Un lettore segnala che le scatole delle uova promettono allevamenti biologici o all’aperto, ma il codice stampato sul guscio rivela metodi diversi. Vediamo a come interpretare queste sigle e chiediamo ai lettori di aiutarci a smascherare questi inganni
Caro Salvagente,
sulle uova, per legge, c’è timbrato codice che con il primo numero ci dice da che tipo di allevamento l’uovo proviene. Bene, ottimo. Peccato che lo stesso numeretto non sia sulla confezione che contiene le uova. Mi è già capitato più volte di fidarmi di quello che sulla confezione sta scritto, ad esempio “galline allevate a terra” o “da allevamenti biologici” e poi, aperta la confezione, ritrovarmi le uova con il numero 1 o 2. E io vorrei solo le 0. Se non ho intorno occhi indiscreti e la confezione non è particolarmente complicata la apro e controllo. Ma non mi sembra una buona cosa essere costretti a farlo. Possibile che non possa diventare un obbligo stampare sulla confezione la sigla che poi si ritrova sulle uova? Almeno il numero e la sigla del Paese di provenienza… Troppo complicato?
Grazie e buon lavoro
Maurizio Zanetti
Il nostro lettore Maurizio Zanetti ha sollevato un problema tanto pratico quanto fondamentale per la trasparenza della nostra spesa quotidiana: la corrispondenza tra ciò che le aziende “strillano” sulle confezioni di cartone delle uova e ciò che è realmente impresso sul guscio. Maurizio lamenta di aver acquistato confezioni che promettevano uova da galline “allevate a terra” o “biologiche”, per poi scoprire, una volta aperto il cartone, che il codice stampato sulle uova raccontava una storia diversa, riportando i numeri 1 o 2 invece del tanto desiderato 0 (biologico).
Prendendo spunto da questa preziosa segnalazione, vogliamo fare chiarezza su come leggere la vera “carta d’identità” di questo prezioso alimento e lanciare un appello a tutti voi.
La carta d’identità stampata sul guscio
Tutti i segreti delle uova sono contenuti nel codice alfanumerico stampato obbligatoriamente sul guscio. Questa stringa (ad esempio “0 IT 034 RM 001”) è fondamentale per la sicurezza alimentare e ci accompagna fino al consumo del prodotto, anche qualora buttassimo la confezione. Ecco come interpretarla:
- Il primo numero indica la tipologia di allevamento, ed è il dato più importante per distinguere la qualità della vita delle galline: 0 significa allevamento biologico, 1 allevamento all’aperto, 2 allevamento a terra (in grandi capannoni) e 3 allevamento in gabbia.
- Le due lettere successive indicano lo Stato di produzione (es. “IT” per l’Italia).
- Seguono tre cifre che indicano il codice Istat del comune di produzione, due lettere per la sigla della provincia e, infine, le ultime tre cifre che rappresentano il codice univoco dello specifico allevamento assegnato dalle Asl.
Cosa prevede la legge per la scatola
Perché, come si chiede il nostro lettore, questo codice non viene stampato identico anche fuori dalla scatola? La legge stabilisce che sulle confezioni debbano apparire una serie di dati obbligatori, tra cui il nome del produttore, la classe di peso (S, M, L, XL), il termine minimo di conservazione (28 giorni dalla deposizione) e l’indicazione esplicita, scritta in lettere, del metodo di allevamento (ad esempio: “Uova da allevamento all’aperto” o “Uova biologiche”). Tuttavia, il codice alfanumerico specifico della tracciabilità viene impresso direttamente sull’uovo. Se sulla scatola leggete “Uova biologiche” ma sul guscio trovate un “2” (allevamento a terra) o un “1” (all’aperto), vi trovate di fronte a un inganno inaccettabile.
Purtroppo le frodi nel settore non mancano. Nel recente passato le forze dell’ordine hanno bloccato e sequestrato quasi tre milioni di uova provenienti da Polonia e Spagna che venivano “fraudolentemente commercializzate” e rimarchiate come italiane per la grande distribuzione. In un’altra operazione, i Carabinieri per la Tutela agroalimentare hanno sequestrato ben 4 milioni di uova perché prive di timbratura o dotate di una falsa tracciabilità.
L’appello ai lettori: aprite le scatole e segnalate!
Non è giusto che un consumatore debba fare il “detective” aprendo di soppiatto le scatole al supermercato, ma fino a quando le normative non imporranno maggiore trasparenza anche sull’imballaggio esterno, la verifica del guscio resta la nostra arma migliore.
Raccogliamo quindi l’invito di Maurizio e vi chiediamo di aiutarci: aprite le confezioni a casa (o con attenzione al supermercato) e controllate se il numero stampato sull’uovo coincide con le promesse della scatola. Trovate un uovo con il numero “2” dentro una scatola che vanta la dicitura “biologico”? Il guscio riporta codici esteri mentre la confezione sbandiera l’italianità? Fotografate la discrepanza e inviateci tutto! Pubblicheremo le vostre segnalazioni sulle nostre pagine e chiederemo immediatamente conto alle aziende e ai supermercati coinvolti. La trasparenza nel piatto inizia anche dai nostri occhi.