Psicofarmaci ai bambini, consumi triplicati dal 2016

PSICOFARMACI BAMBINI RAPPORTO OSMED

Nel 2025 l’uso di psicofarmaci tra gli under 18 è aumentato del 12,1% in un solo anno. La spesa farmaceutica per tutti i farmaci sale a 39,3 miliardi di euro e quella sostenuta direttamente dai cittadini raggiunge 10,7 miliardi, il 7,5% in più rispetto al 2024.

Cresce l’uso di psicofarmaci in età pediatrica. Nel 2025 la prevalenza tra la popolazione con meno di 18 anni ha raggiunto lo 0,64%, pari a circa 6,4 bambini e adolescenti ogni mille, con un aumento del 12,1% rispetto al 2024.

Il dato più significativo emerge però osservando il periodo più lungo: dal 2016 i consumi di psicofarmaci tra i minori sono triplicati.

È uno degli elementi più delicati e allarmanti contenuti nel Rapporto OsMed 2025 sull’uso dei medicinali in Italia, pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco. Nel complesso, quasi un bambino su due ha assunto almeno un medicinale durante l’anno: il 46,3% della popolazione pediatrica, pari a circa 4,1 milioni di minori.

Aumentano i farmaci per Adhd, psicosi e depressione

La crescita riguarda soprattutto alcuni principi attivi utilizzati nel trattamento dei disturbi neuropsichiatrici.

Il metilfenidato, prescritto per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione e iperattività, registra un aumento del 28,9%. Tra gli antipsicotici atipici crescono l’aripiprazolo del 14,6% e il risperidone del 13,3%, mentre tra gli antidepressivi la sertralina aumenta del 9,6%.

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Il Rapporto non consente di stabilire se l’incremento dipenda da una maggiore capacità diagnostica, da un aumento effettivo dei disturbi, da un più ampio accesso alle cure o da cambiamenti nelle abitudini prescrittive.

Il dato indica però una trasformazione evidente nella presa in carico del disagio psicologico e psichiatrico di bambini e adolescenti, che richiede particolare attenzione all’appropriatezza delle prescrizioni e alla disponibilità di servizi territoriali e percorsi non farmacologici.

Nonostante la crescita osservata dopo la pandemia, secondo Aifa il consumo italiano rimane inferiore rispetto ad altri contesti internazionali: la prevalenza indicata per la Francia è dell’1,61%, mentre negli Stati Uniti supererebbe il 24%.

Il confronto deve però essere interpretato con cautela, perché sistemi sanitari, criteri diagnostici, fonti statistiche e categorie di farmaci considerate possono essere molto diversi.

Le forti differenze regionali

La media nazionale nasconde importanti differenze territoriali nell’uso degli psicofarmaci pediatrici.

Nelle Regioni del Centro i tassi di utilizzo risultano superiori di oltre il 50% rispetto alla media nazionale. Il comunicato di sintesi del Rapporto non chiarisce se queste differenze riflettano una maggiore prevalenza dei disturbi, una migliore capacità di intercettarli, una maggiore disponibilità di specialisti o modelli prescrittivi differenti.

Un maggiore ricorso ai medicinali può indicare una migliore presa in carico dei minori, ma può anche segnalare squilibri nell’accesso alla neuropsichiatria infantile, alla psicoterapia, al sostegno scolastico e ai servizi sociali.

Meno antibiotici, più farmaci del sistema nervoso

Nel 2025 gli antinfettivi per uso sistemico restano la categoria maggiormente utilizzata nella popolazione pediatrica, ma il loro consumo diminuisce del 21,9%, invertendo la tendenza registrata negli anni precedenti.

Calano anche i farmaci dell’apparato respiratorio, mentre aumentano quelli del sistema nervoso centrale, in particolare antiepilettici e psicofarmaci.

Il quadro mostra quindi due tendenze opposte: da una parte una riduzione consistente di categorie tradizionalmente molto prescritte ai bambini, dall’altra la crescita dei trattamenti legati ai disturbi neurologici e psichiatrici.

La spesa farmaceutica sale a 39,3 miliardi

Il Rapporto OsMed fotografa anche un forte aumento della spesa farmaceutica in Italia.

Nel 2025 ha raggiunto 39,3 miliardi di euro, il 6% in più rispetto al 2024. La componente pubblica è arrivata a 28,4 miliardi, con una crescita del 5,8%, e rappresenta il 72,2% della spesa farmaceutica totale e il 20% dell’intera spesa sanitaria pubblica.

In termini assoluti, rispetto all’anno precedente il mercato farmaceutico è cresciuto di circa 2,2 miliardi di euro.

Una parte rilevante di questo aumento è stata assorbita dal Servizio sanitario nazionale, ma il conto pagato direttamente dalle famiglie è cresciuto ancora più rapidamente.

 

Paghiamo 10,7 miliardi di tasca nostra

La spesa farmaceutica a carico dei cittadini ha raggiunto 10,7 miliardi di euro, con un incremento del 7,5% in un solo anno.

Significa circa 750 milioni di euro in più rispetto al 2024 e una quota vicina al 27% dell’intera spesa farmaceutica nazionale.

A trainare l’aumento sono soprattutto i farmaci di classe A acquistati privatamente, la cui spesa è cresciuta del 16,2%.

Si tratta di medicinali che, in determinate condizioni, possono essere rimborsati dal Servizio sanitario nazionale, ma che vengono pagati direttamente dal cittadino quando sono acquistati fuori dal regime di rimborsabilità o senza le condizioni previste.

Aumenta anche la spesa per i farmaci di fascia C con ricetta, salita del 7,4%, e quella per i medicinali di automedicazione, cresciuta del 6,5%.

Il peso dei farmaci per diabete e dimagrimento

Un ruolo rilevante nella crescita della spesa privata è svolto dai nuovi farmaci per il diabete e il controllo del peso.

Nel 2025 la tirzepatide è diventata il primo farmaco di classe A acquistato privatamente dai cittadini, con circa 225 milioni di euro di spesa, pari al 13% della spesa privata complessiva per questa categoria.

Anche semaglutide e tirzepatide acquistate in fascia C hanno registrato una crescita molto forte: i consumi sono aumentati dell’85,7% e la spesa del 75,8%.

L’incremento riflette una domanda crescente di trattamenti utilizzati non soltanto contro il diabete, ma anche per il controllo del peso, con costi che in molti casi rimangono interamente a carico del paziente.

Un miliardo pagato per il farmaco di marca

Nel conto sostenuto dalle famiglie rientra anche la compartecipazione pagata quando il cittadino sceglie un farmaco di marca più costoso rispetto al prezzo di riferimento del medicinale equivalente.

Nel 2025 questa spesa ha raggiunto 1,04 miliardi di euro, pari a 17,71 euro per abitante.

Le differenze territoriali sono marcate: nel Sud e nelle Isole la spesa raggiunge 22,35 euro pro capite, contro 19,43 euro al Centro e 13,73 euro al Nord.

In totale, i cittadini meridionali hanno versato 432,7 milioni di euro per ottenere il medicinale di marca invece dell’equivalente rimborsato.

Il dato evidenzia un paradosso: proprio nelle aree con redditi mediamente più bassi si paga di più per la differenza di prezzo tra farmaco originatore e generico.

Pesano la diffidenza nei confronti dei medicinali equivalenti, le abitudini consolidate, le modalità di prescrizione e una comunicazione ancora insufficiente sull’equivalenza terapeutica.