
Nei supermercati britannici il sugarello cileno sta sostituendo lo sgombro atlantico, ormai minacciato dalla pesca eccessiva. Costa molto meno all’ingrosso, contiene circa la metà degli omega-3, ma viene venduto a prezzi quasi identici.
Quello che viene presentato sugli scaffali britannici come una nuova varietà di sgombro è, in realtà, un pesce completamente diverso. A rivelarlo è un’inchiesta del Financial Times, secondo cui numerose conserve vendute nel Regno Unito non contengono più il tradizionale sgombro atlantico, ma il sugarello cileno.
Il motivo ufficiale della sostituzione è ambientale: gli stock di sgombro dell’Atlantico nord-orientale sono crollati e la pesca non è più considerata sostenibile. Il nuovo pesce, però, presenta un valore nutrizionale inferiore, costa molto meno ai distributori e rischia di confondere i consumatori a causa del nome utilizzato sul mercato britannico: jack mackerel fin troppo simile al mackerel mche identidica lo sgombro.
Due pesci diversi
Nonostante la somiglianza dei nomi inglesi, sgombro e sugarello appartengono a famiglie zoologiche differenti.
Il vero sgombro appartiene ai generi Scomber o Rastrelliger e alla famiglia degli Scombridi. Il sugarello cileno appartiene invece al genere Trachurus e alla famiglia dei Carangidi.
In Italia il Trachurus è comunemente chiamato sugarello, una denominazione che rende evidente la distinzione. Nel Regno Unito, invece, l’espressione jack mackerel mantiene la parola “mackerel”, sgombro, e può quindi far pensare a una varietà dello stesso pesce.
Il produttore Princes, fornitore tra gli altri di Tesco e Sainsbury’s, ha sostituito lo scorso anno lo sgombro della propria linea con sugarello cileno certificato. Anche Lidl sta progressivamente introducendo il sostituto, mentre Waitrose ha smesso di acquistare sgombro fresco, refrigerato e congelato e sta esaurendo le scorte delle conserve.
La metà degli omega-3
La sostituzione non è neutrale dal punto di vista nutrizionale. Secondo le informazioni riportate sulle confezioni Princes esaminate dal Financial Times, il sugarello cileno contiene circa la metà degli omega-3 presenti nel vero sgombro e fornisce approssimativamente 100 calorie in meno ogni 100 grammi.
Una minore quantità di calorie non significa necessariamente che il prodotto sia peggiore. In questo caso, tuttavia, la differenza dipende soprattutto dalla minore presenza di grassi, compresi quelli polinsaturi per i quali lo sgombro è particolarmente apprezzato.
Gli acidi grassi omega-3, soprattutto Epa e Dha, sono infatti uno dei principali motivi per cui il pesce azzurro viene consigliato nell’ambito di una dieta equilibrata.
Cambiano anche gusto e consistenza. Alcuni consumatori britannici hanno segnalato una carne meno grassa, lische più grandi e un sapore più metallico rispetto a quello dello sgombro tradizionale.
Costa un terzo (ai supermercati)
Oltre alla sostenibilità, dietro la sostituzione c’è un evidente vantaggio economico. Secondo i dati di mercato citati dal quotidiano britannico, il sugarello cileno all’ingrosso costa circa un terzo dello sgombro atlantico.
Questa forte differenza, però, non viene trasferita interamente ai consumatori. Da Tesco, per esempio, una scatoletta di sugarello Princes costa 1,75 sterline, contro 1,95 sterline per il vero sgombro dello stesso marchio.
Il pesce sostitutivo, dunque, può costare al distributore circa il 66% in meno, mentre sullo scaffale viene proposto con uno sconto di appena 20 pence.
Princes sostiene di aver scelto il sugarello cileno certificato dal Marine Stewardship Council (Msc) dopo aver condotto test sul prodotto e sui consumatori. L’azienda afferma inoltre che la specie utilizzata è chiaramente indicata sulle confezioni.
Il problema non riguarda però soltanto le etichette. In alcuni punti vendita Lidl, osserva il Financial Times, le scatolette di jack mackerel sono collocate sotto cartelli che riportano semplicemente la parola “mackerel”, ossia sgombro.
Le regole cambiate dopo il lancio
La vicenda è resa ancora più controversa da una modifica delle norme britanniche. Fino al dicembre 2025, le specie appartenenti al genere Trachurus potevano essere vendute nel Regno Unito con denominazioni come horse mackerel, jack, scad o trevally, ma non come jack mackerel.
Poche settimane dopo il lancio del prodotto Princes, il dipartimento britannico per l’Ambiente, l’alimentazione e gli affari rurali ha modificato le regole, autorizzando anche questa denominazione.
Il governo ha precisato che il sugarello non può essere presentato come “sgombro dell’Atlantico”. Secondo i critici, però, permettere l’uso della parola mackerel rischia comunque di attenuare la distinzione tra due specie differenti.
Il passaggio al sugarello non interessa soltanto il Regno Unito. Nei Paesi Bassi catene come Albert Heijn e Jumbo hanno smesso di commercializzare il vero sgombro, mentre in Svezia Axfood ha cominciato a sostituirlo nelle conserve al pomodoro.
Gli stock sono crollati del 75%
All’origine della sostituzione c’è una crisi ambientale molto seria. Secondo il Consiglio internazionale per l’esplorazione del mare (Ices), nell’ultimo decennio gli stock di sgombro dell’Atlantico nord-orientale si sono ridotti di circa tre quarti.
Dal 2010 le catture sono state complessivamente superiori del 39% rispetto ai limiti indicati dagli scienziati. Per questo la pesca ha perso la certificazione Msc, richiesta dalle politiche di approvvigionamento di molte grandi catene. Il sugarello cileno, al contrario, dispone della certificazione.
Per il 2026 gli scienziati dell’Ices hanno raccomandato una riduzione delle catture di circa il 70%, fissando un limite massimo di 174.357 tonnellate. Regno Unito, Norvegia, Islanda e Isole Faroe hanno però concluso un accordo senza l’Unione europea, stabilendo un tetto provvisorio di 299.010 tonnellate: il 72% in più rispetto al parere scientifico.
La Commissione europea ha definito l’accordo insostenibile e ha attribuito una responsabilità particolare alla Russia per gli anni di pesca eccessiva che hanno contribuito a portare lo stock in condizioni critiche.
La “guerra dello sgombro”
La contesa internazionale sulle quote viene chiamata “guerra dello sgombro”. Coinvolge Unione europea, Regno Unito, Norvegia, Islanda, Groenlandia, Isole Faroe e Russia.
Il riscaldamento dei mari ha spinto i banchi di sgombro più a nord, aumentando la loro presenza nelle acque islandesi e faroesi. Islanda e Isole Faroe hanno quindi richiesto quote più elevate, mettendo in discussione i vecchi equilibri incentrati soprattutto su Norvegia e Unione europea.
La Brexit ha ulteriormente complicato la situazione, trasformando il Regno Unito in uno Stato costiero autonomo, intenzionato a negoziare una propria quota.
Il risultato è un paradosso: per continuare a proporre conserve con una certificazione ambientale, i supermercati britannici importano dal Cile un pesce diverso, meno ricco di omega-3 e molto più economico all’origine, ma lo collocano nella stessa categoria commerciale dello sgombro e lo vendono quasi allo stesso prezzo.








