
Daikin introdurrà in uno stabilimento francese il gas R1234yf, destinato a sostituire un Pfas. “Si passa da un Pfas nocivo per i reni e capace di trasformarsi in altri Pfas cancerogeni, a un altro che produce Tfa”, ha spiegato Hans Peter Arp, chimico ambientale dell’Università norvegese di scienza e tecnologia
Nel polo chimico a sud di Lione, già pesantemente contaminato dai PFAS, Daikin si prepara a introdurre nel proprio processo produttivo una nuova sostanza fluorurata. Il composto, presentato dall’azienda come meno problematico di quello attualmente utilizzato, si degrada però interamente in acido trifluoroacetico, il TFA, contaminante estremamente persistente e mobile, sospettato di essere tossico per la riproduzione.
A ricostruire il caso è un’inchiesta di France 3 Auvergne-Rhône-Alpes, firmata da Emilie Rosso. Il nuovo composto dovrebbe essere impiegato dal 2028 nello stabilimento Daikin Chemical France di Pierre-Bénite, nella cosiddetta “valle della chimica”, alla periferia meridionale di Lione.
Il nuovo gas refrigerante
La sostanza scelta da Daikin è il R1234yf, un gas fluorurato già utilizzato soprattutto negli impianti di climatizzazione delle automobili. L’azienda sostiene che il composto non sia cancerogeno né bioaccumulabile e che presenti caratteristiche più favorevoli dal punto di vista sanitario e ambientale.
Il R1234yf dovrebbe sostituire progressivamente l’HFP, l’esafluoropropilene, attualmente impiegato nello stabilimento. Quest’ultimo può danneggiare i reni e trasformarsi in altri PFAS cancerogeni. La normativa europea ne prevede l’eliminazione entro il 2050.
Secondo Daikin, il cambio di processo consentirebbe di ridurre il volume produttivo dello stabilimento e di diminuire complessivamente le emissioni di PFAS. L’azienda stima una riduzione compresa tra il 35 e il 40% delle emissioni di HFP. Nel dossier presentato alle autorità francesi, tuttavia, non vengono precisati né i quantitativi di R1234yf che potrebbero essere rilasciati né le modalità specifiche di trattamento delle emissioni atmosferiche.
Il R1234yf diventa TFA
Il principale problema riguarda il destino ambientale del nuovo gas. Un rapporto dell’Agenzia norvegese per l’ambiente, pubblicato nel 2017, afferma che la degradazione atmosferica del R1234yf produce TFA con una resa molare del 100%.
Anche il dossier di valutazione della sostanza registrato nel 2021 presso l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, Echa, indica che, a causa della sua degradazione rapida e completa, il R1234yf costituisce una fonte importante di emissioni di TFA nell’ambiente.
L’acido trifluoroacetico appartiene alla famiglia dei PFAS. È una sostanza molto persistente, altamente mobile e difficilissima da rimuovere una volta dispersa nell’ambiente, in particolare nelle risorse idriche.
Hans Peter Arp, chimico ambientale dell’Università norvegese di scienza e tecnologia e tra i maggiori esperti internazionali di TFA, ha definito la decisione di Daikin “un perfetto esempio di sostituzione deplorevole”.
“Si passa da un PFAS problematico, nocivo per i reni e capace di trasformarsi in altri PFAS cancerogeni, a un altro che produce TFA”, ha spiegato il ricercatore a France 3.
La deroga alla valutazione ambientale
Nonostante la produzione di TFA, Daikin ha chiesto di essere esentata dalla valutazione di impatto ambientale. Nel dossier depositato presso la Direzione regionale dell’ambiente, la Dreal, la società sostiene che gli effetti complessivi del progetto saranno “positivi, nulli o trascurabili”.
La richiesta è stata accolta il 22 giugno 2026 dalla prefettura del Rodano, secondo cui il R1234yf non presenterebbe particolari pericoli per la salute umana. Il progetto è stato quindi considerato una modifica non sostanziale dell’impianto.
