Capsule del caffè, dal 12 agosto cambiano le regole di smaltimento

CAPSULE DEL CAFFÈ DIFFERENZIATA

Capsule del caffè, dal 12 agosto cambia tutto: quelle di plastica andranno nella raccolta della plastica anche con il caffè dentro.

Dal 12 agosto 2026 cambia una regola importante per milioni di consumatori: le capsule e le cialde monodose di caffè saranno considerate a tutti gli effetti imballaggi, anche quando, dopo l’uso, contengono ancora i residui della bevanda. Una modifica apparentemente tecnica che avrà una conseguenza molto concreta: le capsule in plastica potranno entrare nella raccolta differenziata degli imballaggi in plastica senza dover essere svuotate dei fondi di caffè.

È una delle conseguenze del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il PPWR (Regolamento Ue 2025/40), entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e applicabile, in via generale, dal 12 agosto 2026.

La norma modifica infatti la stessa definizione di imballaggio. Tra gli articoli ricompresi espressamente nella nuova categoria figurano sia le bustine e le cialde permeabili sia le unità monodose non permeabili utilizzate nelle macchine per preparare caffè, tè o altre bevande, quando sono utilizzate e smaltite insieme al prodotto contenuto.

La capsula di plastica va buttata con il caffè dentro?

È probabilmente questo l’aspetto più interessante per il consumatore. Finora le indicazioni sono state tutt’altro che uniformi: in molti territori, per poter differenziare una capsula di plastica, al cittadino veniva chiesto di aprirla, eliminare i fondi di caffè e conferire separatamente l’involucro.

Dal 12 agosto la logica cambia. COREPLA, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, ha già avviato una sperimentazione in circa 170 Comuni lombardi serviti da CEM Ambiente e Silea proprio in vista della nuova normativa. L’indicazione data ai cittadini è di conferire dopo l’utilizzo le capsule in plastica di caffè e bevande nella raccolta differenziata della plastica.

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Ma che cosa succede al caffè rimasto all’interno? Il punto decisivo è proprio nella nuova definizione europea: queste capsule diventano imballaggi benché siano destinate a essere smaltite insieme al prodotto. E CONAI, parlando dell’applicazione delle nuove regole alle capsule e alle cialde, lo ha chiarito ancora più esplicitamente: si tratta di imballaggi destinati a essere conferiti nella specifica raccolta insieme al prodotto, quindi pieni.

In altre parole, non sarà necessario mettersi sul lavandino ad aprire la capsula e raschiare via la polvere di caffè prima di buttarla.

Per una normale capsula in plastica, quindi, la destinazione sarà la raccolta degli imballaggi in plastica, con i residui di caffè rimasti al suo interno. Resta naturalmente necessario seguire le modalità organizzative stabilite dal servizio locale di raccolta, che in Italia è gestito dai Comuni o dai soggetti da essi incaricati.

E la polvere di caffè che fine farà?

La novità può sembrare paradossale. Il fondo di caffè è materiale organico, mentre la capsula entra nel circuito della plastica. Perché allora buttare insieme i due materiali?

E non c’è il rischio di una contaminazione dei flussi di riciclaggio e compostaggio? Ne è ben cosciente il legislatore comunitario e proprio per questo l’Unione europea ha deciso di far rientrare questi prodotti nella definizione di imballaggio: in questo modo produttori e sistemi di gestione dei rifiuti diventano responsabili anche della loro gestione a fine vita.

In sostanza, l’onere di separare il materiale riciclabile dal residuo di caffè si sposta dal consumatore alla filiera di selezione e trattamento. Non è più il cittadino che deve smontare e ripulire la capsula per renderla teoricamente riciclabile.

La sperimentazione avviata da COREPLA nel Nord Italia serve anche a preparare il sistema di raccolta e riciclo a questa nuova tipologia di imballaggio. Il Consorzio gestisce già il ritiro e l’avvio a riciclo degli imballaggi raccolti attraverso il servizio pubblico in oltre 7.500 Comuni italiani.

Compostabili, invece, nell’organico

Diverso il discorso per capsule e cialde certificate compostabili. CONAI precisa che quelle conformi alla norma EN 13432 sono destinate alla raccolta differenziata dei rifiuti organici. Anche in questo caso il principio è particolarmente semplice per il consumatore: capsula e contenuto possono essere conferiti insieme.

Dal 12 agosto 2026 CONAI introdurrà inoltre uno specifico Contributo ambientale per capsule e cialde in plastica biodegradabile e compostabile certificate EN 13432, proprio in conseguenza della loro nuova qualificazione come imballaggi.

Resta invece da verificare caso per caso la destinazione delle capsule in alluminio, per le quali i sistemi di raccolta possono essere differenti sul territorio e continuano a esistere anche circuiti dedicati predisposti dai produttori.

Il nostro test: istruzioni spesso poco chiare

È proprio sul corretto smaltimento che avevamo concentrato una parte del test pubblicato dal Salvagente nel maggio 2026, verificando la qualità delle informazioni presenti sulle confezioni delle capsule di caffè.

Il risultato non era stato incoraggiante. Al di là dei sistemi dedicati predisposti da aziende come Nespresso e Starbucks, molti marchi – compresi nomi conosciuti come Lavazza – si limitavano a invitare genericamente alla raccolta differenziata, senza spiegare concretamente al consumatore come procedere.

Il risultato era un piccolo rompicapo domestico: bisogna aprire la capsula? Separare il caffè? Sciacquarla? Dove va la plastica? In molti casi, di fronte alla difficoltà, la soluzione più semplice finiva inevitabilmente per essere l’indifferenziato.

La nuova classificazione europea può quindi rappresentare un cambiamento sostanziale: la capsula diventa un imballaggio anche quando contiene ancora il caffè, permettendo di organizzare la raccolta e il trattamento partendo dal modo in cui il prodotto viene realmente utilizzato dai consumatori.

La nuova etichetta europea? Dal 2028

Il 12 agosto 2026 è la data generale di applicazione del PPWR e quella dalla quale cambia anche la classificazione di capsule e cialde. Le nuove etichette armonizzate europee, basate su pittogrammi e destinate a indicare la composizione del materiale per facilitare la separazione dei rifiuti, diventeranno però obbligatorie solo  dal 12 agosto 2028 oppure 24 mesi dopo l’entrata in vigore dei relativi atti di esecuzione, se questa seconda data sarà successiva.

La Commissione europea spiega che il nuovo sistema dovrà rendere più semplice per i cittadini riconoscere in quale raccolta conferire ciascun imballaggio e dovrà essere coordinato con analoghe indicazioni sui contenitori dei rifiuti.