
Nuove inchieste scuotono l’industria del salmone scozzese: milioni di pesci morti, formaldeide cancerogena scaricata nei laghi e violazioni ambientali in aumento alimentano le accuse contro allevamenti e controlli pubblici ritenuti insufficienti
L’industria scozzese del salmone torna al centro delle polemiche. Da un lato emergono nuovi dati sugli scarichi di formaldeide cancerogena nei laghi della Scozia e sull’aumento delle violazioni ambientali negli allevamenti ittici; dall’altro, documenti ispettivi finora rimasti riservati rivelano episodi di morie di massa, soffocamenti e avvelenamenti che hanno causato la morte di milioni di salmoni.
A sollevare il caso è Animal Equality UK, che nelle ultime settimane ha diffuso nuove informazioni ottenute attraverso richieste di accesso agli atti e dati ufficiali delle autorità scozzesi e britanniche.
Quasi 50 tonnellate di formaldeide nei laghi scozzesi
Secondo i nuovi dati raccolti dall’associazione, nel solo 2025 oltre 48mila chilogrammi di formaldeide sono stati scaricati direttamente nei laghi scozzesi dagli allevamenti di salmoni. La sostanza è classificata dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) come cancerogeno certo per l’uomo.
Il quantitativo rappresenta un aumento del 40% rispetto all’anno precedente. Negli ultimi cinque anni, sostengono gli attivisti, quasi 176mila chilogrammi di formaldeide provenienti dall’industria del salmone sarebbero finiti nelle acque scozzesi.
Il principale utilizzatore sarebbe il gigante norvegese Mowi, responsabile – secondo Animal Equality – dell’84% della formaldeide impiegata nel 2025. In particolare, l’impianto di Loch Lochy avrebbe superato in pochi giorni il limite annuale autorizzato quando ottenne la licenza nel 2009.
La formaldeide viene impiegata negli allevamenti ittici soprattutto come disinfettante e trattamento contro alcune infezioni fungine e parassitarie.
Violazioni ambientali aumentate del 243%
Parallelamente, i dati della Scottish Environment Protection Agency (SEPA) mostrano un forte incremento delle non conformità ambientali.
Nel 2025 sarebbero state registrate 103 violazioni negli allevamenti ittici scozzesi, contro le 30 dell’anno precedente: un aumento del 243%. Quasi la metà dei casi è stata classificata come “grave”.
Anche le ispezioni del Fish Health Inspectorate (FHI), l’organismo che controlla salute e malattie dei pesci, mostrano un peggioramento: nel 2024 sono state rilevate 68 non conformità su 158 visite ispettive.
Tra le criticità segnalate figurano:
- milioni di morti di pesci non comunicate nei tempi previsti;
- carenze nella registrazione degli spostamenti degli animali;
- registri incompleti sui medicinali;
- omissioni nella segnalazione di possibili fughe di salmoni dagli allevamenti.
Secondo Animal Equality, nei rapporti ispettivi dell’FHI l’espressione “manutenzione inadeguata” compare 186 volte dal 2020 a oggi.
I documenti segreti sulle morie di massa
Le nuove accuse arrivano mentre l’Information Commissioner’s Office (ICO), l’autorità britannica che vigila sulla trasparenza amministrativa, ha costretto l’Animal and Plant Health Agency (APHA) a pubblicare rapporti ispettivi che l’ente aveva inizialmente tenuto riservati per tutelare gli interessi commerciali delle aziende.
I documenti rivelano episodi di enorme impatto.
In un allevamento terrestre di Mowi, nel 2021 oltre 100mila salmoni sarebbero morti soffocati dopo l’interruzione dell’ossigenazione. Nello stesso sito, poche settimane dopo, un accumulo di idrogeno solforato avrebbe ucciso più di un milione di pesci in appena dieci ore.
Un altro rapporto riguarda un allevamento della Bakkafrost certificato dalla RSPCA: nel 2022 circa 600mila salmoni morirono ancora a causa di accumuli di idrogeno solforato. Il problema si sarebbe ripresentato pochi mesi dopo, provocando oltre 1,5 milioni di morti.
In nessuno di questi casi, secondo quanto riportato nei documenti pubblicati, sarebbero state adottate sanzioni.
Le immagini shock e le accuse degli animalisti
Animal Equality ha inoltre diffuso video girati, secondo l’associazione, nell’allevamento di Fiunary, gestito da Scottish Sea Farms. Le immagini mostrerebbero salmoni con ferite aperte, cecità, infestazioni da pidocchi di mare e mutilazioni del muso.
L’associazione ha presentato un reclamo formale alle autorità veterinarie britanniche chiedendo la pubblicazione di tutti i rapporti ispettivi relativi al sito.
“L’industria del salmone ama presentarsi come un modello ben regolamentato, ma i dati raccontano un’altra storia”, ha dichiarato Abigail Penny, direttrice esecutiva di Animal Equality UK. “Dodici milioni di pesci morti in un anno e violazioni in aumento non sono il segnale di un sistema sotto controllo”.
La replica del settore
Le aziende del comparto ovviamente respingono le accuse. Salmon Scotland, intervenuta a nome dei produttori coinvolti, sostiene che le immagini diffuse dagli attivisti “siano spesso decontestualizzate” e che gli allevamenti scozzesi operino secondo “standard di benessere animale tra i più avanzati al mondo”, con controlli veterinari, audit e ispezioni regolari.
Anche l’APHA difende il proprio operato, assicurando di trattare “molto seriamente” ogni segnalazione relativa al benessere animale.
Intanto però crescono le richieste di fermare l’espansione dell’industria del salmone in Scozia. Ambientalisti, ricercatori, rappresentanti delle comunità locali e associazioni animaliste chiedono una revisione radicale del sistema di allevamento intensivo nei fiordi scozzesi.









