAMBIAMENTI CLIMATICI

Le piante crescono più in fretta con l’aumento dell’anidride carbonica, ma diventano anche meno ricche di sostanze essenziali. Una nuova analisi su oltre 59mila misurazioni mostra un trend netto: più calorie, meno ferro, zinco e proteine. E potrebbe aumentare anche il piombo.

Alla faccia di chi giura che il cambiamento climatico è solo un’invenzione ed esce dagli impegni e dalle organizzazioni internazionali che lo combattono, gli effetti di questi mutamenti non solo sono misurabili ma influiscono anche in ciò che mangiamo.

È questo il punto centrale di una nuova e vasta analisi condotta da Sterre ter Haar, ricercatrice e docente in Ecologia industriale all’Università di Leiden, pubblicata su The Conversation. La conclusione è che l’aumento della CO₂ sta rendendo gli alimenti “più calorici” ma “meno nutrienti”.

Per anni si è parlato dell’effetto “fertilizzante” dell’anidride carbonica: più CO₂ nell’atmosfera, più fotosintesi, più crescita. In teoria una buona notizia, almeno per l’agricoltura. Ma la scienza sta mettendo sempre più in discussione questa visione ottimistica. Perché se è vero che molte piante crescono più rapidamente in condizioni di CO₂ elevata, è altrettanto vero che il cambiamento climatico riduce le aree coltivabili, aumenta gli eventi estremi e – soprattutto – altera la composizione del cibo che arriva sulle nostre tavole.

109 studi, 59mila misurazioni

Il problema non è nuovo, ma finora i risultati erano frammentari: singoli esperimenti, condizioni non sempre comparabili, baseline variabili nel tempo. Il gruppo di ter Haar ha scelto un approccio diverso: raccogliere e standardizzare un’enorme mole di dati per osservare la tendenza complessiva.

Il risultato è un database di 59.048 misurazioni, estratte da 109 studi, su 32 nutrienti e 43 colture. Il confronto è stato fatto tra un valore “di riferimento” di 350 ppm di CO₂ (talvolta indicato come l’ultimo livello “sicuro” per l’umanità) e uno scenario di 550 ppm, spesso utilizzato nei modelli climatici come possibile traiettoria futura. Una traiettoria non molto distante:  la CO₂ atmosferica oggi è già intorno a 426 ppm. Significa che, rispetto al confronto 350–550 ppm usato nello studio, siamo quasi a metà strada.

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Più zuccheri e amidi, meno ferro e zinco

Il quadro che emerge è coerente e, per certi versi, inquietante: con più CO₂, le piante assorbono più carbonio. E più carbonio significa soprattutto più carboidrati, cioè zuccheri e amidi. Ma mentre aumentano le calorie, diminuiscono nutrienti chiave: ferro, zinco e proteine scendono in modo sistematico.

In media la riduzione è di pochi punti percentuali, ma alcuni alimenti mostrano variazioni drastiche. Il caso più emblematico citato dagli autori riguarda i ceci, in cui lo zinco può diminuire fino al 38%.

È un dato che pesa, perché lo zinco non è un dettaglio: è essenziale per il sistema immunitario, la crescita e numerose funzioni metaboliche. E la carenza di ferro resta una delle principali cause di anemia nel mondo, con impatti soprattutto su donne e bambini.

Sicurezza alimentare non è sicurezza nutrizionale

L’idea centrale, spiegano i ricercatori, è che in futuro potremmo trovarci in una condizione paradossale: cibo sufficiente in termini di calorie, ma insufficiente in termini di qualità nutrizionale. In altre parole, “sicurezza alimentare” non coinciderà più automaticamente con “sicurezza nutrizionale”.

Il rischio è duplice: da un lato aumentare le forme di malnutrizione da micronutrienti, dall’altro favorire un eccesso calorico con conseguenze sul peso corporeo medio. Un mix che può portare, nello scenario peggiore, a un aumento simultaneo di sovrappeso e carenze.

E se crescessero anche i metalli pesanti?

C’è poi un altro segnale, ancora più delicato. L’analisi segnala che alcuni studi – pochi, perché raramente monitorati – mostrano aumenti nei metalli pesanti, come il piombo.

Gli autori invitano alla prudenza: i dati sono insufficienti per trarre conclusioni definitive. Ma la tendenza registrata in quelle ricerche è abbastanza preoccupante da rendere urgente un monitoraggio più sistematico. Il piombo è tossico anche a basse dosi e può danneggiare il cervello, il cuore e il sistema nervoso: in altre parole, non è un contaminante qualsiasi.

Il motivo per cui sappiamo ancora poco è paradossale: la ricerca si concentra spesso sui nutrienti utili alle piante o agli esseri umani, mentre i metalli pesanti non sono essenziali né per le une né per gli altri. E quindi vengono misurati di rado.

Il cambiamento climatico è già nel carrello

L’impatto non riguarda solo la qualità, ma anche la disponibilità. Il clima che cambia sposta le aree coltivabili e riduce la produzione in molte zone, a causa di ondate di calore, siccità e piogge estreme. E il fenomeno è già percepibile sul prezzo del cibo.

Secondo l’autrice, una parte significativa dell’aumento dei prezzi alimentari è stata già collegata al cambiamento climatico. Negli Stati Uniti, ad esempio, i soli disastri meteorologici avrebbero causato 20,3 miliardi di dollari di danni agli agricoltori in un anno.