Glifosato & Co. ecco le prove dell’effetto cocktail sulla salute

GLIFOSATO LEUCEMIA

Lo studio Sprint finanziato dalla Ue mostra per la prima volta come l’esposizione a una miscela di glifosato, tebuconazolo e acetamiprid, aumenti le conseguenze tossiche. Intervista allo scienziato Daniele Mandrioli

L’effetto cocktail, l’azione combinata di diversi pesticidi – anche in piccole concentrazioni e a dosi considerate sicure – sulla salute umana, esiste nonostante per anni l’industria dei fitofarmaci lo abbia negato e le autorità del settore l’abbiano sottovalutato, forse anche perché mancavano studi specifici.
Ora a dimostrare che, ad esempio, l’effetto del glifosato si aggiunge a quelli di altre molecole contenute in una miscela di pesticidi è la pubblicazione sulla rivista Environment International degli ultimi risultati dello studio Sprint finanziato dall’Unione europea per valutare proprio l’impatto dei fitofarmaci sui lavoratori e sui cittadini. “I nostri risultati mostrano come l’esposizione a più pesticidi faccia aumentare gli effetti tossici”, spiega al Salvagente il dottor Daniele Mandrioli, leader e principal investigator degli studi tossicologici del progetto europeo Sprint, fino al dicembre 2025 direttore del Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna – prima di essere licenziato dalla cooperativa che gestisce l’ente – lo stesso scienziato che ha coordinato il Global Glyphosate Study fino a provare un legame tra il glifosato e l’aumento di tumori nei ratti. Da poco è stato inserito tra i Top italian scientists in scienze biomediche

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Al progetto Sprint hanno partecipato come partner 28 centri di ricerca europei, universitari e non solo, compresa la Fao, l’Organizzazione delle nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura. L’obiettivo degli studi epidemiologici e tossicologici del progetto Sprint, partiti nel 2019 e conclusi nel 2025, era quello di individuare i principali pesticidi ai quali sono esposti sia i cittadini che i lavoratori agricoli per poi studiarne gli effetti sulla salute e sull’ambiente.
Nello specifico quest’ultimo studio ha riguardato gli effetti tossici subcronici osservati in vivo sui ratti, dall’età prenatale fino a 17 settimane di vita, ai quali sono stati somministrati, a dosi considerate sicure per l’uomo, tre pesticidi ampiamente utilizzati – glifosato, tebuconazolo e acetamiprid – e una loro miscela per valutare il cosiddetto effetto cocktail.
Dottor Mandrioli, il vostro studio dimostra per la prima volta su animali da laboratorio – umano equivalenti l’esistenza dell’effetto cocktail. Questo cosa significa?
Per anni l’industria ha spesso affermato che non esisteva l’effetto additivo nell’uso combinato di diversi principi attivi, sostenendo l’esistenza del cosiddetto effetto antagonista ovvero che nell’uso di una miscela di fitofarmaci una molecola “annullasse” gli effetti di un’altra. Nel nostro studio non sono stati osservati effetti antagonisti (la somma zero degli effetti tossici sulla salute, ndr), né sinergici (quando l’uso di diverse molecole moltiplica gli effetti indesiderati, ndr), ma invece additivi, ovvero che l’effetto combinato delle tre sostanze è pari alla somma dei loro singoli effetti sull’organismo.

Questo a livello istituzionale potrebbe incidere sulle modalità con le quali viene chiesta l’autorizzazione all’uso di un pesticida?
Tutti i risultati sono stati consegnati alla Commissione Europea, che ha finanziato il progetto, e sono pubblicamente accessibili. I risultati dello studio confermano gli effetti additivi e l’appropriatezza del modello “component-based” (basato sul cosiddetto effetto cocktail, ndr) nelle valutazioni tossicologiche delle mixture di pesticidi.
Entriamo nel dettaglio dello studio. Come lo avete organizzato?
La prima parte dello studio è servita a identificare a quali pesticidi sono più esposti i lavoratori e i cittadini europei, analizzando oltre 200 pesticidi. Si sono poi selezionate le prime dieci sostanze di maggior preoccupazione delle quali sono stati analizzati gli effetti citotossici e genotossici in vitro. E le tre sostanze che destavano maggiori preoccupazioni e mostravano gli effetti peggiori in vitro, glifosato, tebuconazolo e acetamiprid, sono state poi studiate anche in vivo sui ratti.
In cosa è consistito lo studio in vivo sui ratti?
Abbiamo suddiviso i ratti in 13 gruppi, composti ognuno da 12 animali, per un totale di 312 ratti-umano equivalenti. La somministrazione è cominciata dal 6° giorno di gestazione e terminata a 13 settimane dopo lo svezzamento. A 9 gruppi è stato somministrato attraverso l’acqua un singolo pesticida, rispettivamente glifosato, tebuconazolo e acetamiprid, a tre differenti dosi sempre considerate sicure per l’uomo: una pari a pari all’Adi (la dose giornaliera accettabile, ndr), una pari a 10 volte l’Adi e la terza aumentata di 100 volte, cioè la Noael, che è una dose alla quale, in teoria, non si dovrebbero osservare effetti avversi negli animali.
Parliamo comunque di dosi basse attualmente considerate “sicure”. Altri tre gruppi invece sono stati esposti sempre attraverso l’acqua a una miscela composta dai tre pesticidi sempre a tre differenti dosi. Infine l’ultimo è stato il gruppo di controllo al quale è stata somministrata solo acqua. Sono state quindi effettuate analisi cliniche, del sangue ed esami istologici dei tessuti degli animali per capire le conseguenze dell’esposizione sul loro organismo.
Quali conseguenze negative l’esposizione ai pesticidi ha provocato nei ratti?
In generale il risultato più eclatante è stato l’aumento delle transaminasi, segnale di un danno a livello epatico. Abbiamo riscontrato poi alterazioni all’apparato genitale maschile ed effetti cardiovascolari soprattutto nei gruppi esposti a glifosato e acetamiprid, mentre nei ratti ai quali è stato somministrato tebuconazolo è emersa anche una più spiccata mortalità infantile e comunque una riduzione del numero delle cucciolate.
Negli studi in vitro avete valutato anche gli effetti cito e genotossici, i risultati cosa mostrano?
L’esistenza di effetti citossici o genotossici nella maggior parte dei pesticidi e delle miscele studiate. In particolare, glifosato, acetamiprid e tebuconazolo, ovvero gli stessi pesticidi che hanno mostrato effetti anche a dosi “sicure” testate in vivo, hanno mostrato effetti genotossici anche alle dosi più basse testate in vitro.

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