
Uno studio britannico rilanciato dal Guardian accusa i trattamenti antipulci per cani e gatti di contaminare fiumi e parchi, causando gravi danni a fauna acquatica, uccelli e insetti impollinatori, con possibili rischi anche per la salute
I trattamenti antipulci e antizecche usati comunemente su cani e gatti stanno contaminando fiumi, parchi e aree naturali protette, con effetti devastanti su insetti, uccelli e fauna acquatica. A lanciare l’allarme è un nuovo studio britannico rilanciato dal Guardian, secondo cui sostanze chimiche presenti nei prodotti veterinari – in particolare fipronil e imidacloprid – starebbero causando danni ambientali “potenzialmente irreversibili”.
L’analisi è stata condotta dall’ecologo Matt Shardlow per Wildlife and Countryside Link, organizzazione che riunisce associazioni ambientaliste del Regno Unito. E i risultati sono inquietanti: nei fiumi inglesi le concentrazioni medie delle due sostanze sarebbero sufficientemente elevate da ridurre la vita acquatica, mentre in un caso su cinque potrebbero provocare un calo del 30% delle popolazioni di uccelli legate agli ecosistemi contaminati.
Le sostanze finite nel mirino
Fipronil e imidacloprid non sono nomi nuovi. Si tratta infatti di pesticidi già fortemente limitati o vietati in agricoltura per i loro effetti sugli impollinatori, soprattutto le api. Tuttavia continuano a essere ampiamente utilizzati nei prodotti antiparassitari per animali domestici.
TRa i prodotti venduti in Italia l’imidacloprid è ancora presente in diversi collari antiparassitari molto diffusi, soprattutto nella linea Seresto e il fipronil invece è usato soprattutto nei trattamenti spot-on (pipette/gocce), come Frontline.
Secondo lo studio, proprio questi trattamenti rappresentano oggi una delle principali fonti di dispersione ambientale delle sostanze. I residui finiscono nelle acque reflue quando vengono lavati animali, coperte o cucce contaminate. Ma non solo: i cani trattati che nuotano nei corsi d’acqua, il pelo disperso all’esterno o il contatto con la vegetazione contribuiscono ulteriormente alla contaminazione.
Tra i casi citati nel rapporto c’è quello dei Broads, area naturale protetta nel Norfolk, dove tutti i principali fiumi risultano contaminati dalle sostanze antipulci. Qui Natural England ha espresso preoccupazione per un crollo del 90% delle popolazioni di libellule.
Non è il primo campanello d’allarme. Il Guardian ricorda che ricerche precedenti avevano trovato tracce di pesticidi antipulci nelle piume degli uccelli canori. Le sostanze sarebbero in grado di danneggiare il cervello dei piccoli e perfino uccidere gli embrioni. In altri casi, i pesticidi presenti nel pelo usato dagli uccelli per costruire i nidi avrebbero causato la morte dei pulcini.
“Più si approfondisce la questione, peggiore appare la situazione”, ha dichiarato Shardlow al quotidiano britannico. “La quantità di nuove informazioni allarmanti sull’entità dei danni provocati da queste sostanze è impressionante”.
Lo studio cita anche ricerche che collegano il fipronil e l’imidacloprid a punteggi cognitivi e adattivi più bassi nei bambini con autismo. Inoltre l’Environment Agency britannica avrebbe classificato l’imidacloprid tra le sostanze con il più alto rischio per la salute umana presenti nelle acque inglesi.
Il governo britannico valuta restrizioni
Il governo del Regno Unito ha avviato una consultazione pubblica di otto settimane per limitare la vendita libera di questi prodotti antiparassitari. Ma secondo gli ambientalisti non basta.
Shardlow chiede infatti una revisione completa delle autorizzazioni e sostiene che la “sola opzione sensata” sia sospendere o vietare i prodotti contenenti fipronil e imidacloprid.
Dal canto suo, la Veterinary Medicines Directorate britannica ha difeso il ruolo dei trattamenti nella protezione di animali e persone dai parassiti, pur ammettendo che le sostanze stanno entrando nei corsi d’acqua e potrebbero avere impatti ambientali più ampi.









