Casseruole in ghisa o alluminio, Il test francese promuove Staub e boccia Ikea

casseruola, cocotte, casseruole

La rivista francese dei consumatori Que choisir ha messo alla prova dieci casseruole, dai modelli da centinaia di euro alle alternative low cost di Lidl e Ikea, valutando prestazioni di cottura, resistenza, sicurezza e migrazione di sostanze chimiche negli alimenti

La rivista francese Que Choisir ha testato dieci modelli di casseruola (oltralpe vengono chiamate cocotte) in ghisa tradizionale smaltata e alluminio pressofuso, dai marchi storici alle private label della grande distribuzione, valutandoli su prestazioni di cottura, resistenza meccanica e termica, facilità d’uso e, soprattutto, migrazione di metalli negli alimenti. Un’analisi che ha portato a escludere dal mercato almeno un modello.

La classifica sorprende

Il modello che ottiene il punteggio più alto è la Casseruola Staub da 24 cm (ferro, rivestimento in smalto, 309 euro) con 15,5 punti su 20. Subito sotto, con 13,4/20, la Le Creuset rotonda da 24 cm (355 euro): la più cara del gruppo, ma non la migliore. A soli due decimi di distanza, con 13,3/20, si piazza la Casseruola in alluminio pressofuso Silvercrest di Lidl, proposta a soli 17,99 euro.

Seguono la Tefal Air da 24 cm (alluminio, ceramica, 99,99 euro) con 13,1/20 e la Cookut Incredible da 24 cm (alluminio, ceramica, 129,90 euro) con 12,2/20.

Nella seconda parte della classifica troviamo l’Ikea Vardagen nero (ferro, smalto, 69,99 euro) con 11,7/20, la La Cocotte Française (ferro, smalto, 299 euro) con 11,6/20, la Casseruola rotonda robusta Carrefour Home (ferro, smalto, 27,99 euro) con 10,9/20 e la Casseruola ovale in ghisa smaltata Current di Auchan (44,99 euro) con 10,5/20. La Crealys Oval line large chef (ferro, smalto, 35,99 euro) è contrassegnata come “da non acquistare” — il verdetto più severo del test.

Come si è testato

Que Choisir ha sottoposto ogni casseruola a una batteria di prove. Sul fronte della resistenza, i modelli sono stati esposti a dieci cicli di shock termico (30 minuti in forno a 200°C seguiti da immersione in acqua fredda) e a urti progressivi con un martello a pendolo fino a 20 joule, per verificare la tenuta dello smalto. Sul fronte delle prestazioni di cottura, i tester hanno misurato il tempo e l’energia necessari per portare a ebollizione 2,5 litri d’acqua, la capacità di mantenere il bollore, la velocità di raffreddamento e la distribuzione della condensa sotto il coperchio.

sponsor

La sicurezza termica è stata valutata con quattro sonde posizionate sui manici e sul pomello del coperchio: secondo la norma NF EN ISO 13732-1, la temperatura massima nella zona di presa non deve superare i 65°C per un utilizzo senza guanti da forno. Soglie che, come prevedibile, vengono quasi sempre superate sui manici in ghisa.

Il dato più preoccupante riguarda però la chimica: su quattro modelli selezionati sono stati applicati tre protocolli per misurare la migrazione di metalli, piombo, cadmio, cromo, alluminio, cobalto, arsenico, nichel, bario, tramite spettrometria al plasma. “Le nostre analisi hanno rivelato una non conformità”, scrive Que Choisir: “il prodotto è stato declassato nel nostro test” e contrassegnato come da non acquistare.

Ghisa o alluminio: cosa scegliere

I due materiali rispondono a esigenze diverse. La ghisa tradizionale ha un’elevata inerzia termica: impiega tempo a scaldarsi, ma trattiene il calore a lungo, ideale per cotture prolungate e stufati. È resistente e può durare decenni. Il suo limite principale è il peso: una casseruola da 24 cm può superare i 4-5 kg a vuoto, che diventano 7-8 kg una volta riempita.

L’alluminio pressofuso è due o tre volte più leggero, più facile da maneggiare e generalmente dotato di rivestimento antiaderente in Ptfe o ceramica. Trattiene meno il calore, ma è più pratico nell’uso quotidiano. E, come dimostra il caso Silvercrest, può costare pochissimo.

Sul fronte dei rivestimenti, lo smalto protegge la ghisa ma non è antiaderente: il cibo può attaccarsi e bisogna evitare sbalzi termici bruschi, che possono creparlo. Il Ptfe offre buone proprietà antiaderenti ma può degradarsi sopra i 260-300°C. I rivestimenti ceramici eliminano il Ptfe ma perdono efficacia nel tempo.

Prima di comprare, Que Choisir consiglia di verificare sempre la compatibilità con il piano cottura a induzione (automatica per la ghisa, da controllare per l’alluminio), la temperatura massima consentita in forno, e il peso reale del prodotto, possibilmente tenendolo in mano direttamente in negozio.