Smalto brillante, bilancio opaco: 8 prodotti su 10 a rischio

smalto

Allergeni, sostanze vietate e informazioni carenti. L’allarme arriva dalla Germania dopo l’analisi di 69 prodotti per manicure semipermanente: 55 quelli irregolari. La mappa del rischio

Unghie perfette per settimane, colori brillanti e manicure da salone anche a casa. Gli smalti UV e i gel per la ricostruzione delle unghie continuano a conquistare consumatrici e consumatori in tutta Europa. Ma dietro il successo dei prodotti per manicure semipermanente si nascondono rischi che non sempre vengono comunicati in modo chiaro.

A lanciare l’allarme è il Laboratorio chimico e veterinario di Karlsruhe (CVUA), in Germania, che nel 2025 ha analizzato 69 prodotti tra smalti UV e gel fotopolimerizzabili. Il risultato è preoccupante: 55 campioni, pari a quasi l’80% del totale, presentavano irregolarità legate alla presenza di sostanze problematiche, etichettature incomplete o pubblicità ingannevoli.

Allergie in aumento

Il principale problema riguarda la presenza di metacrilati e acrilati, sostanze che permettono al prodotto di indurirsi sotto le lampade UV o LED. Quando la polimerizzazione è incompleta o il prodotto entra in contatto con la pelle prima di asciugarsi completamente, questi composti possono provocare allergie da contatto.

Tra le sostanze più critiche figurano l’HEMA (Hydroxyethyl Methacrylate) e il Di-HEMA Trimethylhexyl Dicarbamate, ingredienti che l’Unione europea consente ormai soltanto nei prodotti destinati all’uso professionale.

Secondo i dermatologi, i casi di allergia ai (met)acrilati sono in costante aumento da anni. Il problema non riguarda soltanto la manicure: una sensibilizzazione può creare difficoltà anche in ambito sanitario, poiché sostanze simili vengono utilizzate in materiali dentali, dispositivi medici e cerotti.

sponsor

Troppe sostanze vietate

Le analisi del laboratorio tedesco hanno individuato numerose non conformità.

In dodici prodotti erano presenti coloranti non autorizzati. In nove campioni è stato superato il limite massimo consentito per il p-idrossianisolo, uno stabilizzante il cui impiego è rigidamente regolato.

Particolarmente significativa la presenza del fotoiniziatore TPO (Trimethylbenzoyl Diphenylphosphine Oxide), sostanza classificata come tossica per la riproduzione e vietata nei cosmetici europei dal 1° settembre 2025. Il TPO è stato rilevato in due campioni: uno conteneva quantità superiori ai limiti allora consentiti, mentre nell’unico prodotto prelevato dopo l’entrata in vigore del divieto la sostanza era ancora presente.

In quattro prodotti è stato inoltre individuato il Trimethylolpropane Triacrylate, composto vietato nei cosmetici europei dal dicembre 2023 a causa di sospetti effetti cancerogeni.

Le criticità non riguardano soltanto la composizione dei prodotti.

Ventidue campioni contenevano ingredienti non dichiarati in etichetta e undici erano privi dell’elenco degli ingredienti. In molti casi mancavano anche le avvertenze obbligatorie o risultavano poco visibili.

Ancora più grave il fatto che 18 prodotti contenessero sostanze consentite esclusivamente per uso professionale senza riportare chiaramente questa limitazione.

Il falso mito dei prodotti “HEMA free”

Tra le irregolarità segnalate figurano anche diversi casi di pubblicità ingannevole.

Tre prodotti erano commercializzati come “HEMA free”, ma le analisi hanno dimostrato la presenza dell’ingrediente. Altri sei venivano promossi con slogan che ne suggerivano l’utilizzo semplice e sicuro anche da parte dei principianti, nonostante contenessero sostanze autorizzate soltanto per uso professionale.

Gli esperti invitano inoltre a non considerare automaticamente sicuri i prodotti privi di HEMA. Spesso, infatti, questa sostanza viene sostituita dall’HPMA (Hydroxypropyl Methacrylate), un composto molto simile che presenta anch’esso un potenziale allergizzante.