Le associazioni dei residenti contestano la decisione. Il collettivo PFAS Contre Terre e l’associazione Bien Vivre à Pierre-Bénite chiedono una vera valutazione di impatto ambientale, che consideri anche l’esposizione cumulativa dei lavoratori e della popolazione alle numerose sostanze presenti nell’area.
Daikin ha fatto realizzare volontariamente uno studio sui rischi sanitari, che, secondo l’azienda, avrebbe concluso per l’assenza di rischi nelle condizioni analizzate. Il documento, però, non era disponibile al momento della pubblicazione dell’inchiesta: non era stato pubblicato insieme al parere della prefettura e né l’azienda né la Dreal lo avevano trasmesso a France 3.
I dubbi sui sistemi di abbattimento
Daikin afferma che continuerà a utilizzare gli attuali sistemi di captazione e trattamento delle emissioni, compresi i filtri a carbone attivo. L’azienda, tuttavia, non ha chiarito se questi dispositivi siano in grado di trattenere efficacemente il TFA.
Il problema è particolarmente rilevante perché nello stabilimento sono già state rilevate emissioni diffuse. Un rapporto ispettivo della Dreal del 16 settembre 2025, consultato da France 3, riferisce che il sito poteva emettere fino a 650 chilogrammi di gas, tra cui HFP, attraverso perdite diffuse e fuoriuscite causate dalla mancata tenuta di alcune apparecchiature.
Secondo le associazioni, in futuro queste emissioni fuggitive potrebbero riguardare anche il R1234yf e, di conseguenza, contribuire alla contaminazione da TFA.
Un contaminante sempre più diffuso
La presenza del TFA nell’ambiente è in forte aumento. L’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria, Anses, ha rilevato la sostanza nel 92% dei campioni d’acqua analizzati durante una campagna nazionale.
L’Echa ha classificato il TFA come sostanza sospettata di essere tossica per la riproduzione. L’agenzia ha inoltre sottolineato che la sua estrema persistenza e mobilità possono provocare una contaminazione diffusa e duratura delle risorse idriche.
Anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, Efsa, ha recentemente rivisto al ribasso la dose giornaliera ammissibile dopo la comparsa di nuovi dati sugli effetti del TFA sulla tiroide.
Secondo uno studio scientifico del 2021, la quantità annuale di TFA prodotta dalla degradazione dei gas fluorurati, compreso il R1234yf, potrebbe aumentare di oltre il 300% entro il 2050.
“Anche se il TFA è meno tossico del PFOA o dei PFAS a catena lunga, si tratta della stessa chimica”, ha osservato Hans Peter Arp. “Il TFA non è che una versione meno potente dello stesso veleno”.
La contaminazione della valle della chimica
L’area di Pierre-Bénite è già uno dei territori francesi più colpiti dall’inquinamento da PFAS. Le sostanze sono state trovate nelle uova degli allevamenti domestici, nelle verdure, nei pozzi privati e in diverse matrici ambientali.
Nel 2024 France 3 Rhône-Alpes e Médiacités avevano già rivelato che Daikin aveva introdotto un altro PFAS nel processo industriale senza effettuare una valutazione ambientale. Il ricorso presentato da alcune associazioni aveva costretto l’azienda a interrompere temporaneamente la produzione.
Questa volta Daikin ha informato preventivamente amministratori locali, associazioni e alcuni giornalisti. Per i residenti, però, il maggiore coinvolgimento degli interlocutori non risolve il problema di fondo: invece di avviare una bonifica dell’area, il polo industriale si prepara a utilizzare un altro composto destinato ad aumentare la presenza di un PFAS praticamente indistruttibile.
La prefettura del Rodano può ancora imporre prescrizioni aggiuntive prima dell’autorizzazione definitiva alla modifica del processo produttivo. Secondo Arp, le autorità dovrebbero almeno richiedere un bilancio completo delle emissioni dello stabilimento, comprendente il R1234yf, il TFA e tutti gli altri prodotti di degradazione.










