Gamberi d’allevamento, ancora antibiotici nei piatti europei

GAMBERI

Residui di antibiotici nei gamberi importati: i controlli tedeschi trovano campioni irregolari, anche con sostanze vietate e livelli oltre i limiti. Nessun miglioramento rispetto agli anni precedenti, resta il nodo acquacoltura intensiva

Residui di antibiotici nei gamberi d’acquacoltura continuano a emergere senza segnali di miglioramento. È quanto evidenziano i risultati 2025 del CVUA Karlsruhe, il laboratorio chimico-veterinario tedesco che da anni monitora i prodotti ittici importati nell’Unione europea. Su 96 campioni analizzati, sei contenevano tracce di farmaci e tre sono risultati irregolari. Uno, in particolare, è stato giudicato potenzialmente dannoso per la salute.

Il dato si inserisce in un mercato in forte espansione. Solo nel primo semestre del 2025, nell’Unione europea sono arrivate oltre 437mila tonnellate di gamberi, con Italia, Spagna, Francia, Germania e Paesi Bassi tra i principali importatori. La quasi totalità proviene da acquacoltura, soprattutto da Ecuador, India e Vietnam. Ed è proprio da quest’ultimo Paese che arrivano tutti i campioni non conformi individuati dai tecnici tedeschi.

Antibiotici nei gamberi: i campioni fuori norma nel 2025

Nei controlli effettuati dal laboratorio tedesco CVUA Karlsruhe, diversi prodotti a base di gamberi importati sono risultati contenere residui di antibiotici. In alcuni casi entro i limiti di legge, in altri oltre le soglie consentite o addirittura con sostanze vietate.

I prodotti irregolari

  • Spiedini di gamberi crudi (Vietnam)
    Rilevato AOZ, un metabolita di antibiotici vietati (nitrofurani) → oltre il valore di intervento
    Non conforme
  • Gamberi giganti (Vietnam)
    Presenza di doxiciclina e sulfadiazina → oltre i limiti di legge
    Ossitetraciclina → superamento non confermato con certezza
    Non conforme
  • Code di gamberi giganti (Vietnam)
    Ossitetraciclina → oltre i limiti di legge
    Non conforme

I prodotti con residui ma entro i limiti

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  • Gamberi Vannamei (Vietnam)
    Ossitetraciclina ed enrofloxacina → nei limiti
    Conforme
  • Gamberi Vannamei (Vietnam)
    Enrofloxacina → nei limiti
    Conforme
  • Gamberi White Tiger (Ecuador)
    Ossitetraciclina → nei limiti
    Conforme

Un modello malato

Dietro questi numeri c’è un modello produttivo sempre più intensivo. I gamberi vengono allevati in vasche ad alta densità, spesso in condizioni che favoriscono stress e malattie. Per limitare le perdite, negli allevamenti si ricorre a trattamenti antibiotici sia terapeutici sia preventivi. Le sostanze utilizzate spaziano dalle tetracicline ai fluorochinoloni, dalle sulfonamidi fino a composti vietati da anni nell’Unione europea, come i nitrofurani.

Proprio uno di questi ultimi è al centro del caso più grave emerso nel 2025. In un campione è stato rilevato AOZ, metabolita del furazolidone, un antibiotico proibito perché considerato mutageno e potenzialmente cancerogeno. La concentrazione riscontrata superava nettamente il valore di riferimento per l’intervento e il prodotto è stato classificato non conforme e potenzialmente nocivo per la salute.

Un secondo campione presentava una combinazione di tre antibiotici: doxiciclina, ossitetraciclina e sulfadiazina. Sebbene queste sostanze siano autorizzate, i livelli di due di esse superavano i limiti di legge, segnale che non erano stati rispettati i tempi di sospensione necessari prima della commercializzazione. Anche questo lotto è stato giudicato irregolare.

Il terzo caso solleva un problema ulteriore, quello della trasparenza verso i consumatori. Un campione con ossitetraciclina oltre i limiti riportava in etichetta la dicitura “garantito senza antibiotici”. Una dichiarazione risultata falsa, che secondo il CVUA Karlsruhe configura non solo una violazione delle norme sui residui ma anche una pratica ingannevole.

Accanto a questi casi, altri tre campioni contenevano residui di antibiotici entro i limiti consentiti e sono stati quindi considerati conformi. Ma il dato complessivo resta significativo: circa il 6% dei campioni analizzati presentava tracce di farmaci, mentre oltre il 3% risultava fuori norma.

Il confronto con gli anni precedenti non mostra segnali di miglioramento. Secondo i ricercatori tedeschi non si osserva alcuna tendenza alla diminuzione dei residui, nonostante i controlli e le normative vigenti. Una situazione che conferma le criticità strutturali dell’acquacoltura intensiva nei Paesi esportatori, dove l’uso di antibiotici resta diffuso.