Cosmetici, passo indietro dell’Europa sulla tutela della salute

L’Europa fa un passo indietro sulla tutela della salute nel settore della cosmetica. Con l’accordo raggiunto tra Parlamento e Consiglio si prevedono tempi più lunghi per ritirare dal mercato cosmetici contenenti sostanze sospettate di provocare tumori, mutazioni genetiche o danni alla fertilità 

Dentifrici, deodoranti, rossetti e altri prodotti cosmetici contenenti sostanze sospettate di provocare tumori, mutazioni genetiche o danni alla fertilità potrebbero rimanere più a lungo sugli scaffali di supermercati e profumerie. È l’effetto dell’accordo raggiunto qualche giorno fa dai legislatori dell’Unione europea nell’ambito del pacchetto di semplificazione delle norme chimiche. Una decisione che, secondo il Beuc, rappresenta un passo indietro nella protezione della salute. Secondo l’organizzazione, che riunisce le associazioni dei consumatori europee, le nuove regole concederanno alle aziende tempi più lunghi per eliminare dal mercato i prodotti contenenti sostanze CMR (cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione).

Tempi più lunghi per il ritiro di cosmetici con sostanze cancerogene

La proposta iniziale della Commissione europea aveva suscitato forti critiche perché prevedeva di estendere fino a 57 mesi – quasi cinque anni – il periodo concesso ai produttori per ritirare dal mercato i cosmetici contenenti ingredienti pericolosi, rispetto ai 18 mesi previsti dalle norme attuali.
Nel compromesso raggiunto tra Parlamento europeo e Consiglio, l’ipotesi più estrema è stata abbandonata, ma i tempi resteranno comunque più lunghi rispetto a quelli oggi in vigore. In sostanza, l’industria avrà più margine per continuare a vendere prodotti contenenti sostanze la cui sicurezza non è stata confermata o che sono state classificate come pericolose.

Si prevede una tempistica scaglionata. Quando una sostanza non viene difesa per un uso continuato, le aziende avranno sei mesi di tempo dall’entrata in vigore del divieto per interrompere l’immissione sul mercato dei prodotti interessati e dodici mesi per ritirarli dal mercato. Si tratta di scadenze più lunghe di quelle attuali, ma meno lunghe dei 12 e 24 mesi proposti della Commissione europea.
Inoltre le imprese che intendono continuare a utilizzare una sostanza avranno fino a dodici mesi dalla sua nuova classificazione per richiedere una deroga, e il conto alla rovescia per il ritiro inizierà solo dopo che la richiesta sarà stata esaminata. Se la deroga verrà respinta per motivi di sicurezza, l’azienda avrà tre mesi per cessare l’immissione sul mercato e nove mesi prima che i prodotti non possano più essere messi a disposizione. Se invece la deroga sarà respinta perché esiste un’alternativa adeguata, i termini saranno rispettivamente di 24 e 36 mesi.

Secondo il Beuc, queste proroghe “ridurranno inevitabilmente il livello di protezione dei consumatori e potrebbero esporre i cittadini a rischi sanitari evitabili, soprattutto nei casi in cui gli esperti scientifici dell’Unione europea non siano in grado di garantire la sicurezza di determinati ingredienti”. “Purtroppo questo accordo significa che dentifrici, deodoranti o rossetti contenenti ingredienti tossici resteranno più a lungo nelle case dei consumatori”, denuncia Agustín Reyna, direttore generale del Beuc.

Una decisione che appare in contrasto con le preoccupazioni espresse dai cittadini europei. Secondo alcuni sondaggi oltre quattro consumatori su cinque sono preoccupati per l’impatto delle sostanze chimiche nocive sulla salute e sull’ambiente.

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Scongiurata l’esenzione per alcune sostanze cancerogene

L’unico elemento positivo è che, durante i negoziati, sono state eliminate alcune delle disposizioni più controverse contenute nella proposta originaria della Commissione. Tra i punti più contestati figurava la possibilità di escludere dal divieto automatico alcune sostanze CMR quando il rischio derivava dall’esposizione per via orale o attraverso l’inalazione.
La misura, fortemente criticata dalle organizzazioni dei consumatori e da numerose associazioni ambientaliste, è stata accantonata da Parlamento europeo e Stati membri che hanno anche reintrodotto l’obbligo di notificare alla Commissione i prodotti cosmetici contenenti nanomateriali prima della loro immissione sul mercato, ma non con sei mesi di anticipo come previsto dalle norme attuali.
Resta però il fatto che il nuovo impianto normativo privilegia la semplificazione e la riduzione degli oneri per le imprese, allentando il principio di precauzione che finora aveva caratterizzato la legislazione europea sui cosmetici.
Il dibattito riflette una tensione sempre più evidente nelle politiche europee: da un lato la volontà di rafforzare la competitività dell’industria chimica e ridurre gli adempimenti burocratici, dall’altro la necessità di garantire elevati standard di tutela della salute. Per le associazioni dei consumatori, la risposta non dovrebbe lasciare spazio a dubbi: quando si tratta di sostanze sospettate di essere cancerogene o tossiche per la riproduzione, il principio di precauzione dovrebbe prevalere sugli interessi economici, evitando che prodotti potenzialmente pericolosi continuino a circolare più a lungo del necessario.