Pesticidi e Sla, nei lavoratori esposti rischio più alto fino al 70%

FUNGICIDI PESTICIDI SLA

L’esposizione professionale a pesticidi, e in particolare a erbicidi e insetticidi, è associata a un aumento del rischio di sclerosi laterale amiotrofica. Una revisione sistematica pubblicata su Occupational & Environmental Medicine chiede di ridurre l’esposizione sul lavoro.

Lavorare a contatto con pesticidi potrebbe aumentare sensibilmente il rischio di sviluppare la sclerosi laterale amiotrofica (Sla). E all’aumentare dell’esposizione il rischio sembra crescere ulteriormente: nei lavoratori esposti ai livelli più elevati di pesticidi risulta quasi triplicato rispetto a chi non è esposto.

È quanto emerge da una revisione sistematica con metanalisi pubblicata sulla rivista scientifica Occupational & Environmental Medicine del gruppo BMJ. Il lavoro, guidato da ricercatori dell’Institut de recherche Robert-Sauvé en santé et en sécurité du travail (Irsst) del Québec, ha passato in rassegna la letteratura scientifica disponibile sull’esposizione professionale a pesticidi e il rischio di Sla.

Il risultato principale è netto, pur con tutte le cautele necessarie per questo tipo di studi: rispetto a chi non risulta professionalmente esposto, chi lavora a contatto con pesticidi presenta un rischio di Sla superiore di circa il 60%. Per gli erbicidi l’incremento arriva intorno al 70%, mentre per insetticidi e fungicidi si attesta attorno al 60%.

Da 767 studi agli 11 utilizzati nell’analisi

Per ricostruire il quadro delle conoscenze disponibili i ricercatori hanno cercato nelle banche dati scientifiche studi, tesi sottoposte a revisione tra pari e rapporti scientifici pubblicati tra il 1990 e il 2025.

In totale sono stati vagliati inizialmente 767 lavori. Dopo l’applicazione dei criteri di selezione, sono stati mantenuti per le analisi otto studi caso-controllo comprendenti complessivamente 1.734 persone con Sla, ai quali si aggiungevano tre studi su 457 casi di malattia del motoneurone non ulteriormente specificata.

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Questo dettaglio è importante anche per valutare la solidità delle conclusioni: non siamo di fronte a un nuovo studio condotto direttamente su migliaia di lavoratori seguiti nel tempo, ma a una metanalisi che mette insieme studi precedenti condotti con metodologie e sistemi di valutazione dell’esposizione non sempre omogenei.

Con l’esposizione più alta il rischio quasi triplica

Uno dei risultati più rilevanti riguarda proprio l’intensità dell’esposizione.

Mettendo insieme i dati di tre studi, i ricercatori hanno osservato che l’esposizione professionale a livelli elevati di pesticidi era associata a un rischio di malattia vicino al triplo rispetto ai non esposti. Anche per le esposizioni classificate come più basse il rischio risultava però circa doppio.

È un elemento che rafforza l’ipotesi di una relazione tra esposizione professionale e Sla, ma che non basta da solo a dimostrare un rapporto di causa-effetto. Gli studi inclusi, infatti, non consentono di identificare con sufficiente precisione quali principi attivi, quali miscele o quali modalità di esposizione possano essere maggiormente coinvolti.

«L’esposizione a livelli elevati di pesticidi è risultata associata a un rischio maggiore rispetto all’esposizione a livelli più bassi»

La categoria “pesticidi”, inoltre, comprende prodotti con caratteristiche tossicologiche molto diverse tra loro: erbicidi, insetticidi, fungicidi e altre sostanze utilizzate per controllare organismi considerati nocivi.

Erbicidi, l’aumento arriva al 70%

Quando gli autori hanno separato i dati in base al tipo di pesticida, l’associazione più elevata è emersa per gli erbicidi, con un rischio di Sla superiore di circa il 70% rispetto ai non esposti.

Per insetticidi e fungicidi l’incremento osservato è stato invece intorno al 60%.

Si tratta di associazioni statistiche e non della dimostrazione che una determinata sostanza provochi necessariamente la Sla. Lo studio, soprattutto, non permette di attribuire il rischio a un singolo principio attivo.

È un punto essenziale perché gli effetti neurotossici acuti di alcuni pesticidi, in particolare di diversi insetticidi, sono conosciuti da decenni, mentre le informazioni sui possibili effetti neurologici provocati da esposizioni professionali prolungate sono molto meno solide. È proprio questa lacuna che i ricercatori hanno cercato di affrontare mettendo insieme le prove disponibili.

