
Il successo dei vitamin drink è evidente da tempo, ma queste bevande sono davvero salutari? I risultati del test svizzero condotto dalla rivista Saldo su 10 prodotti sono tutt’altro che entusiasmanti: una bottiglia da mezzo litro contiene fino a 22 grammi di zuccheri (pari a 5 zollette), e l’apporto di vitamine varia molto, rispetto a quanto dichiarato in etichetta: i produttori ne mettono troppe per paura che si perdano con luce e caldo
Sembra di bere semplicemente acqua, mentre si sta assumendo un mix di vitamine che dovrebbe aggiungere energia e benessere al nostro corpo. Il successo dei vitamin drink è evidente da tempo, ma più che salutari e dissetanti, queste bevande sono un pieno di zuccheri, accompagnati da un’immagine salutista. Oltretutto lo zucchero contenuto è spesso presente sotto forma di fruttosio. Bere mezzo litro di queste bevande significa, in alcuni casi, assumere in pochi minuti circa 20 grammi di zuccheri.
Troppo zucchero, sotto forma di fruttosio, che fa male al fegato
Il fruttosio contiene meno calorie dello zucchero da tavola e questo può consentire ai produttori di presentare il prodotto come relativamente poco calorico. Ma “meno calorie” non significa automaticamente “salutare”.
Nel test, il prodotto con meno zuccheri ne contiene 13 grammi per mezzo litro, mentre i più zuccherati arrivavano a 22 grammi (pari a circa cinque zollette di zucchero). Tra questi ci sono il prodotto del marchio Farmer, venduto da Landi e Coop Hydrate +, venduto da Coop elvetica. Le bevande a marchio Saskia, Focus Water e Vitamin Well, venduti da Lidl, Aldi e Migros contengono circa 20 grammi di zuccheri.
Il problema è anche legato alla facilità con cui gli zuccheri vengono assunti attraverso le bevande. Una bottiglia da mezzo litro può essere consumata rapidamente e, soprattutto quando il prodotto viene presentato come funzionale o salutistico, può essere più facile berne anche più di una nell’arco della giornata.
A destare particolare attenzione è il metabolismo del fruttosio. Lo zucchero può infatti favorire la produzione di grassi nel fegato. Lo studio citato da Saldo, condotto da ricercatori dell’Università di Zurigo su 94 giovani uomini sani, ha confrontato gli effetti del consumo quotidiano di bevande contenenti fruttosio, glucosio o saccarosio. Dopo sette settimane, fruttosio e saccarosio avevano aumentato maggiormente la produzione di grasso nel fegato, arrivando a livelli circa doppi rispetto al gruppo di controllo che non aveva consumato bevande zuccherate.
Un consumo elevato e abituale di zuccheri, soprattutto sotto forma di bevande, è quindi tutt’altro che irrilevante dal punto di vista metabolico.
E le vitamine? Le aziende ne mettono troppe per paura che si perdano
La domanda successiva è inevitabile: se la bevanda contiene vitamine, il gioco vale la candela? Non necessariamente. Secondo il test, le quantità di vitamine possono variare sensibilmente. Un motivo è la loro sensibilità alla luce e al calore: le vitamine presenti nella bottiglia possono degradarsi durante la conservazione. Di conseguenza, due bottiglie dello stesso prodotto, ma conservate in condizioni diverse, possono non contenere necessariamente la stessa quantità di vitamine.
I laboratori hanno analizzato in particolare le vitamine B6 e B12. In molti casi sono state rilevate quantità superiori a quelle dichiarate in etichetta. Una delle spiegazioni è che i produttori aggiungano una quantità maggiore di vitamine proprio per compensare le perdite che si verificano nel tempo.
In tre prodotti, tra cui alcune marche del distributore, il contenuto di vitamina B12 risultava di oltre il 50% superiore a quello dichiarato.
Questo non significa che le bevande siano pericolose per la presenza di queste quantità di vitamine. Le vitamine del gruppo B sono idrosolubili e l’organismo elimina generalmente attraverso le urine quelle che non utilizza. Ma resta da chiedersi quanto sia realmente necessario aggiungere vitamine a una bevanda destinata a persone che, nella maggior parte dei casi, non presentano carenze.
Un’immagine salutistica che può trarre in inganno
È proprio il messaggio commerciale uno degli aspetti più interessanti del test. Espressioni come “idrata”, “rinfresca”, “active” o riferimenti alla riduzione della stanchezza contribuiscono a costruire intorno alla bevanda un’immagine molto diversa da quella di una normale bibita zuccherata. Ma l’aggiunta di vitamine non trasforma automaticamente una bevanda zuccherata in un prodotto salutare. Anzi, il rischio è che il consumatore sottovaluti la quantità di zuccheri assunti proprio perché il prodotto viene percepito come funzionale o benefico.
C’è, infine, l’elemento del prezzo molto elevato di questi prodotti: il prezzo. Secondo Saldo, sette dei dieci prodotti analizzati costano più di 2 franchi al litro, quasi 2,5 euro, decisamente più costosi di una bottiglia di minerale.
Nessun uranio né TFA nel test
C’è però anche una buona notizia. Le analisi di laboratorio non hanno rilevato nei dieci prodotti la presenza di uranio né di acido trifluoroacetico (TFA), una sostanza appartenente al gruppo dei PFAS.
Si tratta di un risultato interessante perché, in precedenti analisi condotte in Svizzera sulle acque minerali, erano state riscontrate contaminazioni da TFA e, in alcuni casi, residui di uranio. Una possibile spiegazione è che alcune aziende sottopongano l’acqua utilizzata per le bevande a ulteriori trattamenti di purificazione prima di aggiungere zuccheri, vitamine, minerali e aromi.









