La crisi della plastica, il riciclo finisce in amministrazione giudiziaria

Il Tribunale di Milano mette sotto tutela Corepla per non aver controllato la filiera della gestione dei rifiuti affidato alla Synextra, alla quale i magistrati contestano il reato di traffico illecito di rifiuti

Il riciclo della plastica si è inceppato. Da un lato perché, come ha denunciato Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’Anci, Associazione nazionale dei comuni italiani, “costa di meno importare plastica dall’Asia” e quella differenziata dai cittadini resta ammassata dai depositi.

L’altra fonte di crisi è la bomba scoppiata a Milano due giorni fa: il Tribunale di Milano, per un anno ha posto sotto amministrazione giudiziaria Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, per agevolazione colposa a favore di una società consorziata, Synextra Spa, alla quale i magistrati contestano il reato penale di gestione illecita dei rifiuti.

Si tratta della prima applicazione in Italia dell’amministrazione giudiziaria prevista dall’articolo 34 del Codice antimafia fondata su delitti contro l’ambiente, dopo l’entrata in vigore del cosiddetto decreto “Terra dei fuochi”, che ha inserito questi reati tra quelli che possono giustificare l’adozione della misura.

Corepla non è indagata nel procedimento ma i responsabili del consorzio non avrebbero effettuato controlli effettivi e adeguati per impedire il rischio di una gestione illecita dei rifiuti. Nel provvedimento, firmato dal pm Paolo Storari su proposta della Dda, si legge che “Corepla non ha effettivamente controllato la filiera della gestione dei rifiuti, verificando la reale capacità imprenditoriale, l’organizzazione e l’operatività di Synextra Spa e più in generale dei Centri di Selezione e Stoccaggio”, omettendo di assumere “tempestive e adeguate iniziative” per neutralizzare o contenere il rischio di un’illecita gestione dei rifiuti”.

Diversa invece la posizione di Synextra. Al centro dell’inchiesta gli impianti di riciclo di Milano e Corsico. In quest’ultimo da quanto si apprende alla società si contestano stoccaggi incontrollati, miscelazioni di rifiuti urbani con rifiuti speciali e industriali, anche provenienti dall’estero, e alterazioni delle analisi qualitative e delle etichettature per qualificare come conformi materiali che non lo sarebbero stati. Il rapporto economico con Corepla, ha scritto ilfattoquotidiano.it, era rilevante: secondo il decreto, tra il 2020 e il 2025 Synextra ha fatturato al consorzio oltre 69,5 milioni di euro, una quota compresa tra il 54 e l’86 per cento dell’intero volume d’affari degli impianti interessati. Queste condotte illecite, secondo gli inquirenti, avrebbero riguardato almeno 240mila tonnellate di rifiuti tra il 2023 e il 2025, con un profitto stimato in 58,3 milioni di euro.

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Resta il nodo dei mancati controlli da parte di Corepla. “Fanno quello che vogliono”, “così nessuno ci capisce niente”, “l’importante è che la roba vada a riciclo”, sono alcune dalle intercettazioni raccolte dagli inquirenti.

Da parte sua il Consorzio in una nota specifica che “il professionista nominato dal Tribunale affiancherà nella gestione gli organi e il management del Consorzio senza sostituirsi ad essi. Corepla, pur ritenendo di aver svolto i propri compiti con il massimo rigore e nel pieno rispetto delle norme del settore, mettendo a disposizione competenze, professionalità e risorse per garantire l’efficienza e la trasparenza della filiera, assicura piena collaborazione alle Autorità e garantisce, al contempo, la regolare e continua operatività, nonostante la gestione della raccolta differenziata degli imballaggi in plastica stia notoriamente attraversando una congiuntura particolarmente complessa”.