Negli uomini il rischio risulta doppio

Un’altra indicazione significativa riguarda la differenza tra uomini e donne.

Nei tre studi che permettevano di separare i risultati in base al sesso, gli uomini professionalmente esposti ai pesticidi presentavano un rischio di Sla circa doppio rispetto agli uomini non esposti.

Tra le donne, invece, la metanalisi non ha evidenziato un aumento statisticamente riconoscibile del rischio.

Il dato non dimostra tuttavia che le lavoratrici siano immuni dagli eventuali effetti neurologici dei pesticidi. Il numero di studi disponibili è ridotto e le caratteristiche dell’occupazione e dell’esposizione possono essere molto differenti tra uomini e donne. Gli stessi ricercatori considerano insufficiente la base di dati disponibile per arrivare a conclusioni definitive.

Cos’è la Sla

La sclerosi laterale amiotrofica è la forma più comune delle malattie del motoneurone. È una patologia neurodegenerativa progressiva che colpisce le cellule nervose responsabili del controllo dei muscoli volontari.

Con il progredire della malattia possono essere compromesse la capacità di muoversi, parlare, deglutire e respirare. Non esiste attualmente una cura risolutiva.

Nella grande maggioranza dei pazienti la Sla si presenta in forma sporadica, senza una chiara storia familiare. Proprio per questo da molti anni la ricerca studia il possibile ruolo dell’interazione tra predisposizione genetica ed esposizioni ambientali e professionali.

Gli autori della nuova revisione ricordano inoltre che, pur rimanendo una malattia relativamente rara, l’incidenza della Sla è cresciuta negli ultimi anni.

I limiti: spesso l’esposizione è ricostruita con poche domande

Sono gli stessi ricercatori a mettere in evidenza diversi limiti della ricerca.

Il primo riguarda il numero ancora ridotto di studi primari disponibili. Il secondo, forse ancora più rilevante, riguarda il modo con il quale è stata misurata l’esposizione ai pesticidi.

In molti degli studi considerati, infatti, la ricostruzione dell’esposizione professionale era piuttosto grossolana e si basava sulle risposte fornite dai partecipanti a un numero limitato di domande.

Questo può introdurre diversi tipi di errore. Una persona malata, per esempio, può ricordare o riferire diversamente esposizioni avvenute molti anni prima rispetto a un soggetto sano. Non sempre, inoltre, è possibile stabilire quali pesticidi siano stati effettivamente utilizzati, per quanto tempo, a quali dosi e con quali dispositivi di protezione.

«Nonostante alcune incoerenze tra i risultati e i problemi ancora presenti nella qualità della valutazione dell’esposizione, le prove disponibili suggeriscono che l’esposizione professionale ai pesticidi possa aumentare il rischio di Sla»

A complicare ulteriormente il quadro ci sono i possibili fattori confondenti. Nelle persone professionalmente esposte ai pesticidi possono infatti essere presenti contemporaneamente altre esposizioni o condizioni potenzialmente correlate al rischio di Sla.

Proprio per questo gli autori chiedono che i prossimi studi migliorino in modo sostanziale la valutazione dell’esposizione, la scelta dei gruppi di confronto e la capacità di correggere i risultati per altri possibili fattori di rischio, studiando anche le eventuali interazioni tra esposizioni differenti.

Ridurre l’esposizione sul lavoro

Le cautele metodologiche non portano però gli autori a considerare irrilevanti i risultati.

«I risultati di questa revisione si aggiungono alle prove che l’esposizione professionale ai pesticidi può aumentare il rischio di Sla e dovrebbero incoraggiare interventi per ridurre l’esposizione durante il loro uso professionale»

“La revisione aggiunge elementi alle prove secondo cui l’esposizione professionale ai pesticidi può aumentare il rischio di Sla”, concludono i ricercatori, sottolineando che questi risultati dovrebbero favorire interventi destinati a ridurre l’esposizione durante l’impiego professionale dei pesticidi.

È probabilmente questo il punto di maggiore interesse anche dal punto di vista della prevenzione: la metanalisi non consente di dire che i pesticidi siano “la causa” della Sla, né permette di individuare il principio attivo responsabile. Ma mostra un’associazione complessiva sufficientemente consistente da suggerire che l’esposizione professionale meriti di essere ridotta e studiata molto più accuratamente.