
L’Anses francese ha identificato due nuovi virus negli allevamenti di spigole. Colpiscono soprattutto gli avannotti e possono causare lesioni e mortalità, ma finora non esistono prove di un rischio per l’uomo.
Due nuovi virus che colpiscono la spigola, uno appartenente alla famiglia dei Flaviviridae e l’altro a quella degli Astroviridae, sono stati scoperti dai ricercatori dell’Anses, l’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria. La notizia, diffusa dall’ente il 25 agosto, nasce da un problema comparso in un allevamento: alcuni giovani esemplari presentavano pustole, lesioni cutanee e addome gonfio. La mortalità era contenuta, ma gli animali colpiti erano comunque diventati inadatti alla vendita.
La scoperta potrebbe inevitabilmente suscitare qualche preoccupazione tra i consumatori, anche perché le famiglie cui appartengono i due virus comprendono patogeni che possono colpire anche i mammiferi. Ma è importante non fare confusione: appartenere alla stessa famiglia virale non significa avere la stessa capacità di infettare l’uomo. Per i due nuovi virus della spigola, al momento, non è stata dimostrata alcuna trasmissione alle persone né attraverso il consumo del pesce né attraverso altre vie.
Tutto è partito da un allevamento
Il caso è stato studiato dall’Unità di virologia, immunologia ed ecotossicologia dei pesci del laboratorio Anses di Ploufragan-Plouzané-Niort.
Gli scienziati erano stati chiamati a indagare una malattia inspiegabile comparsa negli avannotti di spigola europea (Dicentrarchus labrax). Analizzando campioni provenienti dagli animali ammalati e utilizzando tecniche di sequenziamento genetico, hanno individuato due virus fino ad allora sconosciuti in questa specie.
Il primo è stato chiamato Dicentrarchus labrax pesti-like virus (DLPLV) ed è geneticamente riconducibile ai Flaviviridae. Il secondo, denominato Dicentrarchus labrax astro-like virus (DLALV), appartiene invece agli Astroviridae. Lo studio che ne descrive la caratterizzazione è stato pubblicato il 19 maggio 2026 sulla rivista scientifica Veterinary Research.
La scoperta di virus sconosciuti nei pesci, spiegano gli stessi ricercatori francesi, oggi non è particolarmente rara. Le moderne tecniche di metagenomica e sequenziamento di nuova generazione consentono infatti di trovare microrganismi che fino a pochi anni fa sarebbero probabilmente rimasti invisibili.
Come si trasmettono
Per capire quale ruolo avessero i virus nella malattia, gli scienziati hanno messo avannotti malati a contatto con animali sani.
Nel caso del DLALV sono comparse temporaneamente pustole anche in circa un quarto dei pesci separati dai malati da una barriera che lasciava passare solamente l’acqua. Il virus è stato trovato in questi animali e ciò suggerisce che possa trasmettersi attraverso l’ambiente acquatico.
Il DLPLV, al contrario, è stato rilevato negli esperimenti di coabitazione soltanto negli animali che avevano avuto un contatto diretto con i pesci portatori, facendo pensare che possa richiedere una maggiore vicinanza tra gli esemplari.
Quando il DLPLV è stato somministrato sperimentalmente agli avannotti tramite immersione, la mortalità è arrivata tra l’8 e il 16%. Ma gli esperimenti non hanno riprodotto pienamente i sintomi osservati nell’allevamento originario. Questo fa pensare che la malattia possa dipendere dall’interazione tra il virus e altri fattori sanitari o ambientali.
Gli stessi autori sottolineano dunque che è ancora presto per stabilire con precisione quanto questi virus possano essere pericolosi per gli allevamenti di spigole.
Sono pericolosi per chi mangia il pesce?
È la domanda più importante dal punto di vista dei consumatori. Al momento non ci sono prove che DLPLV e DLALV possano infettare l’uomo o provocare una malattia attraverso il consumo di pesce.
Lo studio dell’Anses è concentrato sulla salute dei pesci, non descrive casi di infezione umana e non attribuisce ai due nuovi virus un potenziale zoonotico. Inoltre, una recente revisione scientifica sulle zoonosi legate all’acquacoltura sottolinea come le infezioni virali trasmesse direttamente dai pesci allevati all’uomo risultino estremamente rare: nella letteratura esaminata non erano stati individuati casi umani confermati riconducibili ai principali virus propri dei pesci. I rischi zoonotici dell’acquacoltura riguardano molto più frequentemente batteri e parassiti.
C’è poi un particolare importante. I virus sono stati scoperti negli avannotti, quindi in pesci molto giovani presenti nell’incubatoio e non in spigole adulte arrivate sui banchi delle pescherie. Gli animali che presentavano le lesioni, inoltre, erano considerati non commercializzabili.
Il fatto che DLPLV appartenga ai Flaviviridae può impressionare perché nella stessa grande famiglia si trovano anche virus importanti per l’uomo. E gli Astroviridae comprendono virus responsabili di gastroenteriti nei mammiferi. Ma si tratta di raggruppamenti estremamente ampi: il nuovo DLPLV è un virus simile ai pestivirus, ma geneticamente molto lontano da quelli già noti, mentre negli ultimi anni numerosi astrovirus o virus simili agli astrovirus sono stati scoperti in pesci e altri organismi acquatici. La loro semplice parentela genetica con virus dei mammiferi non dimostra la capacità di superare la barriera di specie e infettare l’uomo.
Serviranno ulteriori studi per definire meglio la gamma degli ospiti e la patogenicità dei due virus. Ad oggi, però, il problema segnalato dall’Anses riguarda la salute animale e la biosicurezza degli allevamenti, non la sicurezza alimentare del consumatore.









