Vitamina D, grave intossicazione in un neonato: attenzione agli integratori comprati online

INTEGRATORI VITAMINA D NEONATI

Un neonato è stato gravemente intossicato in Germania dopo la somministrazione di un integratore di vitamina D per adulti acquistato online. I rischi del sovradosaggio e le dosi raccomandate

Un integratore di vitamina D ad alto dosaggio, destinato agli adulti e acquistato online, è stato somministrato per errore a un neonato provocando una grave intossicazione. Il caso, segnalato in Germania nel luglio 2026, riaccende l’attenzione sui rischi legati al fai-da-te con gli integratori e, soprattutto, sui pericoli di confondere prodotti destinati a fasce d’età diverse.

Non si tratta del primo episodio. Un caso analogo era stato segnalato all’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR) alla fine del 2021. Da qui l’invito rivolto a genitori e caregiver a prestare particolare attenzione alla scelta del prodotto e al dosaggio, soprattutto quando la vitamina D viene acquistata online.

Vitamina D ai neonati: perché viene raccomandata

La vitamina D è indispensabile per l’organismo: contribuisce alla regolazione del metabolismo del calcio e del fosfato, favorisce la mineralizzazione e la solidità delle ossa e partecipa al normale funzionamento del sistema immunitario.

I neonati sono tra le categorie maggiormente esposte al rischio di carenza. Il latte materno, infatti, contiene quantità relativamente basse di vitamina D. Inoltre, i bambini molto piccoli normalmente non sono esposti direttamente alla luce solare, perché i sistemi naturali di protezione della loro pelle non sono ancora completamente sviluppati.

Per prevenire il rachitismo, una malattia caratterizzata da un’alterata mineralizzazione delle ossa in crescita, in Germania viene quindi raccomandata la somministrazione quotidiana di vitamina D ai neonati.

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La dose indicata è di 400-500 unità internazionali (UI) al giorno, equivalenti a 10-12,5 microgrammi (µg) di vitamina D.

Il problema è il sovradosaggio

Se la vitamina D è necessaria, assumerne una quantità eccessiva può però diventare pericoloso. Un sovradosaggio può provocare ipervitaminosi D, una condizione che porta a un aumento anomalo della concentrazione di calcio nel sangue, la cosiddetta ipercalcemia.

Nei neonati l’intossicazione può manifestarsi con sintomi come:

  • difficoltà nell’alimentazione;
  • vomito;
  • sonnolenza;
  • debolezza muscolare;
  • perdita di peso;
  • mancata crescita;
  • stitichezza;
  • aumento della produzione di urina;
  • disidratazione;
  • alterazioni degli elettroliti, con aumento del calcio e del potassio e diminuzione del sodio.

Le conseguenze possono essere anche gravi. Se l’ipercalcemia si mantiene per un periodo prolungato, può provocare calcoli renali e calcificazione dei reni, fino a determinare un deterioramento potenzialmente irreversibile della funzionalità renale.

È proprio questo il punto centrale del nuovo caso tedesco. Il prodotto utilizzato non era un preparato specificamente destinato ai neonati, ma un integratore ad alto dosaggio pensato per gli adulti e acquistato online.

Il rischio è legato soprattutto alla concentrazione. Prodotti formulati per essere assunti con frequenza settimanale o mensile possono contenere quantità di vitamina D molto superiori a quelle previste per la somministrazione quotidiana a un neonato.

Un errore di questo tipo, quindi, può determinare una quantità di vitamina D enormemente superiore a quella raccomandata.

Particolare prudenza è necessaria con i preparati liquidi altamente concentrati. In questi casi un errore nella misurazione o nell’interpretazione delle istruzioni può portare rapidamente a un sovradosaggio.

Il rischio degli acquisti online

Il caso segnalato in Germania richiama anche l’attenzione sull’acquisto di integratori attraverso Internet. L’offerta online è molto ampia e può comprendere prodotti destinati a categorie differenti, con concentrazioni e modalità di assunzione molto diverse.

Prima di acquistare un prodotto per un neonato è quindi fondamentale controllare che sia specificamente indicato per i lattanti e per la prevenzione del rachitismo.

Non bisogna inoltre sostituire autonomamente il preparato prescritto o consigliato dal pediatra con un altro integratore apparentemente equivalente.

E quelli “ufficiali”?

Anche gli integratori venduti attraverso i canali ufficiali e specificamente pubblicizzati per bambini possono contenere quantità elevate di vitamine e minerali.

A metterlo in evidenza è stata un’indagine dell’associazione svizzera dei consumatori Konsumentenschutz, realizzata in collaborazione con la Scuola universitaria professionale di Berna. Su 20 integratori per bambini tra i più venduti nei supermercati e negli altri negozi, ben 15 sono risultati sovradosati, superando i valori di riferimento svizzeri per l’apporto di uno o più nutrienti. In due prodotti, Phytopharma Kids Vit Sirup e Arkoroyal Wachstum Junior, la maggior parte delle vitamine presenti risultava addirittura in eccesso.

Le quantità più elevate hanno riguardato soprattutto la vitamina C, con sovradosaggi rilevati in 10 prodotti, seguita da folato, biotina, vitamina B1 e niacina (5 prodotti) e dalla vitamina B6 (4 prodotti). Un eccesso di micronutrienti non è necessariamente innocuo: a seconda della sostanza e delle quantità assunte può provocare disturbi come mal di testa, nausea e affaticamento e, in caso di assunzioni elevate e prolungate, altri effetti indesiderati.

Un risultato che trova una conferma anche nelle analisi condotte dal Salvagente. Nel test pubblicato nel 2023 su 16 integratori multivitaminici per bambini, 10 prodotti avevano mostrato almeno uno scostamento oltre le tolleranze ammesse dalle linee guida del ministero della Salute. In tutti i casi le anomalie riguardavano vitamine del gruppo B.