
Il giorno del confezionamento è indicato da un codice alfanumerico (una lettera e tre numeri) riportato in etichetta o sul tappo. E così scopriamo passate di tre anni fa o imbottigliate in pieno inverno. Il nostro test su 16 marchi nel numero in edicola
Una passata un po’ in là con gli anni? Una salsa imbottigliata a gennaio? E ancora: come riconoscere il periodo ideale dell’anno in cui viene raccolto il pomodoro e avviato alla trasformazione? Tutte informazioni che si possono ricevere decifrando un codice alfanumerico inserito all’interno del numero di lotto che serve a identificare appunto la produzione della passata.
Nel nuovo numero di giugno del Salvagente – in edicola e in formato digitale – abbiamo testato in laboratorio 16 marchi di passate di pomodoro e all’interno, nel lungo servizio di copertina, abbiamo dedicato anche un approfondimento all’etichettatura, al modo in cui viene raccolto il pomodoro (spesso ricorrendo al lavoro illeagale e allo sfruttamento dei caporali) e a quando è stata imbottigliata la passata che acquistiamo.
Data “segreta”
Il codice segreto è preceduto in genere dalla lettera “L” seguita di nuovo da un’altra lettera maiuscola – che indica l’anno di produzione – e da tre numeri che corrispondono a quelli della posizione del giorno nel calendario annuale in cui è avvenuto il confezionamento. Le lettere identificatrici dell’anno sono: “M” per il 2023, “G” 2024, “R” 2025 e infine “K” per il 2026. Per capirci: il codice “L R221” significa che la passata è stata confezionata il 9 agosto 2025. Tutto sommato un prodotto “fresco” a giudicare dal tempo che ha stazionato sugli scaffali del supermercato. Il periodo di elezione della raccolta e quindi dell’avvio alla lavorazione (in genere non passano più di 24 ore tra il campo e il trasferimento della materia prima nel sito di trasformazione) è tra metà luglio e settembre. Quindi date di confezionamento che ricadono in questo intervallo temporale sono quelle ideali della produzione di passata.
La quasi totalità del campione è stata confezionata nel 2025 e in tantissimi casi nel periodo da metà luglio e metà settembre. Non dimentichiamoci però che una passata ha un Termine minimo di conservazione (“Da consumare preferibilmente entro…”) molto lungo, anche fino a 3-4 anni. Nel nostro panel ad esempio abbiamo trovato un prodotto – la passata De Rica – confezionata addirittura il 3 settembre 2023 con scadenza al 31 dicembre 2026. Di sicuro il prodotto ha passato più tempo sullo scaffale che non il pomodoro in campo. Tuttavia a giudicare dai risultati ottenuti – Buono – questo periodo di “affinamento” in bottiglia non sembra aver inciso più di tanto.
Su alcune bottiglie abbiamo avuto dubbi o non siamo stati in grado decifrare la data e così abbiamo chiesto ai produttori. Come nel caso de La Molisana dove il codice alfanumerico “L5 239C”, va “sciolto” così: “L’anno è indicato dal 5 dopo la lettera L (2025, ndr), 239 corrisponde al giorno di produzione (27 agosto, ndr) e C la fascia oraria di imbottigliamento”. Un analogo dubbio lo abbiamo anche sulla passata Selex (“L1 C247”) ma l’azienda, nonostante la richiesta, non ce l’ha sciolto.
La passata si fa a gennaio?
Non mancano poi campioni con una data di confezionamento fuori dal periodo d’elezione della passata, ovvero in pieno inverno, tra dicembre e gennaio. La passata Mutti è confezionata il 28 gennaio 2026, La Completa Petti il 19 dicembre 2025 e la Valfrutta al vapore il 10 dicembre 2025. Anche in questo caso il giorno di imbottigliamento non ha inciso sul giudizio finale visto che in due casi – Petti e Valfrutta – si sono aggiudicati il pieno di voti.
Tuttavia come è possibile confezionare una passata mesi dopo il raccolto?
La normativa riserva “la denominazione di vendita ‘Passata di pomodoro’ al solo prodotto ottenuto direttamente da pomodoro fresco, sano e maturo”. Tuttavia è consentita una produzione fuori campagna se la materia prima trasformata è conservata in idonei contenitori asettici. Ci spiegano da Mutti alla quale abbiamo rivolto la domanda: come è possibile confezionare una passata in pieno inverno? “Trattandosi di produzione fuori campagna, il prodotto deriva da pomodoro raccolto durante la campagna estiva, lavorato entro 24 ore e poi conservato in fusti asettici. Questo viene poi utilizzato nei mesi successivi per il confezionamento del prodotto finito, garantendo continuità produttiva durante l’anno. Si tratta di una pratica standard nel settore che non incide sulla qualità del prodotto, che resta conforme agli standard Mutti”.
Un’analoga risposta ce l’aveva fornita Valfrutta nel 2023, dopo un nostro analogo test sulle passate, a seguito dell’osservazione di un lettore che aveva riscontrato una data di confezionamento “fuori stagione” sul lotto in questione e ci aveva scritto perplesso. Dall’azienda in quel caso precisarono: “È evidente che il pomodoro non si fa in inverno. Tutto il nostro pomodoro viene infatti conferito dai soci agricoltori italiani e trasformato negli stabilimenti produttivi esclusivamente nei giorni dedicati alla campagna di raccolta e lavorazione, quindi indicativamente tra la seconda metà di luglio e la prima metà di settembre. La maggior parte delle passate di pomodoro viene anche confezionata nella stessa giornata di consegna del prodotto fresco (entro le 24 ore), mentre una quota inferiore viene conservata nelle cisterne asettiche presenti nei nostri siti di produzione (che ne salvaguardano tutte le caratteristiche garantendo qualità, sicurezza e tracciabilità) per poi essere confezionata nel corso dell’anno, a seconda delle richieste del mercato”.
ACQUISTA QUI IL NUOVO NUMERO DEL SALVAGENTE CON I RISULTATI DEL TEST SU 16 PASSATE DI POMODORO









