Ftalati tossici, la Francia chiede di allungare la lista a 40 sostanze

L’Anses propone di aggiungere ai 13 ftalati classificati in Europa come tossici per la riproduzione e interferenti endocrini, altre quaranta sostanze che hanno una struttura chimica simile per evitare sostituzioni “inadeguate” tra ftalati che potrebbero presentare gli stessi effetti nocivi

La Francia chiede all’Europa di aumentare il numero degli ftalati classificati come tossici. Oltre ai 13 attualmente vietati dai regolamenti europei, che li classificano come tossici per la riproduzione e interferenti endocrini, l’Anses propone di estendere questa classificazione a una quarantina di altri ftalati, che hanno una struttura chimica simile (a catena media). La proposta, basata su specifici lavori di valutazione tossicologica svolti dall’Anses, ha come obiettivo quello di evitare sostituzioni “inadeguate” tra ftalati che potrebbero presentare effetti simili. Ampliando l’elenco di quelli tossici, si previene che sostanze finora non regolamentate ma potenzialmente nocive possano sostituire altre già vietate o soggette a restrizioni. Il dossier scientifico è sottoposto a consultazione pubblica fino al 27 marzo 2026 sul sito dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche.

Cosa sono gli ftalati e dove si trovano?

Gli ftalati cosiddetti a catena media (ossia con una catena di atomi di carbonio composta da 4 a 6 atomi) sono sostanze utilizzate come plastificanti in numerosi articoli di uso quotidiano, dagli adesivi agli oli lubrificanti, dai detergenti ai cosmetici. Tredici di questi ftalati sono già vietati o soggetti a restrizioni a livello europeo. Sono classificati secondo il regolamento Clp (classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze) come tossici per la riproduzione. Di conseguenza, il loro utilizzo è limitato nei prodotti destinati al grande pubblico e tre di essi sono soggetti a restrizioni specifiche nei giocattoli e negli articoli per l’infanzia. Tra questi ftalati, quattro sono stati inoltre identificati come interferenti endocrini per la salute umana e due per l’ambiente nell’ambito del regolamento Reach.

Per arrivare a questa proposta, l’Autorità francese ha estrapolato gli effetti tossicologici noti di alcuni ftalati ad altri ftalati strutturalmente simili per i quali finora mancavano dati tossicologici. Per quanto riguarda la salute umana, si è basata su studi che dimostrano come gli ftalati interferiscano con lo sviluppo dell’apparato riproduttivo maschile attraverso un meccanismo da interferente endocrino. Questi effetti reprotossici ed endocrino-distruttivi negli animali sono ben noti alla comunità scientifica con il termine “sindrome da ftalati”; nell’uomo è stata ipotizzata un’equivalente condizione nota come “sindrome da disgenesia testicolare”.
L’Anses ha posposto anche che le miscele contenenti più ftalati possano essere classificate allo stesso modo, tenendo conto del fatto che la tossicità della miscela è la somma della tossicità delle singole sostanze, trattandosi di composti con meccanismi d’azione analoghi.

Dopo la consultazione pubblica il Comitato per la valutazione dei rischi dell’Echa elaborerà un parere sulla classificazione degli ftalati interessati, sulla base del quale la Commissione europea stilerà i testi normativi volti a modificare il regolamento Clp.